Dischi Italiani: sei piccole produzioni emozionanti – di Ignazio Gulotta

Terzo appuntamento questa volta con sei dischi che guardano ai vari stili del rock in modo originale e personale. Morreale e Sterbus li potremmo definire in senso lato prog e psichedelici, è invece il rock’n’roll la matrice comune dei Toni Crimine e dei Caltiki, mentre Stolen Apple e Country Feedback dimostrano come ormai l’indie rock di casa nostra sia maturato. Piccole produzioni, ma dischi che sapranno donare emozioni a chi ha voglia di prestar loro ascolto, lo meritano.
Morreale: “Appunti di Viaggio” (2020). “Appunti di Viaggio” è l’opera prima del barese Massimiliano Morreale, musicista per passione e per vocazione, vista la buona qualità di questo suo lavoro, che ha trovato anche il favore di Mauro Moroni della storica label prog Mellow Records che ha deciso di pubblicarla nel suo catalogo, rendendola così accessibile agli appassionati. Il disco, dopo un breve strumentale, esplode con il nichilismo sonoro di Cronache per la fine di un’infanzia, il testo è di Claudio Milano che canta con drammatico stile teatrale parole di sferzante disperazione (“Ho iniziato ad odiarvi con un urlo e con un urlo io nasco ora!”). La strumentale Gestalt si muove fra trame psichedeliche e ritmi jazz-rock, mentre King Miner Blues starebbe bene nel catalogo ECM con Ugo Tambone in un’eccellente performance alla chitarra in stile Pat Metheny. Dopo la bella ballata psichedelica La metà di me, arriva la lunga suite, ventidue minuti, Super Wonderboy Returns, che ci riporta ai fasti del prog italico fra tastiere acide, flauti bucolici, arpeggi di chitarra che creano un’atmosfera sospesa tra magia e lirismo. Dung, testo in inglese cantato da Alessandro Calzavara aka Hunpty Dumpty è una pop song che vola fra sogni colorati e una vena di malinconia fino allo sferragliante finale, ma tutto l’album è ricco di inventiva e meritevole di ascolto. Certo, se cercate perfezione tecnica e prodotti impeccabili, “Appunti di Viaggio” non fa per voi, ma se alla musica chiedete emozione e passione ne troverete molta fra i solchi imbastiti da Morreale e i suoi complici.

https://mellowlabelproductions.bandcamp.com/album/appunti-di-viaggio

Sterbus: “Real Estate/Fake Inverno”(2018). Gli Sterbus sono un duo composto da Emanuele Sterbini, chitarra, basso, voce, e Dominique D’Avanzo, voce, flauto e clarinetto e per questo ambizioso doppio cd è stato chiamato alla batteria Bob Leith dei Cardiacs, band che con la sua originale miscela di prog e punk è fra le influenze dichiarate dallo stesso Sterbini, ma numerosi sono i musicisti che hanno collaborato in un disco dalle sonorità molto ricche e varie. Il primo cd, ‘estivo’, inizia con la canterburyana Fall Awesome anche se, come spesso accade nel disco, poi si rimescolano le carte, fra impennate della chitarra elettrica e l’esplosione dei fiati; segue il pop rock bizzarro di Maybe Baby con tanto di sitar. Segnaliamo anche le dolci ballate folk cantate da Dominique D’AvanzoIn This GraceHome Planet Gone e il frizzante pastiche pop Shine a Light. Le impennate space fra prog e jazz di Razor Legs. Più tendente al chiaroscuro e qualche concessione alla malinconia il secondo cd ‘invernale’, dopo un breve strumentale c’è l’ariosa e lirica Little Miss Queen of Light. Maybe I’m a Lioness è una canzone sognante fra folk, prog e venature jazz, ma è tutta questa parte che disegna un pop di classe, con melodie delicate e accattivanti molto sixties, fra Kinks e Beatles, ma con uno spiccato gusto personale di ascendenza indie. Chiude la marcetta alla Bonzo Dog Doo-Dah Band di Blackducks on Parade. C’è tanto in questo doppio cd, ma il livello è sempre buono, grazie a un’attenta scrittura e ad arrangiamenti fantasiosi e mai banali che consentono agli Sterobus di navigare con sicurezza fra stili e influenze diversi.

Toni Crimine: “Toni Crimine” (2020). Rock’n’roll selvaggio con riff taglienti e brucianti e un’anima punk che arde fra i solchi e soprattutto sui palchi. Quattordici brani, tutti fra il minuto e mezzo e i tre, veloci, rapidi che colpiscono come staffilate; i testi sono altrettanto crudi e immediati, e talvolta demenziali. Ma chi sono i Toni Crimine? Vengono da Pisa, dove una ventina di anni fa si esibivano in concerti con location improvvisate e improbabili, alimentando quel circuito underground che nella città toscana era stato molto vivace e interessante. Ma il loro debutto, a parte un ep nel 2006, avviene solo ora grazie, alla label pisana Area Pirata che gli ha dato fiducia. Si inizia con Linoleum, scheggia di rock nichilista, e il gioco va avanti libero e sfrenato con l’adolescenziale Auto Pirata, la folle e demenziale Amo Farmi Male, l’inno antimilitarista La Guerra per il Kebab, l’inno punk’n’roll Pisa Brucia, l’ottima, tesa e vibrante, Tappeto che vede al canto Appino e, con un ritornello trascinante e azzeccatissimo, in chiusura il velocissimo punk di Urlo Disperato, con ospite Ico Gattai. Se vi piacciono Turbonegro, Dead Kennedys, la scena hardcore, New Bomb Turks e Social Distortion, i Toni Crimine fanno per voi, energia distruttiva e divertimento a folle velocità sono assicurati.

https://areapiratarec.bandcamp.com/album/toni-crimine-2

Stolen Apple: “Wagon Songs” (2020). Più di dieci anni di attività, ma questo è solo il secondo disco della band fiorentina Stolen Apple, dopo il debutto nel 2016 con “Trenches”. Questo nuovo lavoro è autoprodotto e contiene nove tracce di rock vibrante e sanguigno dalle venature dark. Il primo brano, Suicide, la dice lunga sull’universo emotivo della band. Il disco prosegue col punk melodico di Rengade Sun-Brexit, con qualche spruzzatina glam nel finale, Out of Fashion è un brano cupo e malato che puzza di New York tardi Settanta e, come nella precedente torrida Masturbation, ci mostra l’abilità dei fiorentini nel creare un suono selvaggio, grezzo che è poi l’anima profonda del rock’n’roll urbano, come dimostra Passion. Ma non c’è solo velocità, noise rock, il disco contiene anche Kid, bellissima ballata country solare e psichedelica, e Up Your Mind, cupa e drammatica. In chiusura gli otto minuti di Easier, ipnotici e martellanti, nel quale psichedelia, stoner, space rock, noise, creano un’atmosfera emotiva cupa e distopica adatta ai mala tempora che stiamo vivendo. Quello degli Stolen Apple è un lavoro compatto, ottimamente suonato che ci mostra una band pienamente matura in grado di suonare un album di ottimo rock’n’roll.

Country Feedback: “Season Premiere” (2020). Esaurita l’esperienza dei 7 Training Days, dei quali era il bassista, Antonio Tortorello ha dato vita al suo progetto solista, al quale ha dato il nome di una canzone dei R.E.M., uno dei suoi gruppi preferiti. In questo interessante “Season Premiere”, che esce per MiaCameretta Records, oltre a scrivere tutti i testi e le musiche ha cantato e suonato basso, chitarre, percussioni, tastiere e synth, suoi anche arrangiamenti e produzione. E proprio gli arrangiamenti colpiscono per efficacia e misura e per le soluzioni adottate, dall’uso della tromba a quello del batter di mani, ma è tutto il disco che convince e piace. Musicalmente l’album denuncia la passione per gli anni 90 di band come R.E.M. o Eels, per certa musica black, per le ritmiche afro e per linee ipnotiche psichedeliche. Le nove canzoni presentano uno spettro stilistico molto vario, il che è decisamente un pregio. Si parte con Stuck That Corn Before You Eat, ossessiva e coinvolgente, impreziosita dalla tromba di Giulio Bozzo e da ritmiche tribali, mentre Love Usually Leads To Trouble è omaggio agli anni 90 e ai R.E.M. Sparkles si fa aprezzare per le soluzioni ritmiche e la linea di basso e It Sounds Like the 90’s ha accenti new wave. Burning the Midnight Oil è ipnotica come un Lou Reed meno morboso e apocalittico, ma qui si parla del lavoro e della fatica del lavoro (The cost of living behinf this toil) e il tono è reso malinconico da probabili riflessi autobiografici. Nostalgia affiora anche nella ballata When We Were Young, resa però leggera e dolce dagli ariosi accordi della chitarra. Un riuscito disco indie rock dalla caratura internazionale, dategli anche più di un ascolto.

Caltiki: “Amazzoni” (2020). Il nome lo prendono da un mostro mutante protagonista di un film horror del 1959 diretto da Riccardo Freda, e il power trio romano formato da Tommaso Di Giulio, Giulio Filippini e Mario Montesano, si esercita in un vorticoso e folle gioco tra le varie declinazioni del rock’n’roll. “Amazzoni” contiene dieci brani legati fra loro dal nome femminile, ritratti di donne, storie d’amore fra illusioni e delusioni, ma cantate con sfrontata freschezza, perché innamorarsi è felicità e spensieratezza. Un’atmosfera che ci riporta agli anni gloriosi del beat, citati in brani come Francesca o Rosemary, l’unico cantato in inglese, passando per le inquietudini del personaggio di Marta che ricorda Le Vibrazioni. C’è spazio anche per un titolo più meditato e venato di malinconia come Allegra, per il surf ondeggiante di Simona, per il proto punk spensierato di Cindy, il garage delirante di Valentina e la psichedelia di Luna, forse il brano più complesso del lotto. In definitiva un album che sprizza energia, voglia di stare insieme e ballare, cose che in tempi di coronavirus sembrano lontane, ma che quando torneranno avranno anche i Caltiki come colonna sonora.

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