Dire Straits: dalle “Terribili Ristrettezze” al successo planetario – di Claudio Trezzani

Mai nome scelto per una band fu più evocativo di ciò che furono i loro inizi: “dire straits” (uno slang che sta per “terribili ristrettezze”  o “terribili avversità”). La Band nacque nel 1977 da un’idea di un ex insegnante inglese che rispondeva al nome di Mark Knopfler e si distinse subito per un sound pulito, elegante e stilisticamente perfetto, in completa contrapposizione con la moda dilagante del ’77 londinese, dedito al punk selvaggio e attento alla nascita della dance. Ecco che quindi il successo non arrivò subito e il mondo ci mise qualche tempo per apprezzare la loro musica ma, soprattutto, ad accorgersi del debordante talento del loro chitarrista e cantante, che negli anni a venire diverrà ispirazione per milioni di aspiranti musicisti. Di sicuro oggi lo possiamo considerare uno dei chitarristi più influenti della storia e appunto, l’anno prossimo verranno inseriti nella Hall of Fame. Per anni, prima di quel 1977, Knopfler si era dedicato ad affinare il suo stile chitarristico, oggi divenuto il suo marchio di fabbrica: chitarra suonata senza l’ausilio del plettro, usando la punta delle dita in maniera leggera, in quanto mancino naturale poteva al contrario dare più incisività nel far vibrare le corde, dando al tutto un suono che divenne subito riconoscibile e oggetto di vari tentativi, falliti, di imitazione. In quegli anni scrisse tantissimi pezzi, ma non ebbe mai il coraggio e i compagni giusti per tentare l’avventura musicale. L’occasione arrivò grazie al fratello David e al suo coinquilino bassista John Illsley, con una buona dose di coraggio e costanza, inizi stentati e concerti tenuti nel retro della loro casa e la successiva aggiunta di un batterista, Pick Withers, vecchia conoscenza di Mark, arrivarono a registrare un demo di cinque pezzi che cambiò le loro vite per sempre. In quel demo era già presente quella che diventerà una delle canzoni più belle di tutti i tempi, Sultans Of Swing ma, soprattutto, già da subito queste prime loro canzoni furono una “mosca bianca” nella musica dell’epoca, nella quale nessuno si era mai spinto così controcorrènte rispetto alle mode. Testi evocativi e impegnati mai leggeri, come invece imponeva il manuale della musica pop e, soprattutto, musiche mai banali o “facili” ma ispirate al Jazz e al Blues acustico americano. Il demo fu inviato ad un dj molto noto per la sua trasmissione sulla BBC, Charlie Gillett, che avrebbe dovuto solo inviare un suo giudizio sui pezzi e sulla band. Gillett invece rimase talmente estasiato da questo sound cristallino, così diverso e così riconoscibile, che senza chiedere o dire nulla alla band, inserì stabilmente la meravigliosa Sultans of Swing  nella sua programmazione. Così, il pezzo che parlava di un gruppo di amici animati dall’amore per la musica, e che aveva al suo interno uno degli assoli più belli mai sentiti, gli fece ottenere il loro primo contratto discografico. Una svolta anche oltre le aspettative. Così, nell’estate del 1978 i Dire Straits diedero alle stampe il loro esordio omonimo, che nonostante il giudizio lusinghiero della critica, in Inghilterra non ottenne subito il successo sperato e venne in parte ignorato dal pubblico. Sembrava che questo sound avesse bisogno di tempo per attecchire nelle orecchie di un’audience abituata a sonorità meno “intellettuali”. La migliore pubblicità per il disco fu organizzare un mini tour europeo che fece ottenere un ottimo successo di vendite all’album, così come avvenne negli Stati Uniti, anche in Germania e in Olanda le vendite furono molto soddisfacenti. Così, la Gran Bretagna si accorse di loro e della loro musica. Vennero alla luce brani come Down The Waterline, che inizia sfumata ma poi trascina con le sue chitarre cristalline, o come la stupenda Water Of Love, con il suo testo sul bisogno d’amore. A fine 1978 il gruppo terminò le registrazioni per la loro seconda fatica discografica, che uscì nell’estate del 1979. Communiquè” riprese il discorso lasciato aperto dal precedente. Stesso stile e una manciata di canzoni stupende, senza filler, senza cali di tensione. Il loro repertorio si era arricchito di nuove hitOnce Upon a Time in The West, che diede il primo esempio dell’amore che Marc Knopfler aveva per il vecchio west americano (e che lo porterà poi verso altri lidi), l’acustica Where Do You Think You’re Going o la romantica Portobello Belle. La reazione di critica e pubblico fu quasi opposta rispetto al loro esordio, il pubblico amò da subito il disco che era ciò che tutti aspettavano da loro, mentre la critica che aspettava un’ulteriore evoluzione delle composizioni, rimase delusa da un album che seguì la stessa linea del precedente. Una cosa era certa e questo disco fu la conferma: la formazione era una “one-man band”. Mark Knopfler era l’unico compositore delle canzoni, il loro sound lo aveva inventato lui, la sua straordinaria tecnica li aveva resi unici… gli altri erano la band di “supporto”, brutto a dirsi forse, ma è la verità; infatti a tutt’oggi, lui è l’unico ad essere ancora sulla cresta dell’onda. La svolta tanto attesa dalla critica esigente, avvenne con l’avvento degli anni 80 e con l’uscita del loro disco più venduto in Italia (grazie alla partecipazione a San Remo): Making Movies”. Knopfler, al consueto melting pot di jazz folk blues e country, aggiunse marcate venature rock, con arrangiamenti di chitarra maggiormente “aggressivi” e l’aggiunta delle tastiere di Roy Bittan (della E-Street Band), come in Solid Rock o nel capolavoro Tunnel Of Love. Quest’ultima fu anche un’ulteriore evoluzione nelle liriche, un vero e proprio racconto urbano, così come divenne celebre per un altro assolo che entrerà diritto nella storia della musica: meraviglioso. La canzone più famosa e celebrata fu però la storia romantica di Romeo and Juliet. Ispirandosi ai protagonisti di shakespiriana memoria, Mark disegnò in musiche e liriche una storia sull’amore tragico che divenne la sua canzone più amata e ammirata da folle di musicisti, che la citarono come loro ispirazione musicale. Le registrazioni del disco furono però le ultime che videro i due fratelli lavorare assieme, David, in totale disaccordo sul lavoro fatto alle chitarre e al sound decise di abbandonare la band, non terminando nemmeno il disco. Fu rimpiazzato per la successiva tournée da Hal Lindes, che assieme al tastierista Alan Clark, divenne membro ufficiale della band a partire dal 1980. Una tournée che fu un successo mondiale e venne anche trasmessa in tv in GermaniaKnopfler, a questo punto della carriera della band e con un organico nuovo voluto da lui, prese il completo controllo artistico e musicale del gruppo. Tutto questo produsse nel 1982 il loro disco più sperimentale e coraggioso, Love Over Gold”, un lavoro composto da soli cinque pezzi, quasi delle suites caratterizzate da un sound di stampo jazzistico, riflessive, “difficili”. Ancora un disco composto da brani che si scolpiranno a fuoco nella storia della musica: basti pensare all’intensità di Private Investigations o al testo impegnato di Indusrial Disease, brani sorretti dalla chitarra ma anche da un lavoro magistrale alle tastiere e all’aggiunta di Mike Mainieri  al vibrafono. Un disco del genere di solito non ha mai un successo di pubblico adeguato e invece l’album ottiene un ottimo riscontro di vendite e dà ragione al coraggio di Knopfler, mai incline a compromessi quando si tratta della sua idea di musica. La band agli inizi del 1983 cambiò il batterista Withers, che si ritirò a vita privata, con Terry Cummings e, nello stesso anno, diede alle stampe un EP di soli quattro brani, divertenti ma sempre di qualità, con testi mai banali che precedettero di poco l’inizio della nuova tournée mondiale, che ottenne record di pubblico in ogni angolo del globo. Il concerto conclusivo del tour, tenuto il 23 luglio 1983 all’Hammersmith Odeon di Londra, fu utilizzato per l’album dal vivo Alchemy Live”, uscito nel 1984. Una stupenda fotografia dell’abilità eccezionale della band anche sul palco e uno dei primi dischi ufficiali dal vivo a non aver ricevuto nessuna modifica o aggiustamento da studio. Il sound doveva richiamare quello delle registrazioni bootleg e il loro carattere di immediatezza. Altro giro, altro successo. Negli anni che seguirono assieme al lavoro con la band, Knopfler si impegnò anche in progetti paralleli quali colonne sonore o produzioni musicali per altri artisti, e questo influenzò il suo sound. La deriva che a breve prenderà la sua carriera sarà profondamente influenzata da tutto ciò. In questi due anni la band aveva subito ulteriori cambiamenti di line-up, perso il chitarrista Hal Lindes, al gruppo si aggiunse un altro tastierista, Guy Fletcher, il batterista jazz Omar Hakim, il chitarrista Jack Sonni poi escluso dal tour e molti altri. Tutto era pronto per le registrazioni di quello che divenne uno dei dischi più venduti di tutti i tempi, oltre 30 milioni di copie, ma anche forse musicalmente il loro disco meno riuscito, di certo pieno di pezzi stupendi e di qualità ma forse un po’ troppo influenzati dal pop commerciale dei terribili anni 80. Il 13 maggio 1985 i Dire Straits pubblicarono Brothers In Arms”, e il disco volò subito in testa alle classifiche stupendo persino gli stessi componenti della band ormai allargata. Al suo interno troviamo pezzi che hanno fatto la storia della musica, dalla title-track, un pezzo contro la guerra caratterizzato da un’intensità pazzesca… poi Money For Nothing, caratterizzata da un riff di chitarra magnetico e dall’aggiunta della voce di Sting, per arrivare alla scanzonata Walk Of Life, che diverrà un inno anche nelle discoteche di tutto il mondo. Impensabile fino a otto anni prima. Un’altra particolarità dell’album fu quella di essere uno dei primi dischi ad essere registrato e stampato usando tecnologie digitali: era nato il compact discLa tourneè che segui il disco fu da tutto esaurito in ogni angolo del mondo, più di 240 concerti in due anni, fra i quali anche il leggendario Live Aid 85, evento benefico organizzato da Bob Geldof. Knopfler, assieme a questa impegnative attività live, firmò anche famose colonne sonore e prese parte come compagno di avventura al tour mondiale dell’amico Eric Clapton, che ricambiò il favore sostituendo alla chitarra Jack Sonni, diventato padre, nel mega concerto benefico in occasione del 70esimo compleanno di Nelson Mandela, tenutosi a Wembley l’11 giugno 1988. Le defezioni in seno alla band continuarono, anche il batterista Terry Williams abbandonò la nave. Con l’avvento degli anni 90 Mark Knopfler  era sempre più preso da progetti paralleli alla band, dal cui successo troppo grande voleva allontanarsi. Colonne sonore, super gruppi di stampo country (i Nothing Hillbillies) e collaborazioni (con il chitarrista country Chet Atkins) segnarono questo periodo della carriera del chitarrista. Dopo aver partecipato all’ennesimo mega concerto benefico, il Festival di Knebworth,  la band con l’aggiunta di tantissimi nuovi elementi, fra i quali il virtuoso della pedal steel-guitar Paul Franklin, si chiuse in studio per registrare un nuovo album che fosse degno successore sei anni dopo del pluripremiato Brothers in Arms”. L’attesa spasmodica dei fan e degli addetti ai lavori (che non vedevano l’ora di verificare le voci che volevano una deviazione decisa verso il country americano erano vere), venne soddisfatta il 10 settembre 1991 con l’uscita di On Every Street”. Le voci che si erano rincorse sulla svolta country erano vere in parte, il disco nacque nella testa di Mark come un acustico tributo a quella musica da lui tanto amata ma, durante la lavorazione e la collaborazione in studio, il disco si era trasformato in un lavoro senza uno stile prevalente, di qualità alta ma che ottenne vendite non all’altezza del predecessore. Il disco, che va dal rock scatenato di The Bug al blues malinconico di Fade To Black, al country acustico di Ticket To Heaven, fu il canto del cigno da studio di una grandissima band, che dopo il tour mondiale sold out, terminò la propria attività come gruppo nel 1993, con l’uscita dell’ottimo disco dal vivo On The Night”, testimonianza fantastica di quel viaggio che toccò anche l’Italia con  quattro concerti a Milano, due a Verona, uno a Firenze, due a Roma e uno a Cava de’ Tirreni (sono stato orgoglioso testimone della tappa del 10 settembre 1992 ad Assago e ho ancora i brividi a pensarci). La carriera di Mark Knopfler finalmente potè seguire il suo corso naturale, lontano dall’odiato music business, con dischi sperimentali, di qualità altissima ma mai commerciali. Vi lascio con una citazione di Knopfler, risposta all’ennesima domanda sullo scioglimento della band, che ben riassume la sua visione della vita e della musica: “Considero i Dire Straits come un luogo meraviglioso da visitare, ma non in cui fermarsi per viverci.” Giusto fermare la macchina quando non si ha nulla da mettere nel motore di nuovo. L’affetto che ho per questa Band è legato al fatto che Making Movies” è, a mia memoria di bambino, il primo LP che abbia mai sentito e la prima canzone rock di cui mi sono innamorato è stata Expresso Love loro mi hanno trasmesso l’amore per la musica di qualità e non legato al “commerciale”. Grazie Mark. 

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