Elettro e Glezos: “Punk Alla Carbonara” (Rhinestone Jubilee Edition 2013) – di Govind Singh Khurana

La memoria storica del punk in Italia in un libro, arrivato alla terza, edizione, a cura di Elettro e Glezos, due persone che fin da subito ne hanno incarnato lo spirito, tra fanzine, musica, moda, giornalismo e non solo e, trovare delle definizioni per la loro creatività sarebbe sempre riduttivo. In “Punk Alla Carbonara” sono raccolte fanzine dell’epoca, articoli di giornale, discografie e bibliografie, sales sheets di case discografiche, e la precisione nel documentare la storia è bilanciata da un’ironia di fondo che emerge nel gioco di contrasti, nei cut-up e nelle contrapposizioni dove, come in un documentario, gli interventi degli autori funzionano da raccordo, mentre la narrazione, avviene proprio grazie ai documenti originali e a ogni scena locale è dedicata una sezione. Cos’era o cosa è stato il punk in Italia? Su questo Elettro e Glezos sono categorici nello storicizzare il fenomeno e delimitarne la fine con il 1981, lasciando fuori tutto ciò che confluirà poi nella scena punk-hardcore. I Sex Pistols come una scintilla che innesca un fuoco sotterraneo ma l’effetto è differente da quello dell’Inghilterra, dove diviene subito una cultura giovanile diffusa e condivisa, capace di scalare le classifiche. La situazione italiana era differente, e se in Inghilterra il punk mirava a sconvolgere la morale comune, in Italia ha creato invece un cortocircuito, in quello che era un paese in cui la vita pubblica era dominata ancora da visioni ideologiche… dagli anni di piombo, dall’eroina, in cui il punk non rientrava in nessuno degli schemi preesistenti e, per questo, visto come alieno o nemico sia da sinistra sia da destra o, semplicemente, dalla DC o dal PCI del tempo. Era insomma, per citare il titolo, un “Punk Alla Carbonara”, perché nasceva in una situazione in cui la comunicazione era difficoltosa, dal procurarsi i dischi all’abbigliamento e il DIY diventa la soluzione sia per il look e sia per la condivisione di informazioni, con le prime fanzine, le prime band italiane ed i primi concerti. Il libro è proposto in una confezione davvero particolare, in una borsetta di plastica con spilla da balia, patch e nastro tricolore; un omaggio a Vivienne Westwood e Malcolm McLaren, all’estetica e alla loro visione della moda, che gli autori considerano di importanza pari alla musica. Una delle cose più divertenti di quest’opera è vedere i giudizi dei media ufficiali, dai quotidiani alle riviste musicali, alle prese con un fenomeno che non riescono a comprendere e i tentativi per catalogarlo sono davvero goffi, come i tentativi delle etichette discografiche del tempo di spacciare per punk qualsiasi novità vagamente rock proveniente dall’estero. Completa il lavoro una discografia di tutte le uscite ufficiali dell’epoca (gli originali, va da sé, ormai solo a cifre da collezionisti) ed una bibliografia e fanzinografia. Un viaggio che scorre tra flyer di impatto, racconti che hanno dell’epico (perché ogni cosa richiedeva sforzo ed inventiva), difficilmente riproponibili in un’epoca come la nostra, in cui basta un click su Discogs, o ancora meno, su Youtube, per arrivare a una musica, un suono. Un mondo e in cui molti pensano che basti questo per avere vissuto un’esperienza. Rimangono impresse le foto dei primi gruppi, gli sguardi di quei ragazzi o ancora le immagini tratte da settimanali di una Anna Oxa punk solo per via del look, e gli articoli scandalistici dal titolo “Quelli che portano la ragazza al guinzaglio” e, magari, può essere stato un articolo di questo genere o un servizio al TG a spingere i miei nonni (dall’indole conservatrice e spaventati da tutto) a portarmi, in un pomeriggio dei primissimi anni 80 (quando avevo cinque o sei anni) in via Torino, a vedere i punk… un gesto audace che non so ancora spiegarmi ma che su di me ha lasciato il segno.

“Punk Alla Carbonara” a cura di Elettro e Glezos
(Rhinestone Jubilee Edition 2013)  – Avec Les Punks by El Passerotto
(terza edizione – 284 pagine).

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