“Dieci marzo” – di Ginevra Ianni

Un giorno l’anno, l’otto marzo, il mondo intero, le attività commerciali e, soprattutto gli uomini, si ricordano delle donne. L’otto marzo dal sorgere del sole fino a sera inoltrata fanno a gara a fare gli auguri, a dare la precedenza o a lasciare aperta la porta per farle passare. Per non parlare delle foreste intere di mimose che vengono sfondate per colorare di giallo città, aule o uffici. L’otto marzo. Un giorno su 365. Nei restanti si stupra, si molesta, ci si prende confidenze non richieste in nome dello slogan “avete voluto voi la parità”… ed è così se tutto va bene, altrimenti visi sfregiati dall’acido o coltellate o morte di botte. Le donne da Adamo in poi hanno sempre dovuto fare due passi alla volta: uno per andare avanti ed uno per recuperare la distanza imposta dall’uomo… e intanto hanno sgravato, hanno lavorato, hanno pianto e si sono ammalate curando genitori anziani, mariti, figli… hanno stirato montagne di bucato e intanto pagavano le bollette e portavano i figli in piscina o a calcio. Sempre. Dando tutto per scontato, in fretta, aiutandosi da sole e certi giorni senza neanche avere il tempo di guardarsi allo specchio. Una di loro, una di quelle che la vita ha bastonato per bene e poi “zitta a mosca”, ha scritto che quando le donne si sarebbero accorte delle loro effettive capacità sarebbero state in grado di cambiare il mondo ma solo a condizione di non indulgere nel loro antico peccato, nella loro debolezza più grande: cadere nel buco nero che la loro anima nasconde e dentro cui tutte prima o poi vengono assorbite. E’una palude nera e fitta che sta nell’angolo più remoto della loro anima, Lì tira sempre vento gelato (forse per questo le donne sono tutte freddolose) e assorbe senza riscatto i loro colori, la loro forza, le loro energie. Si può emergerne, se ne deve uscire… e questo tutte le donne lo sanno bene ma, costa fatica e pianto. È sempre una specie di rinascita, un travaglio necessario in cui generano sé stesse. Gli uomini guardano, le scrutano da sempre consumarsi e poi tornare a splendere e, sebbene non capiscano questo tormento interiore, lo intuiscono e vanno avanti. Loro. Facendo quei famosi due passi avanti che tutte poi si affannano a recuperare. Quando si riesce a colmare questa distanza non sono preparati, non sanno come confrontarsi e qui il loro comportamento fa uscire la madre nascosta dentro: possono essere rispettosi e capire l’uguaglianza nella differenza o non sanno gestire la perdita del predominio… e allora eliminano fisicamente il rischio sparando, picchiando, uccidendo. Buon dieci marzo a tutti gli uomini, senza mimosa e senza fiori ai funerali di donne morte. Per amore credono loro. Per paura della verità delle loro compagne che non sono né meglio né peggio di loro. Fragili come loro. Diverse da loro.

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