Editoriale – “O Capitano! Mio Capitano!” – di Maurizio Garatti

Questo editoriale è uno di quei “pezzi” che non vorresti mai scrivere.
Troppa è l’emozione, troppo il rimpianto per quello che ancora poteva essere.

Ma alla fine la ragione prevale, e ti rendi conto che una testata giornalistica come Magazzini Inesistenti non può esimersi da tale compito, per cui, a malincuore, eccoci a scrivere della scomparsa di uno dei grandi esploratori musicali del Rock.
Solamente una settimana fa eravamo intenti a incensare il suo ultimo lavoro, Blackstar, senza renderci conto che era il suo testamento: l’ennesino colpo di genio con il quale David si beffava della morte, annunciando a tutti la sua immortalità.
La notizia della scomparsa è stata data nelle prime ore di lunedì 11 gennaio, probabilmente per volere dell’artista, e subito il web si è riempito di immagini, clip, commenti struggenti e parole forse poco adatte ad esprimere la grandezza di un personaggio che ha attraversato quattro decadi della nostra esistenza, caratterizzando ognuna di esse con una precisa connotazione musicale.
Personalmente mi legai a Bowie nel lontano 1969, l’anno di Space Oddity… e da allora non ho mai smesso di inoltrarmi nei sentieri musicali che di volta in volta indicava. A volte conducevano in lande affascinanti e coinvolgenti, a volte forse meno, ma comunque ho sempre trovato inebriante il mondo musicale che  proponeva.
Certo, Ziggy Stardust è l’incarnazione che ho amato di più, ma anche i vari Halloween Jack, Nathan Adler e
The Thin White non erano certo dei ripieghi.

Bowie è stato a tutti gli effetti un grande esploratore musicale, capace di inoltrarsi in territori a volte considerati impropri e inospitali, facendo scoprire al pubblico la plenipotenziaria bellezza del variegato mondo musicale che lo circonda:
un vero e proprio Capitano Coraggioso, artefice di una costante evoluzione mai fine a se stessa ma anzi, perfettamente coniugabile con la sua prorompente spinta artistica.

Citare Album e brani vari è, in questa sede, inutile e privo di significato: sono patrimonio di tutti, e ciascuno può scegliere di ascoltarli quando vuole. Quello che ci preme dire è che Bowie è stato un Artista unico, sempre un passo avanti a tutti e che anche in questo caso è riuscito a spiazzarci.
Siamo certi che immaginare l’impatto di questa – ultima – vera e propria operazione di marketing, gli avrà strappato più di un sorriso nei giorni difficili e duri che hanno preceduto la morte.

Adesso che anche lui se ne è andato, il mondo è sicuramente più povero ma…
a tutti noi resta la grande consolazione di aver vissuto ai tempi di David Bowie.

Non è cosa da poco.

 .© RIPRODUZIONE RISERVATA

bowie editoriale

4 pensieri riguardo “Editoriale – “O Capitano! Mio Capitano!” – di Maurizio Garatti

  • gennaio 16, 2016 in 7:17 pm
    Permalink

    Ti ringrazio del bel articolo. Hai espresso con semplicità cosa penso anch’io di questo artista. Nessuno potrà essere come lui. Oltre che per l’irraggiungibile genialità, anche semplicemente perché ogni essere umano è unico. Però potremmo ispirarci a lui. Perché no? Chi, artisticamente parlando, non potrebbe assumere degli alias, a seconda dello stato d’animo del momento, e soprattutto per il tipo di prodotto artistico che vuole promuovere? A seconda del messaggio che si vuole fare passare, si cambia personaggio. Bowie per qualcuno potrebbe essere stato, ed esserlo ancora, un maestro a cui ispirarsi. 🙂

    Risposta
  • gennaio 16, 2016 in 9:19 pm
    Permalink

    grazie per aver espresso anche il
    mio pensiero per questo Grande Artista…avanti anni luce!

    Risposta
  • gennaio 18, 2016 in 4:36 pm
    Permalink

    Come solo i veri artisti …se n’è andato senza clamore…

    cosi’ come era apparso nei nostri giradischi …mangianastri…..vinili….amplificatori….cuffie…,.
    Inondati dal suo fascino…
    Come si arrivato….
    dallo spazio sicuramente
    te ne sei andato
    lasciandoci appunto
    come si usa dire
    SENZA PAROLE….
    ma …e cito l’autore del’editoriale
    Adesso che anche lui se ne è andato, il mondo è sicuramente più povero ma…
    a tutti noi resta la grande consolazione di aver vissuto ai tempi di David Bowie.

    Risposta
  • gennaio 21, 2016 in 8:01 pm
    Permalink

    E’ raccontato tutto così bene..Cos’altro aggiungere? E’ commovente.Un altro pezzettino della nostra che si volatilizza…

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *