Dr. John: “The Night Tripper” – di Gabriele Peritore

La musica ha un potere guaritore: è un’energia che fluisce attraverso la materia invisibile, come l’onda acustica e unisce l’essenza terrena a quella dell’universo. Per sprigionare l’energia che cura e indirizzarla nei giusti canali di flusso servono espedienti particolari, a volte scioccanti, e individui capaci di veicolare tale energia. Malcolm John Rebbennak, musicista di New Orleans, sente che la musica primitiva della sua terra, quella creola, caratterizzata dal ritmo cajun fuso chiaramente al blues, e quella ancora più primordiale dei nativi americani, abbiano un potere terapeutico oltre che di intrattenimento. Il suo spettacolo prevede infatti la messa in scena di un vero e proprio carrozzone carnevalesco con riti sciamanici misti a cerimonie voodoo, e lui è il guaritore, l’eletto in grado di far scaturire la magia che allontana le negatività; bluesman, sciamano, sacerdote. Per questo verrà chiamato Dr. John o “The Night Tripper“, in onore di un sacerdote voodoo suo predecessore. Dal punto di vista musicale scava nel repertorio, noto e meno noto, delle sue radici.
Esalta il basilare blues di etnia afroamericana, il cajun, lo zydeko, di etnia bianca, tradizionali di New Orleans, fondendoli a danze tribali primitive di origini autoctone ma anche a quelle che provengono dall’Africa. Consapevole del fatto di proporre la sua arte nel bel mezzo degli anni Sessanta e che il rock & roll ha scoperto la psichedelia, ne trae spunto fino in fondo, perché la dilatazione dell’anima attraverso la musica è un argomento per lui essenziale. Per ottenere i risultati sperati si deve trascendere arrivando al trasporto dionisiaco, all’estasi. A questo servono le sue maschere, le sue cerimonie scuotenti, la sua musica. L’eletto è lui, soltanto lui, perché soltanto un individuo curato dalla musica può in seguito curare con la musica. Al pianoforte scrive i suoi migliori brani. Stregone, trascinatore che allestisce ad ogni esibizione un Martedì Grasso, lo riporta nelle sue registrazioni. Tirando fuori un capolavoro dopo l’altro. Sono indimenticabili album come “Gris Gris” del 1969, “Remedies“, una bellissima summa delle sue tematiche, pubblicato nel 1970, o “In The Right Place” del 1973, il primo album che lo porta ai piani alti delle classifiche. 
Quando la passione per la musica è vera, è lei stessa a nutrire non facendo sentire l’esigenza della ribalta continua. In questo modo prosegue la sua carriera per quarant’anni producendo lavori e collaborazioni sempre di altissimo livello. L’unica volta in cui Dr. John alza la voce, lo fa per far sentire il suo urlo di dolore e per scuotere i governanti, locali e nazionali, che non sanno suggerire le giuste soluzioni quando la sua terra è devastata, a fine agosto del 2005, dall’uragano Katrina. Sentimenti poi raccolti nell’album “The City That Care Forgot” del 2008. La sua attività continua fino al 2019 e l’ultimo suo disco, “Ske-Dat-De-Dat…The Spirit Of Satch”, esce nel 2014. Dr. John continuerà imperterrito a prediligere la musica al clamore mediatico, sapendo che chi vuole trovare un beneficio per la propria anima prima o poi dovrà passare dal suono del suo pianoforte. Il 6 giugno 2019 muore per un infarto a New Orleans, dove era nato in un giorno di fine novembre del 1941.

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Un pensiero su “Dr. John: “The Night Tripper” – di Gabriele Peritore

  • Novembre 16, 2020 in 8:54 pm
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    Enorme musicista figlio onorario della sua città Insieme a molti nomi(Allain Toussaint, Dave Bartholomew, Professor Longhair, Eddie Bo, Lee Dorsey e il suo erede naturale Willy DeVille)..
    fautore di un genere unico.
    Incontrato di persona una mattina al TipiTina nel 1992.

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