Domenico Imperato: dal vivo al Poppyficio di Roma – di Gabriele Peritore

Ormai sono un habitué del Poppyficio di Centocelle, un circolo ARCI nascosto ma in un quartiere ormai pullulante dove è difficile nascondersi davvero; un’osteria che sforna piatti prelibati e genuini che le famiglie vanno a gustare in piena rilassatezza. Le polpette del cuoco sono diventate leggendarie… C’è gente che giura che abbiano proprietà inenarrabili. Oltre all’offerta culinaria il Poppyficio offre un bel calendario di concerti acustici che ricreano l’atmosfera delle osterie di una volta. Mi è capitato già di assistere ad altri concerti e, stanotte, è la notte di Domenico Imperato. Mi reputo molto fortunato per il fatto di poter assistere ad una esibizione intima di un vero artista che di solito si accompagna a una grande band formata da musicisti eccezionali, basterà citare Bruno Marcozzi tra gli altri. Invece stanotte è solo…  o per meglio dire, è con la sua chitarra e la sua voce… ma visto che con chitarra e voce ci è nato, come per un singolare corredo cromosomico, praticamente è solo… o forse è più giusto dire… è nudo. In effetti il suo vestirsi di storie è il suo modo personale di spogliarsi. La dimensione intima in genere prevede che il cantautore stia seduto con il pubblico attento, raccolto in circolo, per riscaldare le emozioni; invece Domenico non ce la fa a stare seduto. Sta in piedi a scalpitare per tenere il ritmo, a passeggiare tra i tavoli, a intrattenere un dialogo ancora più intimo con ogni singolo spettatore, a pieni polmoni, a torace aperto, a testa alta, captando con i capelli i versi che viaggiano nell’aria e quelli che bollono sotto la pentola di ricci. Per iniziare sceglie il brano Del Mondo Il Canto, il primo del suo nuovo album “Bellavista”. Non ci poteva essere scelta migliore per scaldare l’atmosfera. Chi è lì ad ascoltare, come me, viene investito dalla potenza della voce e da ogni sua sfumatura: ci sono tutte le chiusure e le aperture dell’Abruzzo, la terra in cui vive al momento; vibrano corde vocali dal colore caldo delle zolle di terra, e sventolano altre corde vocali graffiate dalla brezza marina… dai viaggi che lo hanno visto scoprire radici, dove radici pensava di non avere. Si sentono contaminazioni lusitane e brasiliane (posti in cui ha vissuto per tanto tempo e che hanno lasciato un segno in lui) con le quali introduce alle storie con cui si veste. Il suo canto trasforma l’osteria romana in una tasca portoghese. Nelle sue tasche, da vero cantautore, ne ha racconti da sfogliare per spogliarsi. Il brano Stefano, ad esempio, è dedicato a un tossicodipendente che non ha più voglia di nascondersi nei quartieri di periferia, per sbattere in faccia il suo dramma ai frequentatori dei salotti cittadini. Tanto per farci capire Domenico da che parte sta. Lo si può intuire anche dai brani successivi come Muscoli Ai Remi o Gira. La vicinanza visiva permette di poter osservare le dita premere sulle corde della chitarra e di poter apprezzare la costruzione compositiva tra le scale di note e i giri di accordi. In Nino o Zitta si nota che con la chitarra ci sa fare come con la voce. Da una foto alla parete del locale trae spunto per dedicare un omaggio a Domenico Modugno, in un brano con versi di Pier Paolo Pasolini… Cosa Sono Le Nuvole. “Tutto il mio folle amore lo soffia il cielo / lo soffia il cielo…“. La voce di Domenico Imperato sembra ispirata, si immedesima completamente nel tormento e nella dolcezza di Modugno. Da Domenico a Domenico il passaggio non crea attriti anzi, raggiunge un’intensità commovente. Imperato è un estimatore di autori complessi che in qualche maniera lo hanno formato. In questo modo ci può spiegare il suo concetto di cover… la sua, più che una riproposizione è un’adozione. Un brano non suo, ad esempio, divenuto suo è Lezioni Di Boxe di Franco Cava. Un altro momento di magia assoluta. Le sue corde brasiliane fanno vibrare anche il vetro dei bicchieri. Domenico è un cantautore generoso e, oltre ad altri splendidi inediti, per salutare gli spettatori e dare il benvenuto alla notte inoltrata decide di battezzare al Poppyficio un brano mai suonato in assoluto. Un’anteprima che lascia l’umidità negli occhi come quando si parte per un lungo periodo. Il brano è  Il Capitano e, come un capitano di lungo corso, ci ha indicato la rotta, fatta di talento, emozioni, prodigalità e scie di luna verde oro sulle onde del mare metropolitano di Centocelle.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *