Depeche Mode: “Stripped” (1986) – di Benedetta Servilii

Matilda aveva dieci anni quando descrisse, per la prima volta, cos’era per lei la felicità. La maestra le aveva dato il voto più alto della classe per aver raccontato sensazioni ed emozioni legate ad un semplice gesto con la leggerezza della bambina che era e, allo stesso tempo, con la consapevolezza della donna che sarebbe diventata. “Felicità è camminare scalzi“, aveva esordito Matilda. Aveva scritto questa prima frase in stampatello come se non vi fosse altra felicità contemplabile. Per lei, effettivamente, non c’era. Aveva descritto il suo senso di costrizione nell’indossare qualsiasi tipo di scarpe, le percepiva come uno schermo tra sé e quella terra da cui non doveva certo difendersi, perché sentiva di farne parte. Il racconto proseguiva con la descrizione di un respiro che smetteva di essere ansioso e irregolare non appena aveva l’opportunità di togliersi le scarpe e riconoscere il suo mondo attraverso il contatto a piedi nudi. Per far sì che fosse chiara la sensazione di cui stava parlando, Matilda aveva utilizzato la metafora di una quercia a cui vengono messi tappi alle radici: “Potrebbe diventare così verde e maestosa? Potrebbe crescere e rinvigorirsi senza potersi affidare completamente alla sua terra?“. Aveva reso perfettamente l’idea.
Poi Matilda era cresciuta e aveva preso gradualmente coscienza del suo corpo e non solo dei suoi piedi. Aveva realizzato che la nudità non era affatto semplice così come la immaginava da piccola mentre si divertiva a scoprire le reazioni del suo corpo riflesse dai suoi piedini curiosi. Aveva sperimentato i cambiamenti repentini delle sue forme, a volte inaccettabili di fronte a uno specchio, imparando pian piano ad innamorarsene senza più poterne fare a meno. Era tornata a provare quella sensazione di costrizione non solo per le scarpe ma anche per i vestiti che si toglieva velocemente di dosso appena varcata la soglia di casa. Danzava in giro per le stanze nuda, si immergeva nella vasca stracolma d’acqua e oli essenziali, avvolgendosi nell’abbraccio di un accappatoio come se si stesse liberando di un agente urticante. Poi la quiete tornava. Superati i pudori adolescenziali, aveva sperimentato quanto fosse facile spogliarsi di fronte a qualcuno e scambiarsi la pelle, ma così difficile mettersi davvero a nudo. C’è una grande differenza tra l’essere spogli e l’essere nudi, purtroppo o per fortuna. Matilda credeva fosse una fortuna saper distinguere le due cose. Si era spogliata insieme a molti, cercando di far conoscere a tutti la persona più vicina a se stessa che riuscisse a mostrare, anche insieme agli uomini che poi aveva lasciato serenamente andar via per il loro pudore misto a paura.
Nuda era stata con pochi. Pochi erano stati nudi con lei. Gli amici di una vita la cui nudità aveva il colore degli occhi oltre che la forma dei corpi; gli incontri inevitabili, quelli della durata di una scintilla ma capaci di rimanere indelebili come l’inchiostro sotto pelle. Poi c’era la terra da cui Matilda aveva imparato la sensazione di aridità e vitalità, gli unici filtri con cui avrebbe sempre guardato il mondo. Quando l’aridità aveva la meglio allontanandola dalla sua natura, Matilda si rifugiava nel suo posto preferito: quel laghetto di fronte alla montagna dove aveva trascorso giorni interi a inseguire i grilli quando era bambina. Non pioveva da giorni e i suoi piedi calpestarono una terra arsa dal sole. Matilda si sentiva esattamente così. Immerse i piedi nell’acqua e sentì subito il sollievo. Alzò gli occhi al cielo inarcando la schiena per respirare a pieno l’aria che preannunciava il temporale. Anche la terra, insieme a lei, sarebbe presto rinata. Ancora una volta.

Come with me/ Into the trees / We’ll lay on the grass / And let the hours pass
Take my hand / Come back to the land / Let’s get away
Just for one day / Let me see you stripped / Down to the bone
Metropolis / Has nothing on this / You’re breathing in fumes / I taste when we kiss
Take my hand / Come back to the land / Where everything’s ours / For a few hours
Let me see you stripped / Down to the bone / Let me hear you make decisions
Without your television / Let me hear you speaking / Just for me / Let me see you stripped
Down to the bone / (Let me hear you / Speaking just for me).

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