Dora Sisti: “The Rime of the Ancient Mariner” (2020) – di Ubaldo Scifo

Un suite pronta per essere rappresentata in teatro, una coreografia o una favola multimediale, un film di animazione“The Rime of the Ancient Mariner” (Goodfellas 2020), album di Dora Sisti, vocalist e autrice della musica sul poema “La ballata del vecchio marinaio” (1798) di Samuel Taylor Coleridgeè un’opera immaginifica, di elevato valore artistico che va ben al di là del supporto digitale che le sta stretto, dando l’idea di volere espandersi e avvolgere come un caldo abbraccio l’ascoltatore e volare verso altre forme espressive. La voce narrante maschile nel prologo The Departure, che ad un certo momento svanisce come si girasse la pagina di un libro per lasciare posto alla canzone entrando nel vivo della storia,  fa pensare per un momento a Leonard Cohen che recita The Jungle Line (River: The Joni Letters” del 2007) con il pianoforte di Herbie Hancock in sottofondo: con la differenza che il cantautore canadese prosegue da protagonista a recitare quello che invece è una sorta di epilogo dell’album. Da questo momento in poi si avverte che si tratta di un felice incontro tra musica e poesia grazie alla versatilità del Jazz, che permette a Dora di muoversi con la sua voce tra ritmica e versi con grazia ed eleganza.
Parliamo di Jazz
 inteso come linguaggio musicale anche se la struttura della suite, il modo di procedere per quadri, certe frasi che vengono riproposte in momenti diversi dell’opera come un pensiero ricorrente, ricordano un certo rock progressivo colto e musicalmente raffinato come quello dei Genesis, o gruppi inglesi simili. Ascoltando Unaware Blessing (qui ritorna dopo l’intro la voce narrante di Orson Welles), Oh Sleep, Dream Of Joy sembra quasi avvertire vento che gonfia le vele dopo la bonaccia, il luccicare della luce del sole sulle onde, la solitudine e lo sconforto del protagonista: tutto questo dentro un meccanismo narrativo che scorre con fluidità, pur nella complessità dell’argomento e le oggettive difficoltà a dovere adattare lo spartito al testo di Coleridge, brillantemente superate dalla bravura della compositrice. Undici tracce che riassumono le sette parti del poema dello scrittore romantico inglese, unite senza pause, il che rende ancora di più l’idea un narrazione che lascia con il fiato sospeso. Un vecchio marinaio racconta le peripezie di un viaggio che è un po’ la metafora della vita di un uomo. Il fatto centrale è l’inspiegabile uccisione di un albatro, che avrebbe dovuto essere di buon augurio, proprio da parte del narratore e da quel momento succede di tutto, fino alla morte di tutti i componenti l’equipaggio e alla scomparsa del veliero tra i flutti.
Veloce e dolce salpava la nave, / e solo su di me brezza spirava.

Oh! Sogni di gioia! È, ciò che vedo, / la punta del faro? È questo il colle?
Questa la chiesa? Questo il mio paese? / Mio Dio, fa ch’io mi desti, oppur ch’io muoia.
Invece il marinaio si salva e decide di girare il mondo per raccontare questa drammatica esperienza ed esortare il rispetto di ogni creatura dell’Universo. È decisivo l’intervento dei compagni di questo viaggio straordinarioAndrea Verlingieri al sax tenore e soprano, Carlo Ferro pianoforte tastiere ed elettronica, Giuseppe Salvaggio basso elettrico, Marco Tardioli batteria. A questi si aggiungono Aurelio Rizzuti (elettronica) e Andrea Di Pasqua (chitarra) in Unaware Blessing. Anche grazie all’intesa artistica (che poi è anche amicizia di dieci anni con Dora), la tecnica raffinata e la sensibilità musicale, questa moderna Lyrical Ballad in chiave moderna, assume connotati di un’opera originale e fortemente rappresentativa del Jazz italiano.

Part I: 1. The Departure. 2. The Storm-Blast. 3. The Albatross.
Part II: 1. The Silence of the Sea.
Part III: 1. Death and Life in Death.
Part IV: 1. Unaware Blessing.
Part V: 1. Oh Sleep!
Part VI: 1. Dream of Joy! 2. The Hermit Good.
Part VII: 1. Rescue and Penance. 2. Farewell.

Illustrazioni di Aurelia Luitz © tutti i diritti riservati
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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