Diego Protani e Viviana Vacca: “Sulle labbra del tempo. «Area» tra musica, gesti ed immagini” (2017) – di Maurizio Galli

«Per me che ho 75 anni, allora c’erano più speranze. Avevo più fiducia, perché se avessi fatto un bellissimo lavoro, avrei potuto vendere le immagini anche per poco, c’erano giornali militanti, c’era un’alleanza tra artisti, ultimi e musei, imprese culturali… oggi lavoro a vuoto… nessun giornale vuol pubblicare queste immagini scomode» (Tano D’Amico). Iniziamo cercando di conoscere un po’ meglio i due autori: (dalle nostre parti si usa ancora essere cavalieri quindi prima le signore): Viviana Vacca: laureata in filosofia e docente di liceo artistico. Oltre ad aver svolto attività di ricerca in Francia e Italia è autrice di alcune pubblicazioni dedicate al “rapporto tra il pensiero di Deleuze e l’immagine artistica contemporanea”. Diego Protani: classe 1979, nato a Roma ma cittadino di Ceccano (FR). Nella sua provincia ha organizzato centinaia di eventi culturali oltre a collaborare in modo attivo con il quotidiano, della provincia di Frosinone, L’inchiesta quotidiano e curando una rubrica di libri per www.unoetre.it Ad un certo punto della sua vita decide di diventare scrittore e lo fa con questo libro “per necessità, per far conoscere anche ai più giovani un periodo importante per l’Italia”. E ora largo al libro. “Sulle labbra del tempo” – lasciate che dica subito che questo è un titolo che già da solo riesce ad evocare le immagini, i colori e soprattutto i suoni di quel periodo – è un saggio che partendo dagli Area – International POPular Group, o più comunemente Area, di Demetrio Stratos (ma anche di Fariselli, Tofani e Capiozzo) si sviluppa lungo tutto il decennio affrontando quella che era la difficile, ma al contempo esaltante, situazione artistica e  socio-politica in cui l’Italia si trovava. Per raccontarci quel periodo Viviana Vacca e Diego Protani, utilizzano in modo impeccabile una serie di interviste – ben oltre settanta artisti che quel periodo lo hanno vissuto davvero appièno – come a esempio: Richard Sinclair (cantante e bassista dei Caravan), Alphonso Johnson (bassista dei Wheater Report, Santana e Pino Daniele), Franco Fabbri (chitarrista e compositore degli Stormy Six), John Mayall (inutile aggiungere note ad un simile artista), Ernesto Bassignano (cantautore, giornalista e funzionario dell’allora PCI) e Vincenzo Sparagna (fondatore della rivista “Il Male”… quanto l’ho amata in gioventù) e molti altri. Il saggio, che ricordiamo è edito dalla Lfa Publisher, ci accompagna attraverso gli anni 70: anni che, nonostante socialmente e politicamente fossero bui, sono stati in grado – grazie ai suoi “attori” – di far intrecciare l’arte (nel senso più esteso possibile) con la politica. Per raccontare tutto ciò (e molto di più) i due scrittori hanno arricchito il volume con l’arguta prefazione di Fabrizio Fariselli, gli scatti del fotografo Tano D’Amico (mi piace ricordarlo anche per le sue magnifiche foto sugli ultimi, i senza potere, i poveri, i diseredati, le vittime di ogni guerra e sopraffazione), i disegni dell’artista Pablo Echaurren (scoperto da Arturo Schwarz, patron del dada-surrealismo) e dai racconti di Salvo Vitale, fondatore con Peppino Impastato, di Radio Aut. Un libro – “Sulle labbra del tempo. Area tra musica, gesti ed immagini” – che consiglio vivamente sia agli appassionati di musica sia di storia del nostro paese ma anche, e soprattutto, a tutti quei giovani assetati di curiosità che hanno voglia di immergersi “sulle labbra del tempo” in quel particolare e a suo modo stimolante periodo storico. Alla via così.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *