(dis)Avventure di Un Povero Cristiano – di Ginevra Ianni

Quando accadono fatti del genere le notizie dilagano velocissime su tutti i mezzi di comunicazione: il governatore della regione Abruzzo Luciano D’Alfonso è stato indagato per tre appalti di cui uno riguardante il terremoto dell’Aquila con le accuse di turbativa d’asta, corruzione, abuso d’ufficio. Fatti gravi in sé, gravissimi se riguardano una regione particolarmente martoriata negli ultimi tempi da terremoti, maltempo e slavine mortali coma l’Abruzzo.
I suoi abitanti scherzano spesso sul motto della regione: Forte e gentile si ma, chiosano caustici gli abruzzesi, fessi no. Eppure in questa valanga di notizie sembra davvero che qualcuno si stia divertendo molto a destabilizzare un territorio che già di suo sta soffrendo tantissimo prendendo per fessi i suoi abitanti. Oltre al terremoto del 2009 che ha di fatto cancellato il suo capoluogo di regione, oltre al terremoto di Amatrice del 2016 che ha raso al suolo una miriade di paesi, oltre ai danni per l’eccezionale nevicata che si è abbattuta sul territorio, oltre a un’infernale slavina che ha ucciso tanti innocenti che credevano di essere in vacanza, adesso si scopre che anche i suoi vertici politici insensibilmente affondano le loro mani nella carne viva di tanto dolore.
E’ un quadro scoraggiante da qualunque angolazione lo si guardi, sia per la gente comune che malgrado tutto resta al suo posto e continua a provare a ricominciare, sia da parte di chi cerca di amministrare e gestire politicamente una crisi così ampia e profonda. L’uomo della strada ci vede l’ennesima presa per i fondelli a suo carico da parte di chi lo governa e gli impone tasse e balzelli esosi che non gli tornano quasi mai in servizi, gli amministratori onesti ( ce ne sono, magari non tutti e magari pochi ma ce ne sono) si trovano in empasse davanti ad un meccanismo di fatto ingovernabile ma. C’è un ma e bisogna valutare bene e con attenzione i fatti per come sono. Ricevere un avviso di proroga delle indagini non significa ancora essere colpevole, bensì vuol dire che come governatore della regione D’Alfonso è il diretto responsabile delle attività che tutti gli uffici hanno svolto, soprattutto di quelle losche se vi sono state commesse da lui e/o dai suoi impiegati e dirigenti e pertanto, se riconosciuto colpevole, è giusto che egli debba risponderne alla Legge. Quindi crocifiggerlo adesso con una sorta di condanna preventiva è sbagliato e scorretto.
Ora diverrebbe l’incarnazione ed il capro espiatorio di tutti i flagelli che si sono abbattuti sul territorio: mentre le case crollavano per il sisma o per la neve lui rubava a man bassa. Se le indagini sono state avviate dalla magistratura certamente si è ravvisato che irregolarità e sospette violazioni della legge vi siano comunque state e che qualcuno debba averle commesse per guadagnarci meglio e di più in barba al (pover’) uomo della strada di cui sopra che continua ad arrabattarsi tra ricostruzione e crisi. Bisogna stare attenti e molto in questa fase delicata perché non è assolutamente giusto che ci si approfitti vigliaccamente di un popolo messo così duramente alla prova ma è altrettanto sbagliato cominciare una caccia alle streghe giusto per avere qualcuno da bruciare sul rogo come colpevole.
In questo la stampa ed i mezzi di comunicazione in generale hanno una responsabilità diretta e determinante soprattutto se si è consapevoli che la notizia viene data a chi è ancora sotto una carico di difficoltà enorme come il (pover’)uomo della strada di poco fa. Camminare sul filo di lana in questo momento significa fare del vero giornalismo, significa dare la notizia oggettivamente, senza pendere sia pure inconsapevolmente né da una parte né dall’altra. Perché raccontare i fatti così come sono talvolta può essere difficile, arido ma sempre meglio che sbattere il mostro in prima pagina o prendere in giro il (pover’)uomo che legge per avere notizie e perché no, conforto;  è una questione etica, di rispetto per ambo le parti. Allora è meglio ricordarsi che il motto della regione è stato creato proprio da un giornalista (non abruzzese ma emiliano) Primo Levi omonimo del celebre autore,  per il quale essere abruzzese vuol dire proprio essere forte e gentile: “V’a nella nostra lingua…una parola consacrata nell’intenzione degli onesti a designare molte cose buone, molte cose necessarie: Forza. Epperò s’è detto e  si dice il forte Abruzzo. V’a nella nostra lingua, tutta, in se stessa, comprensiva eleganza, una parola che vale a comprendere definendole, tutte le bellezze, tutte le nobiltà  è la parola Gentilezza. Epperò, dopo aver visto e conosciuto l’Abruzzo, dico io: Abruzzo Forte e Gentile. Epperò, dopo aver visto e conosciuto l’Abruzzo, ho detto e ripeto io: Abruzzo Forte e Gentile”. Ma fesso no.  

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