Edoardo Bennato: “Sono Solo Canzonette” (1980) – di Claudio Trezzani

Si sa, le nostre passioni musicali a partire dall’infanzia sono influenzate dai gusti dei propri genitori… ed è proprio grazie a loro che da bambino ho consumato sul piatto giradischi parecchia musica di qualità (sono stato fortunato lo so) fra i quali questo “Sono Solo Caznonette” di Edoardo Bennato… la conferma la ho ancora oggi, osservando i graffi sul vinile e la sua copertina sfaldata. Il disco è un gioiello della musica cantautoriale italiana, da parte di un artista poliedrico e talentuoso, un bluesman menestrello che nella sua carriera di alti e bassi qui raggiunge secondo me il suo massimo di espressione e capacità narrativa. Possiamo senza dubbio catalogare l’album come un concept, basato sulla celeberrima storia di Peter Pan  e dei bimbi smarriti, usciti dalla geniale penna di James Barrie. Una storia che ovviamente non ha bisogno di ulteriori spiegazioni… chi non conosce le avventure sull’Isola che Non c’è? Chi non si è immedesimato almeno una volta nei suoi sogni di bambino in Wendy o in Peter? Ecco, Bennato in queste sei tracce (più due che differiscono) cerca di darne una personale visione in parole e musica. Va dato assolutamente merito al cantautore napoletano di non aver creato pensando alle classifiche o ai gusti “italiani” dell’epoca… basta ascoltare l’introduttiva Ma Che Sarà che ha nello splendido giro di basso e nell’assolo di sax il suo pezzo forte: musicisti di talento al servizio di pezzi rock blues anche entusiasmanti in alcuni passaggi. Unico pezzo che si discosta da tutti gli altri è Tutti Insieme Lo Denunciam che addirittura sconfina nell’opera lirica per raccontare la visione dell’avventura di Barrie dal lato dei genitori di Wendy. La prima e l’ultima traccia sono le uniche due che non hanno preso ispirazione dalla storia e sono una sorta di cappello introduttivo e congedo del concept, ma sono pervase come tutto il lavoro da un’ironia che piace… una specie di caricatura benevola (o quasi) dell’Italia della fine degli anni 70. Basti pensare alla famosissima Il Rock del Capitan Uncino, un entusiasmante blues-rock urlato che ha come protagonista il “cattivo” della favola, un capo di quelli che si prende i meriti dei successi e si lamenta sempre di essere l’unico a sacrificarsi… un brano immediato e divertente che quasi tutte le band liceali del nostro paese hanno suonato almeno una volta alla festa del paese di quegli anni. Tutti i brani sono degni di nota e vanno ascoltati attentamente… ma quello che lascia più il segno sia per la musica (una splendida ballata acustica) che per le parole è L’Isola Che Non C’è, un pezzo che di sicuro è ancora uno dei più suonati nelle playlist di chi ama la musica rock italiana. Il testo è una celebrazione dei sogni, delle speranze che poi, una volta adulti, ognuno tende a dimenticare e a mettere da parte.. una sorta di riassunto del pensiero di James Barrie. La sempiterna diatriba fra chi abbandona i propri sogni per la “ragione” e chi continua a sognare un mondo dove “non ci sono santi nè eroi”. Consiglio per chi è amante della musica di qualità (amanti del rock e del blues), dei cantautori e ancora non lo conoscesse, di procurarselo. Io che ho sognato parecchio al suono dei solchi di questo vinile ancora oggi non mi sono deciso di passare dalla parte della “ragione” e spero di trovare la seconda stella a destra per poter andare dritto fino al mattino ma, si sa, i Peter Pan sono fuori moda un po’ come la musica di qualità… o no? Buon ascolto.

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