Disturbed: “The Sound of Silence” (2015) – di Nicholas Patrono

Hello darkness my old friend / I’ve come to talk with you again. Because a vision softly creeping / left its seeds while I was sleeping / and the vision that was planted in my brain / still remains / within the sound of silence.” Ci sentiamo di sbilanciarci: per non conoscere il capolavoro di Paul Frederic Simon e Arthur Ira Garfunkel, in arte Simon e Garfunkel, bisogna vivere fuori dal mondo. Dunque sorprenderà parecchi scoprire che in questo articolo non si parlerà di uno dei più famosi, se non il più famoso, brano del duo statunitense, bensì di una cover di cinque anni fa, realizzata dalla band americana Disturbed. Scomodare un brano come The Sound of Silence può essere un’arma a doppio taglio perché sì, letteralmente tutti lo conoscono ma, allo stesso tempo, è considerato universalmente un capolavoro anche da chi non mastica il genere, un pezzo che sa emozionare come pochi altri al punto che cercare parole per descriverlo gli toglierebbe l’aura quasi sacra che si porta addosso, perciò toccarla è sempre un azzardo. Se la si personalizza troppo si perde lo spirito originale del pezzo, che suscita immagini di strade notturne male illuminate, raccontando con delicatezza e minimalismo di chitarra e voce l’incomunicabilità e il senso di smarrimento che si provava nei primi anni 60, con il mostruoso spettro sanguinante del Vietnam che incombeva.
Molti collegano il pezzo all’assassinio del Presidente J.F. Kennedy, anche se la canzone viene scritta nel febbraio 1964, qualche mese dopo il fatico 22/11/63. Non sorprende che tanti altri artisti abbiano suonato The Sound of Silence: tanta è stata l’importanza di questa canzone che, come per ogni classico che si rispetti, nasce la voglia di emularlo o, perché no, anche soltanto omaggiarlo (non dobbiamo pensare male per forza, no?), per non parlare della facilità di raggiungere il grande pubblico sfruttando la fama del brano. Quasi ogni musicista capace di strimpellare una chitarra o cantare con almeno una parvenza d’intonazione ha probabilmente suonato questo pezzo almeno una volta nella vita e, perché no, anche i non musicisti si sono trovati a canticchiarlo. Ecco dunque decine di cover a susseguirsi negli anni, qualcuna ben fatta, qualcuna così così e altre da rimandare a settembre (oggi siamo buoni). Finché nell’agosto del 2015 i Disturbed, band nu-metal americana che nulla ha a che vedere con Simon e Garfunkel, non pubblica il sesto album “Immortalized” per la Reprise Records
Immortalized” è un disco francamente mediocre sia per gli standard del genere che per quelli dei Disturbed, ben lontano dai livelli – comunque mai eccelsi – dell’esordio dei primi anni 2000, con l’album “The Sickness” (2000), quasi un cult per gli amanti del nu-metal, non quanto i primi Korn ma sicuramente un tassello importante della scena. Ecco, tolto qualche pezzo carino “Immortalized” è un disco piuttosto scialbo ma qui arriva la sorpresa che non ci si aspetta: la cover di The Sound of Silence. Ora chi vi scrive è costretto ad ammettere che ai tempi, alla vista della tracklist di “Immortalized”, è scoppiato a ridere. David Draiman, vocalist dei Disturbed, è un bravo cantante ma non ha nulla a che vedere con lo stile di Simon e Garfunkel, per non parlare del comparto musicale. Subito a immaginarsi una storpiatura riempita di chitarre distorte e canto sporcato e invece no, anzi.
Inizia il pezzo, la voce baritonale di Draiman coglie l’ascoltare di sorpresa, raramente lo si è sentito così delicato. Il pezzo prosegue e si evolve con un arrangiamento ad ampio respiro, impreziosito dalla strumentazione classica, archi, pianoforte e timpani. La versione dei Disturbed di The Sound of Silence, ancora più bella se ascoltata dal vivo, ha subito fatto il giro del mondo, al punto che la band, forse rincuorata dal successo o chissà, magari costretta dall’etichetta, ha pubblicato un disco nel 2018, “Evolution”, tutto improntato su queste sonorità. L’età che avanza e addolcisce i metallari o l’industria della musica orientata al Dio Denaro che costringe gli artisti a compromessi? Chissà. Sta di fatto che “Evolution” è ancora più scialbo e meno ispirato dei precedenti lavori perciò, se la band ha centrato un colpo da maestro con la cover di The Sound of Silence, lo stesso non si può dire per il resto della loro discografia, specie gli ultimi dischi. Non resta che godersi il valore di quest’eccezionale cover, tanto ben eseguita da meritarsi di essere menzionata in un post sui media da Paul Simon in persona.

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