Elliott Peck: “Further From The Storm” (2018) – di Maurizio Garatti

Elliott Peck è uno degli astri emergenti della West Coast, una delle voci migliori e sicuramente più ricercate del pur rigoglioso mondo della Bay Area. Cresciuta in una fattoria nelle campagne del Michigan, Elliott ha iniziato ad assorbire musica grazie ai numerosi viaggi nella “Windy City”, fatti dalla famiglia: amanti della buona musica, i genitori frequentano i Festival e i Concerti di Chicago e, la figlia prima apprezza e poi si innamora del Blues di Chicago. I Concerti sono quelli classici, da Ray Charles a Koko Taylor e la “musica del diavolo” si insinua nell’anima della ragazza. Una volta conseguita la laurea, si stabilisce proprio a Chicago, e la sua “prima musica”, le prime esperienze che le permettono di esplorare la propria voce sono appunto in questo ambito, ma la sua strada è un’altra e porta direttamente a San Francisco. Il suono Country di Bakersfield le offre un mondo con colori cosi vivi ai quali è impossibile resistere: tuffandosi a capofitto nelle vecchie registrazioni di Merle Haggard e Buck Owens, Elliott assorbe il suono della Baia e lo fa suo. A trarne beneficio è sicuramente Graham Lesh (figlio di Phil, bassista dei Grateful Dead), a fianco del quale scrive brani di altissima qualità, per una Band che vede entrambi sugli scudi: sono i Midnight North, che pubblicano tre album di una bellezza sconvolgente. Tutto ciò li porta a girare per tutti gli States e ne fa la House Band del celeberrimo Terrapin Crossroads, con il Washington Post che definisce il loro suono “esuberante e vibrante”. La voce di Elliott è Rock, è Blues, e porta con se il retaggio del vecchio amore, rendendola perfetta per il suono CountryBlues della Band. La sua fama cresce, inizia a essere sempre più presente sulla scena che conta: presta le proprie armonie vocali a Phil Lesh e Bob Weir, a Jackie Greene e Reid Genauer, mentre con i Midnight North suona al fianco di Bonnie Raitt e The Mother Hips. E’ a questo punto che, incoraggiata da Joe Poletto, fondatore della Blue Rose, inizia a pensare a un disco tutto suo: “Ho scritto canzoni per molto tempo e sono stata fortunata negli ultimi anni ad esibirmi con così tanti grandi musicisti, dice Elliot, ma volevo provare qualcosa di diverso con questo album. Volevo concentrarmi sulla scrittura per me stessa, per vedere se potevo creare qualcosa da poter orgogliosamente chiamare mio”. Il frutto di questo lavoro è “Further From The Storm”, un debutto folgorante come non se ne vedevano da tempo. Registrato a Oakland con il produttore Karl Derfler (Tom Waits, Dave Matthews), il disco è un percorso affascinante che Elliott costruisce Intrecciando i fili più disparati delle radici americane in un insieme accattivante, nel quale emerge lo splendido lavoro di songwriting, unito a quello della Band. Classic Country, sprazzi di Blues, R & B e Jazz presentati in modo così elegante e vivo da far affiorare tutte le emozioni possibili. Per dare modo a Elliot di esprimersi al meglio, Derfler ha riunito una schiera di musicisti da tutto il mondo: il bassista David Hayes (Van Morrison, Sheryl Crow), il chitarrista James DePrato (Chuck Prophet, Country Joe McDonald), il batterista Kevin Hayes (Robert Cray, Old Crow Medicine Show), il chitarrista Dan Lebowitz (Jack Johnson, Donavon Frankenreiter), il tastierista Patrick Warren (Joan Baez, Bob Dylan) e l’organista Jason Crosby (Eric Clapton, Robert Randolph). “In passato, avevo sempre registrato con una Band con la quale avevo suonato dal vivo. specifica Elliott: Per questo album ho sviluppato con i musicisti in studio le mie idee. È stata sicuramente una sfida e mi ha davvero impegnata come artista, ma si è rivelata una delle esperienze più gratificanti che abbia mai avuto”. L’album si apre con River’s Path, bellissimo brano dall’andamento tipicamente country, con la voce di Elliott che appare da subito in grande spolvero, e il suono della chitarra che si fa languido e armonioso. Poi arriva Silver & Gold, una delle perle del disco: sostenuta da una ritmica che trae forza anche dal pianoforte, la canzone è un gioiello di architettura sonora. La melodia entra subito, e la voce di Elliott fa il resto: uno dei pezzi migliori di questo notevole 2018. La dolente One of These Days è pura poesia, con il gioco delle voci che si rincorrono in un refrain davvero azzeccato. I quattro minuti di Highway Song iniziano folk, per poi prendere vigore e avventurarsi in strade più rock che country, con le voci ancora in splendida evidenza: da rimarcare il fatto che i cori rivestono un ruolo fondamentale nella riuscita del disco. Out Sailing è un tenero gioco di pianoforte e voce, con la melodia accennata anche da un delicato suono di archi. Molto più rock la seguente God for you I guess, che si discosta in modo mirabile da quanto ascoltato sinora: grande voce, splendido lavoro di chitarra e altro brano che merita una menzione speciale. Leave me by the Sea è meravigliosamente malinconica e pulsa di vita propria, brillando come un faro avvolto nella nebbia, mentre Hard Lines è quasi un inno al genere di musica tipicamente country al quale siamo così affezionati: voci, chitarre, melodia e quant’altro per una canzone da ascoltare ad occhi chiusi, immaginando gli spazi della West Coast. I Lost It porta con se un po’ di quel blues a cui Elliott è affezionata, seppur riveduto e corretto dalla visione Californiana, e Another Life Ago è un valzer lento che mette i brividi, in grado di evidenziare ancora una volta la splendida voce della protagonista e la sua capacità di creare grandi melodie. In chiusura ecco i tre minuti scarsi di Give it Away, a ribadire un concetto chiaro sin dalle prime note: grande disco! Uno dei debutti migliori degli ultimi anni.

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