Ellen River: “Lost Souls” (2018) – di Marco Valerio Sciarra

Anche tra le luci soffuse della stanza in semioscurità possono proiettarsi delle ombre. Alcune ombre sono dotate di vita personale. Ce n’è una che sta seduta al bancone di un bar a sorseggiare il suo whisky e a rimuginare sulle proprie disavventure… qualcuno direbbe a tracannare e a vaneggiare in solitudine in maniera imbarazzante. Se per caso ci fosse un orecchio umano sensibile che avesse voglia di ricomporre l’insensatezza di quelle parole ne uscirebbero fuori delle vere e proprie storie. Le storie delle ombre. Sommovimenti interiori di dolori inconsolabili, sconfitte brucianti, di sogni impossibili da realizzare. Di amori complicati e ricordi che sembrano appartenere a qualcuno altro o a nessuno. Le storie dell’ombra. Le storie delle anime perse (“Lost Souls”). Ha una voce quest’ombra, la voce di Ellen River, alter ego di Elena Ortalli e “Lost Souls”, appunto, è il suo secondo album. Una voce che vagando nelle profondità dell’essere riesce a dare sollievo curativo alle ferite dell’ombra e a lenire i malesseri dell’anima dolente. Ad aprire l’album, infatti, è Walking By The River, un lamento medicamentoso come un balsamo. Non senza rabbia da scaraventare, perché quando c’è sofferenza s’accumulano strati di rancore da tirare fuori come fa in An Ocean Away, brano grintoso, graffiato, sostenuto da ritmi serrati tra basso elettrico e batteria in perfetta sintonia. Questo Rock è molto Blues. Le lacrime dell’anima vogliono uscire come un fiume in piena e danno vita a Lost Soulsil brano che battezza l’album. Ellen River si trova perfettamente a suo agio tra le anime perse, riesce a coglierne il lato più fragile e vulnerabile, a consolarle con la sua voce ed i suoi testi. Affiancata da una band di assoluta eccellenza che ha saputo comprendere in ogni aspetto le sue esigenze. A curare gli arrangiamenti insieme a lei c’è il grandissimo Rigo (Antonio Righetti) insieme al suo fido basso elettrico. Con lui, inevitabilmente, Mel Previte e Robby Pellati, rispettivamente alla chitarra elettrica e alla batteria, a donare un notevole contributo sulla gradevolezza delle composizioni. L’ascoltatore appassionato sente carezze per la propria ombra sintonizzandosi con Seahorses o con Someone Else’s Memories. Si può scivolare in fondo, totalmente in fondo perché l’amore non va da nessuna parte (Love Won’t Go Anywhere), ma con la consapevolezza o la speranza che dopo la sbornia, la disperazione e la tristezza, ricomincia (o può ricominciare) un’altra vita. Starting All Over Again.

Foto Gabriella Ascari © tutti i diritti riservati 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *