Dischi Italiani: cinque proposte davvero underground – di Ignazio Gulotta

Prosegue il nostro appuntamento mensile con la musica italiana che una volta avremmo definito underground, band molto differenti fra loro per stile e ricerca, si va così dall’electrorock distopico e cupo dei salentini Nakbyte all’ambient sulfureo di Cameraoscura, segue lo shoegaze degli Huge Molasses Tank Explodes e chiudiamo con l’energico rock sporco e cattivo dei redivivi Not Moving LTD e quello venato di beat dei liguri Le Carogne. Cinque proposte musicali di sicuro interesse, a dimostrazione che nel nostro paese si fa ottima ricerca musicale senza per questo inseguire l’indie modaiolo di – presunto – successo.
Nakbyte: “Obliquus Experience” (2020). Nakbyte è un progetto messo in piedi da tre musicisti salentini: niente paura qui la taranta non c’entra affatto, volto a riflettere sulle mutazioni che l’universo cibernetico sta introducendo nelle nostre vite, sui rischi per la nostra libertà e autonomia che potrebbero farci diventare degli automi inconsapevoli nelle mani dei big data. Il nome scelto è una crasi fra la parola araba Al-Nakba (catastrofe), è anche il nome che designa l’esodo dei palestinesi dalla loro terra, e byte… in una parola la catastrofe informatica che incombe su tutti noi. Conseguentemente la musica, che nei live si accompagna a performance visuali, è di forte impatto, scuote, vibra, non consola, ma turba. Drumming spietato, riff di chitarra che rimandano al metal, in un contesto decisamente aspro e noise, caratterizzano Obliquus, brano di apertura decisamente violento e frenetico. La breve Scut Crash non fa altro che aumentare il senso di inquietudine e smarrimento, mentre Turtles si avvicina allo space rock di stampo kraut di band come Follakzoyd o 10.000 Russos. In Revolution, che chiude questo ep di quattro brani invece, i suoni inizialmente si fanno più cerebrali, per accompagnare la declamazione inquietante di un testo che ci avvisa dei rischi che corriamo, ma poi esplode il motorik della batteria e i lancinanti solo delle chitarre schiudono le porte a un universo tetro e distopico che si dissolve ironicamente fra le voci e i battiti di mani allegri di un gruppo di bambini, ma non c’è consolazione, sembra invece di ascoltare l’annientamento del nostro modo di vivere. L’ep offre venti minuti di electro rock molto ben suonato, che non lascia indifferenti e ci fa conoscere un progetto nato su solide basi musicali e culturali. Esce per la Seahorse Recordings.
https://www.instagram.com/nakbyte/

Cameraoscura: “Quod Est Inferius” (2019). “Quod Est Inferius” ciò che è in profondità, nascosto, occultato, ma che talvolta emerge misterioso e lugubre: è questa la materia del disco del duo Cameraoscura, formato da Marco Valenti ed Eugenio Mazza, il cui disco esce per la Toten Schwan Records. Attraverso le sei tracce si dà sostanza sonora, musicale a un percorso esoterico e alchemico che non libera, ma anzi distrugge, annulla, perché non c’è luce, tutto è avvolto dalle tenebre più oscure. Un viaggio dentro il simbolismo mistico medievale che ci rimanda a forze e potenze oscure e i brani come l’alambicco dell’alchimista mescolano i vari suoni, da quelli più morbidi a quelli più rumorosi. In V.I.T.R.I.O.L. ci sono accenti industrial che ci trasportano dentro una dimensione altra, un’oscura psichedelia che forse è la parte di noi che cerchiamo di nascondere, di non fare emergere. E se “Quod Est Inferius” è ascrivibile al genere dark ambient, non mancano nel disco sprazzi di industrial, black metal, techno, noise e occult psichedelia che rendono il disco ricco di suggestioni. Il susseguirsi dei brani diventa allora un cammino solitario ed enigmatico dentro i meandri sonori orditi con sapienza e intelligenza dai Cameraoscura, a ciascuno poi interpretarne i simboli e il carattere esoterico. Una menzione per l’artwork creato da Coito Ignoto, perfettamente in linea con le atmosfere misteriche evocate nel disco.
https://totenschwan.bandcamp.com/album/tsr-100-quod-est-inferius?fbclid=IwAR07-szcK6Qu4VJYMY-vpQq-hgjMDiew5mPLY4_iQUYaw4D-ViXayfmDvY4

Huge Molasses Tank Explodes: “II” (2020). La band milanese, il cui nome fa riferimento all’esplosione di un serbatoio di melassa avvenuta a Boston nel 1919, è ora al secondo lavoro che ce la consegna matura nel declinare la formula ben rodata di un suono psichedelico tipicamente shoegaze. Non c’è dubbio che i cinque ci sappiano fare, imbastiscono un disco con canzoni ben costruite e arrangiate che funzionano subito al primo ascolto, trascinandoci dentro atmosfere oniriche e sognanti, con quell’inquietudine e quell’idea di disillusa indolenza che è tipico del genere. La traccia Dream Within A Dream ben esemplifica il suono degli HMTE, canto alquanto monocorde, ma efficace nell’evocare atmosfere ipnotiche e indolenti, mentre le chitarre disegnano scenari oscillanti fra sogno e realtà. Altre tracce da notare, in un album che peraltro si mantiene sempre su buoni livelli, l’intensa No Onecostruita su una ritmica martellante e su lirici solo di chitarra, mentre Wait For Sleep sposa toni più scuri e inquieti, infine, in So Much Love, emergono in modo più deciso quelle influenze kraut che serpeggiavano già in altri brani. La band declina con sicurezza e gusto la sua personale versione dello shoegaze realizzando un disco di buona scrittura e di sicura presa che non mancherà di piacere agli appassionati del genere e della psichedelia.
https://hmte.bandcamp.com/

Not Moving LTD: “Lady Wine” (2019). Vero che si tratta solo di un singolo, con per di più un solo inedito, gli altri sono invece due vecchi brani riarrangiati, ma non potevo non segnalare il ritorno su disco di una band che ha fatto la storia del garage e del rock’n’roll, che ha infiammato i palchi di mezza Europa negli anni 80, portando in giro il verbo di una musica radicale e non compromessa. Già da mesi i vecchi amici Rita Lilith Oberti, Tony Face Baciocchi e Dome La Muerte, che avevano fondato la band in quel di Piacenza, si sono ritrovati, hanno aggiunto la sigla LTD al nome e, insieme alla nuova chitarrista Iride Volpi, hanno ricominciato a far su e giù per la penisola con una serie di concerti che li ha mostrati in ottima forma e ancora in grado di graffiare con la loro miscela di blues sporco, garage, surf punk e psichedelia. È quindi da salutare con gioia questo ep uscito solo in vinile per Area Pirata, augurando che sia un antipasto per un futuro disco sulla lunga durata. Lady Wine è un blues rugginoso e acido, la voce di Lilith, roca e fumosa, sporca impeccabilmente il tutto, mentre la chitarra di Dome disegna riff taglienti e brucianti e il drumming essenziale e preciso di Baciocchi e la chitarra di Iride Volpi ne scandiscono il ritmo veloce. Gli altri due brani, Spider e Suicide Temple, mantengono alto il fuoco del rock’n’roll e quello dei ricordi per chi i Not Moving li ha amati e seguiti nella loro prima incarnazione, ma sfido anche i neofiti a restar fermi mentre ascoltano… it’s only rock’n’roll, but I like it! Bentornati.
https://areapiratarec.bandcamp.com/album/not-moving-ltd

Le Carogne: “TuttiFuzzy” (2019). Torridi riff di chitarra e una violenta cascata di battiti della batteria introducono subito nel clima incandescente del nuovo lavoro dei liguri Le Carogne, e che le cose si mettessero in questo modo, sia il nome scelto dalla band sia la copertina, l’interno di un bar dove il gioco a carte e il biliardo sono stravolti da una scena splatter, avrebbero messo sull’avviso chiunque non avesse avuto modo di conoscere Le Carogne nei loro dieci anni di attività. La successiva Peonia mantiene alto il groove, ma con la sfrontatezza ribelle del beat anni Sessanta, mentre Night and Years assume movenze space nel finale, grazie all’uso evocativo del theremin. Screen and Addicted è garage acido e corrosivo, tutto da pogare instancabilmente, mentre I’ve Lost My Way sceglie una linea più melodica e perfino epica nel finale. Con Fermo Immagine si ritorna alla lingua italiana e si cita il beat italiano… il divertimento è assicurato: chiude The Monster, traccia che si discosta dalle precedenti per un suono più scuro e abrasivo, un blues rock malato e sporco, che ci ricorda, se mai ce ne fossimo dimenticati, che il rock sta nella parte nascosta della vita, quella che non ha paura di sporcarsi le mani nei vicoli bui, siano essi reali o metaforici.
https://areapiratarec.bandcamp.com/album/tuttifuzzy

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