“… e sembra anche di intuirne il perchè” – di Eder

Vengo spesso qui al porto, mi piace, a qualsiasi ora. Ho imparato anche i nomi di diverse barche. ormai mi salutano quando mi vedono arrivare. I soliti moli, i soliti fari, i soliti pescherecci, le solite barche a vela, i soliti yachttini, i soliti carpentieri, i soliti pescatori, i soliti a fare jogging, le solite coppiette, i soliti con i soliti cani, i soliti ragazzini in bici, i soliti passeggini. Una Punto della guardia costiera anticipa le barche da pesca che rientrano per controllarne il carico, mentre immagino diecimila modi con cui potrei fregarli. Me ne sto seduto su un muretto a mandare qualche e-mail e a guardarmi attorno, all’inizio di una banchina. A un tratto si avvicina una macchina di quelle tipo astronave. Parcheggia a qualche metro da me. Dal lato guida scende un uomo, lo osservo. Non mi caga. Avrà una settantina d’anni, forse meno. Si sforza di apparire più giovane e in forma di quel che è. Ha le mani occupate, in una tiene una bottiglia per il collo, bollicine sicuro, la marca non si distingue. Nell’altra un vassoio incartato. Pasticcini o roba da aperitivo. Abbigliamento giovanile, felpa North Sails, pantaloni Murphy & Nye, cronografo cazzutissimo al polso, scarpe tecniche da un mese di stipendio. Sta accellerato… queste sfumature le riconosco. Si incammina verso il pontile. Pensavo fosse solo. Coi vetri scuri non si vede dentro. A un certo punto si apre l’altro sportello. Ne scende una donna di una bellezza sconvolgente, semplice. Di quelle che ti rendi conto che hanno una storia difficile alle spalle ma che la vita pare non aver piegato, pare… una regina mentre la osservo scendere e poi camminare. Mi passa davanti e i nostri sguardi si incrociano per qualche attimo. Occhi neri e profondi come il mare, accenna un sorriso sperando di nascondere imbarazzo e tristezza. Capelli scuri, in parte raccolti, in parte  lasciati cadere sul viso. Ancora abbronzata. Stivaletti neri, eleganti e molto femminili ma non volgari, pantaloni elasticizzati  bianco  luccicante, maglia aderente nera con un triangolo di  pizzo davanti che lascia intuire il disegno del seno. Pendenti bellissimi, sicuramente di oro bianco, abbinati a una collanina che si adagia sul triangolo. Un filo di trucco. Non servirebbe nemmeno quello. 27, forse 30 anni. Un soprabito piegato ordinatamente sull’avambraccio e uno zainetto in pelle sulla stessa spalla. Nell’altra mano gli occhiali da sole che infila mentre mi supera. Raggiunge l’uomo che la attende sul pontile, davanti a uno yachttino, carino, un paio di cabine, salottino con angolo cottura e bagno. Non all’altezza dell’auto comunque.  Mi supera e continuo a guardare la scena. L’ultimo sole le illumina il culo che luccica di bianco e di oro. Salgono a bordo, prima lui. Lei sale e butta un ultimo sguardo verso di me, consapevole che mi avrebbe sorpreso a guardarla ancora. Passa un po’ di tempo, quasi mi dimentico di tutto, faccio altre cose. Fumo, telefono, scrivo. Vado a prendere un caffè al baretto del porto. Rifumo, ritelefono, torno lì. Oramai non li penso più. Dopo circa un’oretta vedo lui uscire dallo yachttino. Soddisfatto. Come tutti gli uomini di potere che si nutrono esercitandolo. Mi passa davanti. Non mi caga. Sale in macchina. Dopo qualche secondo esce lei. Il sole oramai calato non ne sminuisce lo splendore. È senza occhiali. Mi guarda dalla barca. Tra lei e la macchina ci sono io. Non smetto di guardarla, si decide. Scende e si incammina. Prova a non incrociare il mio sguardo ma, quando è vicina, ci guardiamo di nuovo. Stavolta ha uno sguardo spento, buio. Io continuo a guardarla negli occhi. Si ferma e vedo che le lacrime le rigano il volto. Anche a me in quel momento accade lo stesso. Se ne accorge e sembra anche di intuirne il perché, mentre armeggia per tirare fuori un fazzolettino di carta. Fa un respiro, si tampona il viso per asciugarsi, si rimette gli occhiali e imposta una camminata a voler imitare quella di quando è arrivata, ma senza lo stesso successo. Apre lo sportello, mi guarda un’ultima volta e sale sull’astronave.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *