Elevators To The Grateful Sky – “Nude” (2019) di Ignazio Gulotta

Terzo album in cinque anni per i palermitani Elevators To The Grateful Sky, band psych stoner formata da Sandro Di Girolamo, voce e percussioni oltre che autore dell’artwork di “Nude” (2019) e degli altri album (“Cloud Eye” del 2013 e “Cape Yawn” del 2016), Giorgio Trombino, chitarre, fiati, tastiere, Giuseppe Ferrara, chitarra, Giulio Scavuzzo, batteria. Nomi che ritroviamo anche in altri progetti in ambito metal come Sergeant Hamster, Haemophagus, Undead Creep, oppure, come nel caso di Giorgio Trombino, in eclettiche declinazioni, dalla psichedelia westcostiana dei Sixcircles al pop psichedelico di Furious Georgie, al funk degli Smiggler Brothers. Del resto anche gli Elevators To The Grateful Sky nei loro tre lavori hanno spaziato su diversi generi: metal, grunge, garage, stoner, psichedelia… dimostrando di non volersi fossilizzare, ma di sperimentare ogni volta dimensioni musicali diverse. Anche “Nude” non fa eccezione, anche se il riferimento più frequente che salta subito in mente è quello al rock di Seattle: è da quell’ambiente che sembrano uscire tracce come Beggars Can Be Choosers o In Your Hands, debitrici del sound di band come Alice In Chain o Soundgarden. Altre volte le tracce, come nel caso della suggestiva Flowerain, partono con cupe atosfere doom, per poi sfociare nuovamente nel grunge… oppure optano per i riff potenti e martellanti e il canto cavernoso nella title track o per i riff acidi e taglienti della tiratissima Drowned Daggers. Stoner e psichedelia caratterizzano Addaura, traccia di apertura. Una cupezza nu metal dà l’impronta all’inquietante Insects in Amber, accompagnando le immagini torbide e minacciose evocate dal testo – «Wolves through bloody woods, ravenous Howling to the wine, solemn tunes» – e c’è spazio anche per il breve strumentale posto a metà del disco, Night’s Out, che disegna melodie sognanti e fuori del tempo, grazie a un suggestivo fingerpicking della chitarra acustica e alle note evocative della chitarra elettrica. Cito per ultima Song for July, la canzone a cui vanno le mie preferenze, grazie a una linea melodica convincente che ti cattura immediatamente e a un canto molto ispirato ed evocativo che si intona perfettamente a un testo dove immagini da scenari notturni e horror (cimiteri, corvi, ombre) fanno da sfondo a una sofferta storia d’amore («And I show you my past time / come on down and lick my wounds»). L’album dimostra l’alto livello dei musicisti coinvolti, sia come scrittura che come esecuzione e come, pur facendo riferimento e traendo ispirazione da modelli come il grunge e lo stoner, sappiano rileggerli in modo personale e creativo. Il disco esce per la label greca Sound-Effect Records in vinile e digitale.

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