Dino Crocco… “La motoretta” e “L’orchestrina” – di Rosanna Cornaglia

Una persona speciale e unica, vicina alla gente, che riusciva a trasmettere calore, affetto e amicizia…
se penso a tutto questo mi torna in mente Dino Crocco.
Se riusciva a essere così affettuoso con chi incontrava per caso, per poco tempo, non oso pensare quanta carica amorevole riservasse ai familiari e agli amici.
Stavo vivendo il mio primo decennio di vita, quando mi accorsi che tante donne, che allora avevano la mia età di adesso, impazzivano per Crocco.
Tutte erano innamorate platonicamente di Dino… sia artisticamente, sia perché era un uomo sensibile:
Carla, mia nonna e, in fondo, anch’io. 
Quella di Dino è un po’ la storia di tanti.
Intraprese la strada dell’arte, nonostante i grossi contrasti con i genitori che per lui si erano immaginati una vita diversa… dati i risultati la sua scelta è senz’altro risultata quella giusta.
Ma come si avvicinò al campo musicale?
Dopo una parentesi in cui lavora come meccanico, gestisce un bar frequentato da cantanti famosi negli anni ’50: Giorgio Consolini, Luciano Tajoli e Nunzio Filogamo… è da queste frequentazioni che Crocco decide di fare il musicista professionista.
Il gruppo d’esordio furono i Quighem, per passare quasi subito ai 4 Assi (Mirko Mazza chitarra elettrica, Pasqualino Carloni basso elettrico, Mario Bocca trombone, Fred Ferrari tastiere e, naturalmente,
il nostro drummer… Dino Crocco. Con questa formazione suona abitualmente al Lavagello di Castelletto d’Orba. Da questa località del profondo e nascosto sud Piemonte i 4 Assi vengono spediti a Roma, nella famosissima
Via Veneto, ad allietare le serate capitoline di un nightclub dalla mitica memoria… la Rupe tarpea.
Risalgono poi verso nord e per tutta una stagione suonano nel locale più in del periodo…
La Capannina a Forte dei Marmi. Qui avviene una fatto curioso e fortunato. I 4 assi vengono ripresi in una breve sequenza dalla troupe di Dino Risi e immortalati nel film Il sorpasso.
In quel periodo sta arrivando in Italia l’ondata beat e Dino Crocco ne viene travolto…
il gruppo cambia nome e i protagonisti di questa storia diventano gli Scooters… partecipano a
Un disco per l’estate e ottengono una particina nel film Il professor Matusa e i suoi Hippies,
incidendo per la colonna sonora quello che diventerà il loro più grande successo… “La motoretta”.
Gli Scooter ebbero anche una breve stagione di successo all’estero, con una tournèe a Londra e in ArgentinaQuando la Band si scioglie ci ritroviamo già a metà degli anni settanta.
Dino si butta a capofitto in una nuova passione: il ballo liscio e la musica popolare.
Le radio e le TV private cominciano a nascere un po’ ovunque. Tra queste, a Castelletto d’Orba, c’è Radio City e poi Telecity (che diventerà in seguito 7 Gold Telecity). Crocco parteciperà a questa avventura radiofonica prima e televisiva poi sin dagli albori. Con la sua voce roca e suadente ha condotto con successo programmi come:
Il pizzicotto, Citylandia, Gran Rodeo, Viva la gente, Liscio non ti lascio, Il Tombolotto, Caccia al campione,
A botta calda (calcistico) e il Giocolone
Per Italia 8 ha invece condotto la trasmissione Amichevolmente con voi.
Dino ha anche vissuto l’epopea di Drive in, partecipando ad alcune puntate della fortunata trasmissione televisiva con siparietti comici che finivano sempre con la canzone “Rosamunda” cantata e suonata con la fisarmonica (suo primo strumento e sua prima passione, prima della batteria). Uomo empatico e comunicativo è sempre in sintonia con la gente… con queste doti Crocco veste anche i panni di giornalista e sforna parecchi reportage che documentano il dramma dell’alluvione di Alessandria del 1994, che fece parecchie vittime. Il programma si intitolava…
Per non dimenticare e, in seguito, creò un angolino televisivo, Tre minuti con… nel quale affrontava i problemi della gente comune, dando voce a chi voce non ha. 
Il Programma di musica popolare
Musica insieme (che ancora oggi è trasmesso) è quello che Dino condurrà fino alla fine.
Lascerà i suoi fan affranti l’11 agosto 2010, a Ovada, sua città natale. Aveva solo 78 anni.
Paolo Conte gli dedicherà una sua canzone… “L’orchestrina” e io vorrei lasciare i lettori di questo articolo, salutandoli come era solito fate Crocco alla fine di una trasmissione… “Duma c’anduma”.
Purtroppo l’impietoso web non ci consente di rintracciare immagini buone da illustrare per Dino…
troppo marginale, troppo umano forse.

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dino crocco

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