Dropkick Murphys: “11 Short Stories of Pain & Glory” (2017) – di Rosanna Cornaglia

Un pezzo di pura Irlanda, sopravvissuto a strati di emigrazione in suolo americano dovuta alla fame, quella vera, con dieta a base di patate, patate e ancora patate, innaffiate da pinte di birra scura a doppio malto, è riaffiorato nel 1996 a Quincy, vicino a Boston (Massachusett) per volontà di un gruppo di amici irlandesi doc: i Dropkick Murphys. Gruppo celtic punk (il nome sembra faccia riferimento a un centro riabilitativo del Connecticut) oltre ad attingere la loro sonorità dal patrimonio culturale e musicale del loro paese di origine, hanno incluso nei loro brani riferimenti contemporanei come gli AC/DC, i Clash e i Pogues. La formazione iniziale cambiò un anno dopo l’uscita del loro primo album “Do or Die”. Il cantante Mike McColgan lascia il gruppo per fare il pompiere, lavoro che desiderava svolgere da tutta la vita; è rimpiazzato da Al Barr (già frontman dei Bruisers e l’unico dei Dropkick Murphys a non essere di origini irlandesi bensì tedesche e scozzesi). La piena notorietà la raggiungono quando Martin Scorsese inserisce il brano I’m Shipping Up to Boston nella colonna sonora del film “The Departed – Il bene e il male” (2006). Il mondo da cui provengono i Dropkick Murphys è quello tipico dei padri di famiglia irlandesi, quelli che si fanno un “culo quadrato” per mantenere famiglie numerose, che seguono i dettami più puri e rigorosi del cattolicesimo. Massicci, occhi all’ombra della visiera delle coppole quadrettate, giubbotti con la cerniera e jeans consumati. Svolgono lavori duri e faticosi: scaricatori di porto, autotrasportatori, pompieri… è il mondo degli eroi del quotidiano, capaci di grandi gesti che rimarranno pur sempre sconosciuti. Guerrieri dal cuore puro che lottano contro inganni e corruzioni: impavidi e sempre fedeli a sé stessi. Nei testi i temi ricorrenti sono la solitudine, la rettitudine, gli onesti perdenti e il mantenimento delle tradizioni. Pur interessati ad argomenti sociali i Dropkick Murphys  non sono un gruppo politicizzato ma appoggiano le rivendicazioni operaie e sindacali, e sono fortemente collegati al più grande e famoso sindacato americano AFL-CIO. Nel 2011 sostengono la lotta dei lavoratori del Wisconsin pubblicando sul web il pezzo Take ‘Em Down dall’album “Going out in style” e fanno stampare t-shirts limitated edition i cui incassi sono stati devoluti al Workers’ Rights Emergency Response Fund. Attualmente i componenti della Band sono: Al Barr voce. James Lynch chitarra, cori. Ken Casey basso, voce. Matt Kelly batteria, bodhrán, cori. Tim Brennan chitarra, fisarmonica, mellotron, tin whistle, cori. Jeff Darosa mandolino, tin whistle, banjo, bouzouki, chitarra acustica, tastiere, cori e James Lynch chitarra, voce. Il 6 gennaio 2017 questa formazione ha sfornato l’ultimo lavoro
(il nono album del gruppo) intitolato “11 Short Stories of Pain & Glory” . Storielle appunto, perché le canzoni sono tutte molto brevi e incisive; delle istantanee (solo Blood e 4-15-13 superano i quattro minuti.
Qui di seguito la recensione, canzone per canzone.

The Lonesome Boatman – 2:42 Apre il pezzo uno strumento a fiato dal sapore antico, come antica è la melodia a cui si ispira, suoni elettrici per vecchi strumenti e voci profonde, baritonali e possenti, quelli di guerrieri marinai celti.
Un inno che sembra accompagnare il lavoro indefesso di ammainare o dispiegare le vele, a seconda del volere del vento. Piegati a questa sorte, che non si può mutare.

Rebels with a Cause – 3:00 Rock’ n Roll Punk classico da manuale. Probabilmente in questo caso il testo conta più della musica, visto anche il titolo del brano (Ribelli per una causa). La musica non varia molto dall’inizio alla fine, perché vorrebbe essere una denuncia più che una canzone.
Blood – 4:01 molto struggente; è la tipica ballata irlandese con suoni di cornamuse e echi a fare da contorno.
Sandlot – 3:44 brano punk, un po’ ripetitivo e con batteria dai suoni metallici molto in evidenza.
First Class Loser – 2:55 un brano pieno di pathos; la base è una ballata irlandese sulla quale si innesta un cantato punk; voce roca e decisa, inneggia alla rivendicazione e alla denuncia. Veramente fine il lavoro della fisarmonica.
Paying My Way – 3:54 ballata molto cadenzata e piena con un pianoforte ad accompagnare il cantante. Atmosfera da pub, con strumenti che imitano in sottofondo la clap del pubblico. Molto particolare l’assolo dell’armonica. Una canzone che suggerisce quanto le basi melodiche del passato siano ancora vive ma trasformate nella musica odierna con la sonorità che siamo soliti ascoltare.
I Had a Hat – 3:02 pezzo veloce in puro stile punk, senza fiato, lineare e con finale troncato.
Kicked to the Curb – 3:26 attacca la batteria e parte un Rock’n Roll canonico. Gradevolmente condito con la voce roca del cantante. L’assolo pulito della chitarra è tipico del genere.
You’ll Never Walk Alone – 3:22 cover non banale: partenza lenta per trasformarsi in un canto urlato e sofferto.
La cornamusa accompagna il cantante con la medesima melodia. Due voci quindi. Molto coinvolgente.

4-15-13 – 4:47 ballata che ha già i connotati dei brani più puramente country.
Until the Next Time – 3:47 stupefacente e molto coinvolgente. Se non conosceste gli autori, pensereste che questo sia un brano di David Bowie agli inizi. Probabilmente attinge da quella tradizione anglosassone, tanto cara a Bowie che fa capo a canzonette orecchiabili (specie di marcette) inserite all’interno di piece teatrali musicali minori (vaudeville).
Merita un approfondimento a parte la canzone You’ll Never Walk Alone (Non camminerai mai solo); è una cover, l’originale è stata composta nel 1945 da Rodgers e Hammerstein per il musical “Carousel”. Molti cantanti si sono cimentati con questo pezzo: Frank Sinatra, Patti La Belle, Elvis e gli inglesi di Liverpool Gerry and the Pacemakers, grazie ai quali la canzone è diventata l’inno della squadra di calcio della Città. Non è l’unico caso. Anche la squadra di calcio scozzese del Celtic e quella di calcio tedesca Borussia Dortmund lo scelsero come inno.

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