Editoriale – La nouvelle “Bataille D’Alger” – di Ginevra Gico

Dapprima a Parigi, spari ciechi su una folla di innocenti, poi in Nigeria, rivendicato da boko haram, da ultimo la strage in Mali. La catena dell’orrore non sembra arrestarsi, si evolve da quando è cominciata… ormai da anni; e continua a seminare morte e terrore senza ragione apparente se non uccidere in nome di un Dio che dovrebbe compiacersi del sangue versato, delle vite perse.
L’Europa si scopre sgomenta davanti a tanta cieca crudeltà e si divide: azioni militari subito e senza tregua, impietose come lo sono stati i terroristi, Parigi val bene una messa;
dall’altro lato l’Occidente della cultura, della civiltà della pace conquistata dolorosamente, che si interroga e sostiene con forza la via del dialogo… ora più che mai è necessario parlare.
Si, reagire con forza a sangue caldo sembrerebbe la via più facile e diretta per mostrare da subito la faccia dura, i muscoli di un continente che non si è mai intorpidito di pace e che per mantenerla in casa propria non teme affatto lo scontro diretto. “Nessuno viene a uccidere in casa nostra e se lo fa deve pagare il doppio fio”.
L’Altra Europa ascolta e tace, scuote la testa e avvisa ora come non mai la violenza non ci riporterà la pace, adesso bisogna parlare, se ci crediamo davvero, confrontarsi e discutere sino allo stremo, ma senza versare una sola goccia di sangue.”. Ragionato così il parlare sembrerebbe la via migliore, quella che facendo conoscere il nemico arrabbiato della civiltà occidentale ci consentirebbe di capirlo meglio, di comprendere se non di condividere le sue ragioni; noi in fondo siamo quelli che raccolgono i profughi in mare e a quelli che non si riesce a salvare cerchiamo di dare degna sepoltura, quelli che cercano di distribuire questi poveretti, malgrado le resistenze, su tutti i paesi europei. Parlare allora, va bene… ma con chi? Chi sono i responsabili di tanto orrore?
Dalle indagini questi estremisti kamikaze sembrano cani sciolti, esaltati della fede e nessun potere forte dietro di loro. Dunque o non vi sono vertici (dubbio illegittimo vista la loro puntuale organizzazione) oppure i loro centri di comando restano e continuano a scegliere di restare occulti. Vigliacchi. Gli stati mussulmani di rito sunnita ricchi e i loro più stretti e storici alleati (la Turchia in primo luogo); quelli che fanno i migliori affari con Europa e Stati Uniti dove sono?
Perché nessuno ha fatto, al di là di qualche dichiarazione formale, vera e fattiva condanna delle stragi?
E, scendendo nel particolare, perché gli atti di dissociazione e condanna degli imam in continente sono ancora troppo generici e sparuti?
Esiste un islam buono
, un islam di fede forte e pulita, gente che crede in Dio, lo vive ogni giorno e non ne sporca l’emblema con il sangue degli innocenti… ma come al solito  costoro sono i piccoli, gente comune…
e come tutti i piccoli non fanno rumore
, non vanno sui giornali, salvo per un giorno di una loro manifestazione guardata dai media quasi a tinte folkloristiche.
Allora cosa deve fare questa giovane e troppo immatura Europa?
I soggetti attivi di questo disastro sono la fotografia fedele di queste stragi acefale…
giovani quasi sempre senza cultura formativa… senza speranza, storditi di fanatismo, male inseriti in un mondo che hanno rifiutato loro per primi per un malcelato complesso di inferiorità, di invidia penis, che non cercano nessun confronto e, non potendo entrare in questo mondo, lo distruggono, come bambini capricciosi e immaturi:
non mi piace il tuo giocattolo e poiché non posso averlo, né lo capisco, lo distruggo…
Solo che i bambini giocano con le automobiline, questi invece girano coi kakashnilov.
Queste nuove generazioni di disperati, figli di altri disperati, sono i veri nostri interlocutori…
basta ripercorrere o scoprire le scene de La Battaglia di Algeri , film di Gillo Pontecorvo del lontano 1966.
Allora, un intero popolo di disperati, tenuto ai margini dalla feroce colonizzazione francese, trovò la forza di sollevarsi fino all’indipendenza. Questo accadde, dopo anni di inutile lotta, solo quando un pugno di terroristi, seminarono la morte con le stesse identiche modalità dell’ultimo attacco a Parigi…
L’Algeri francese cadde nello sgomento… quella araba ritrovò una ragione di vita.
Non c’è altra via, se non quella che porta a una vera e civile inclusione di questi nostri fratelli…
più colpiti di noi dalla follia dell’estremismo religioso a servizio degli interessi economici del Nuovo Ordine.

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algeri gico

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