Echo Atom: “Redemption” (2018) – di Pietro Graziano

Un debutto interamente strumentale per gli Echo Atom, questa formazione della provincia di Roma che sceglie la strada più tortuosa e meno scontata. Il loro sound guarda in diverse direzioni e se proprio dovessi scegliere un’etichetta, quella di post-rock sarebbe la più appropriata. Forse nel 2018 il termine non ha più lo stesso fascino e lo stesso alone di coolness che poteva avere nei primi anni del 2000 (quando il termine tabù era prog) però non ci facciamo distrarre da questo genere di considerazioni. Le atmosfere sono dilatate, da colonna sonora ma i brani hanno un loro rigore, ed è facile intuire che si tratti di composizioni scritte e studiate, cambio dopo cambio, e anche le durate non superano mai i 4 minuti e 30, una scelta di sintesi in cui vengono privilegiati i temi e le variazioni ritmiche, sempre puntuali. Bello anche l’artwork, minimale, mentre un appunto va al packaging… vedere il cd con la barra di plastica nera, come negli anni 90 non rende grazie al prodotto. Il progressive è poi un altro punto di riferimento, così come un certo Jazz contaminato alla E.S.T., mentre la scelta dei suoni di chitarra appare quasi controcorrente rispetto a ciò che siamo abituati al giorno d’oggi e in alcuni passaggi ricorda il suono di certi dischi fusion degli anni ottanta. Bello il tema di Dreamcatcher, a mio avviso l’episodio più riuscito di questo Ep e possiamo dire che aspettiamo la band romana formata da Walter Santu (chitarre), Giuseppe Voltarella (basso) e Alessandro Fazio (batteria) alla prima prova sulla lunga distanza. Il punto di partenza è buono, starà alla band svilupparlo e trovare una strada ancora più matura e personale.

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