Durutti Column: “LC” (1981) – di Natale Biondo

Formatasi a Manchester nel 1978 Durutti Column è stata la prima vera band di punta della Factory Records di Tony Wilson fino all’irrompere impetuoso dei Joy Division. L’esordio avviene con due brani nella mitica raccolta “A Factory Sample” ma, subito, dopo la formazione originale si scioglie, lasciando da solo il leader Viny Reilly ad affrontare la pubblicazione del primo lp, “The Return Of Durutti Column”. Sarà grazie all’imprescindibile aiuto del produttore Martin Hannett che l’album del virtuoso chitarrista britannico, stimolato dalla musica di Art Tatum, Fats Waller e Benjamin Brittney, può vedere la luce. Il basso profilo del frontman è una combinazione di anni di malattia con vari ed importanti problemi che hanno sempre impedito a Reilly di potere affrontare le fatiche di un intero tour ed il rifiuto assoluto di credere nelle proprie capacità creative. Reilly è stato sempre un personaggio molto eccentrico, al punto da non sapere decidere se il gruppo fosse elettronico o folk. Durutti Column, nome che deriva da una striscia di un cartone politico tedesco (Buenaventura Durruti, il mitico comandante delle brigate anarchiche nella guerra civile spagnola), non essendo  mai stata davvero una live band ha dato alla luce una notevole quantità di materiale in studio di altissimo livello artistico. In questo articolo ci soffermeremo su “LC” – “Lotta Continua”anche questo mutuato dal mondo anarchico – secondo disco e capolavoro del gruppo inglese. L’album viene pubblicato sempre dalla Factory nel 1981, ovvero un anno dopo la tragica morte di Ian Curtis, e rappresenta la completa maturazione stilistica di Reilly. La musica scorre leggiadra, appena accennata, incantata e lievemente riscaldata da un timido sole pomeridiano di tardo autunno. Sin dagli inizi in questo suo progetto Reilly è stato accompagnato dal batterista jazz Bruce Mitchell ma è con “LC” che l’affiatamento tra i due musicisti trova la massima espressione compositiva, arrivando a creare momenti di struggente lirismo e nitida perfezione armonica. L’opera è un gioiello di creatività spontanea. Lo stile di Reilly è estremamente originale, delicato e spettrale allo stesso tempo. Il binomio chitarra -batteria determina un quadro espressivo esistenzialista caratterizzato da immagini oniriche, quasi fiabesche. I toni sono decisamente crepuscolari, brezza autunnale, pioggia soffusa e mattinate nebbiose invadono l’immaginazione mentre ascoltiamo brani come Sketch For Dawn e Never Known. Qui Reilly raggiunge un ampio raggio di azione, riuscendo a fondere magicamente la sua delicata voce con una disciplina classica ed una semplice chitarra elettrica echoplex“Non avevo piani per un secondo album, poi un giorno il chitarrista Bill Nelson mi ha venduto un registratore Teac a quattro tracce e ho iniziato a mettere una drum machine attraverso un’unità echo mentre suonavo la chitarra. Ho registrato l’album in cinque ore, poi Bruce  – Mitchell ndr. – ed io siamo andati in uno studio e abbiamo messo giù tutto in due ore”… queste parole lasciano magari percepire l’estrema semplicità di questo artista fuori dagli schemi. David Stubbs, in un suo articolo pubblicato dalla rivista Uncut, ha definito “LC” come “un album chiave ed unico della musica rock, con lo stile di chitarra acquarello di Reilly che dà vita ad un tentativo di fusione tra il post-punk e gli schizzi da camera di Debussy e Ravel”. Da citare infine il brano The Missing Boy, dedicato a Ian Curtis, di una tale malinconica bellezza e sofferenza interiore da lasciare senza fiato. 

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