E’ la dignità il nodo cruciale di questa Festa – di Maurizio Garatti

Primo Maggio, una data importante, che assume un significato ancora più intenso e articolato visto il periodo che la cosiddetta società civile sta attraversando. E’ il giorno definito “Festa dei Lavoratori”, con il quale è stato introdotto il fondamentale concetto di dignità di questa categoria… e soprattutto oggi, con la figura di lavoratore che si è molto modificata con il passare del tempo, sopratutto per l’avvento di nuove tecnologie, è importante far sì che il senso di queste ventiquattro ore non venga banalizzato e ridotto a un semplice giorno nel quale non si lavora (per chi un lavoro ce l’ha. E’ la dignità il nodo cruciale di questa Festa. Quella faticosamente conquistata da una grande quantità di persone che hanno lavorato duramente, spesso in modo indegno, per cercare di vivere in modo decente e non perdere il diritto a un futuro dignitoso. Una dignità conquistata a fatica, con anni di impegno e di lotta, e che oggi è stata, in qualche modo, smarrita. Anzi, che ci è stata tolta. Il Primo Maggio è una festa che viene comunemente associata alla sinistra, a una bandiera rossa con falce e martello che sventola fiera. E’ un equivoco da chiarire. Questo giorno è patrimonio di tutti i lavoratori, qualsiasi sia il loro credo politico. E’ proprietà di tutte quelle persone che si alzano la mattina presto, si recano sul luogo di lavoro, e vi trascorrono gran parte della loro giornata (e anche dei molti che ormai un lavoro non lo cercano più). Occorre però dire che è grazie alle lotte della sinistra italiana (ormai smarrita sotto i colpi del nuovo potere) che questa categoria di persone ha visto riconosciuti diritti sacrosanti e inalienabili. Scendendo nelle strade, manifestando e versando sangue, chiedendo a gran voce di essere ascoltati, i lavoratori hanno fatto valere la loro forza, raggiungendo risultati che fino ad oggi sembravano scontati, ma che in realtà sono costati anni di lotta. La verità di questa realtà storica è tanto più importante oggi che questi diritti così faticosamente conquistati ci vengono negati, rimandandoci di fatto in un periodo storico nel quale la classe lavoratrice veniva indicata come “Servi della Gleba”E’ in questo momento storico che dobbiamo tornare ad essere uniti, a far fronte comune e sbattere in faccia al potere (quello splendidamente cantato dal grande Fabrizio De Andrè nel celeberrimo “Storia di un impiegato”) che non siamo disposti ad essere considerati solo pezzi di carne da utilizzare quando servono… quando un robot non può sostituirci. Saremo in grado di farlo? Saremo capaci di riprendere in mano questo filo così delicato e iniziare di nuovo a tessere la trama di questo fondamentale tessuto? Io credo di si. Perché dentro di noi la pensiamo tutti allo stesso modo, al di là delle inutili divisioni ideologiche, con la forza dell’Essere umano pensante, possiamo nuovamente dimostrare al potere che le regole del gioco le scriviamo anche noi.

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4 pensieri riguardo “E’ la dignità il nodo cruciale di questa Festa – di Maurizio Garatti

  • maggio 1, 2015 in 11:07 pm
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    già la dignità: “è noto,ancora, che è possibile usare variamente il lavoro contro l’uomo, che si può punire l’uomo col sistema del lavoro forzato nei lager, che si può fare del lavoro un mezzo di oppressione di vari modi sfruttare il lavoro umano ,cioè l’uomo nel lavoro ” Laborem ExercensGiovanni PaoloII

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  • maggio 2, 2015 in 4:35 pm
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    Una giusta precisazione, che rafforza il concetto di Dignità della persona rispetto al lavoro.

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