Dollhouse: “The Rock And Soul Circus” (2004) – di Alessandro Gasparini

Ci sono momenti in cui la nostalgia fa capire quanto veloce il tempo passi, e poi ci sono gruppi che riescono a farti tuffare a capofitto nella grande mare musicale degli anni settanta. Se nel corso dei primi 2000 tale attitudine è stata una moda foriera di una ventata rock di quel decennio, è indubbio che per emergere da questa “piscina“ è stato necessario tenere alta la qualità e la freschezza del prodotto. Il successo ha premiato band senz’altro dagli standard elevati (White Stripes, Black Keys, Wolfmother), mentre altre pur avendo mancato l’appuntamento con il grande pubblico hanno comunque soffiato efficacemente in quella ventata. Di questa fetta di gruppi poco conosciuti fanno parte i Dollhouse da Enköping, Svezia. Band nata nel 2000, che propone già nel 2001 il singolo “I’m A Man On The Move/Shangrila Tiger” (Puresom Production), vede protagonisti Chris Winter (Chris Winterlöv, voce e chitarra), Andreas Heed (chitarra), Yoda Hassinen (basso) e Marcus S. Davis (Marcus Sjöberg, batteria). Il quartetto ha avuto la fortuna di essere notato dall’ex bassista degli MC5 Micheal Davis, che ricevette direttamente da loro a Londra il 45 giri sopra citato, grazie al quale a fine 2003 volano a Eagle Rock, California per registrare il primo LP.
Sicuramente, l’aver avuto il sostegno del decano Davisn è stato un gran colpo per dei ragazzi che avevano già il rock’n roll nel sangue.
Il lavoro in questione vede la luce l’anno successivo, con il nome di “The Rock And Soul Circus” (Din Mak Records). Il materiale è ciò che ci si aspetta, una scarica di hard rock, blues e psichedelia che porta l’ascoltatore dritto alla decade di riferimento. Si parte dalla fulminante Shangrila Tiger, forte di una intro di batteria imperiosa, che vive del ricordo dei mentori MC5. Proprio i cinque di Detroit vengono direttamente omaggiati con la cover di The Human Being Lawnmower, e di nuovo indirettamente con la lenta I Miss Someone che può ricordare Let Me Try (da “Back in the USA” del 1970). Ci sono episodi che suonano più raffinati come Bang Bang Bang e Hear ‘Em Talkin, grazie all’accento sulla ricercata esaltazione della sezione ritmica che fa da contraltare alla sempre vigorosa voce di Winter. Si va anche nel segno di Jimi Hendrix, grazie alla cover Born Under a Bad Sign eseguita con la vocalist Lisa Kekaula (il brano, originariamente di Albert King, fu inciso anche dallo stesso Hendrix nel 1969 e pubblicato postumo sulla compilation “
:Blues” nel 1994), mentre il fantasma dei Grateful Dead aleggia sulla psichedelica Ode To Ra.
Ma ad onor del vero va ricordato che sempre gli
MC5 suonarono su “Kick Out the Jams” (Elektra, 1969) quella mirabolante Starship che fu propria di Sun Ra. Procedendo nell’ascolto, se Come On Baby e I’m A Man On The Move hanno il classico stile garage punk, I’m A Man On The Move rimanda a sonorità hard. In conclusione, c’è anche modo di rendere tributo alla figura sempre verde di James Brown con l’irresistibile cover di I Got the Feeling. Alla sua uscita “The Rock And Soul Circus” viene comunque acclamato da critica e pubblico di settore. La band suona dal vivo con un seguito caloroso, a volte accompagnata dallo stesso Davis. Era come se il loro stesso ispiratore avesse trovato l’anima degli MC5 nei quattro svedesi.
Appena il tempo di smaltire l’entusiasmo, che Nick Royale (Nicke Andresson, chitarra e voce dei conterranei Hellacopters) li firmerà per la loro seconda opera. I Dollhouse entrano in studio nel novembre 2005 e pochi mesi dopo è già “The Royal Rendezvous” (Bad Reputation 2006). Pur restando sempre onestamente in ambito underground, la vita della band procederà tra tour e la pubblicazione del terzo album “Rock N Roll Revival” (Headphone Records 2009), fino allo scioglimento avvenuto nel 2011.

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