Depeche Mode: “Spirit” (2017) – di Nicola Chinellato

Dopo trentasei anni di carriera e quattordici album in studio, occorre domandarsi cosa sia legittimo attendersi da un nuovo full lenght dei Depeche Mode. La Band di Dave Gahan può considerarsi, e a ragione, una sorta di istituzione che ha saputo mantenere la barra del timone, senza perdersi nei meandri di una lunghissima carriera, nonostante svariate traversie e l’alternarsi di mode musicali sempre più distanti da quel synth pop (talvolta tinteggiato di nero) che diede loro il successo a metà degli anni 80. Una Band, insomma che anche nei momenti meno ispirati non ha mai sbracato, ma che, credo sia di tutta evidenza, a dispetto di un immutato successo commerciale, non è più stata in grado di azzeccare un disco clamorosamente bello dai tempi di “Songs Of Faith And Devotion”, uscito nel lontano 1993. Eppure, come appena affermato, non ricordo un album dei Depeche Mode tanto brutto da essere cestinato senza appello nel sacco dell’immondizia. Perché la Band britannica è come un’elegante berlina che circola con il pilota automatico, ed è indubbio che i tre ragazzi di Basildon il loro mestiere lo sappiano fare con professionalità e maestria. Che è quello, poi, che si riscontra anche in quest’ultima prova in studio: un album confezionato benissimo da un gruppo che ha saputo creare un suono immediatamente riconoscibile e resistente all’usura del tempo. “Spirit”, insomma, è un disco dei Depeche Mode fatto e finito, pur essendo pervaso da quel mood elettronico spinto e crepuscolare che aveva già animato il precedente “Delta Machine”. Gli arrangiamenti sono curatissimi, qui e là emerge anche qualche tentativo di rendere l’assunto meno scontato (Scum) e Gahan canta talmente bene, che anche le dignitose prove vocali di Martin Lee Gore in Eternal e Fail finiscono per sbiadire velocemente. Eppure, nonostante non ci sia una virgola fuori posto, manca un vero e proprio sussulto, un guizzo, una canzone che fra qualche anno ci farà ricordare di “Spirit”. Certo, Where’s A Revolution è un singolo che, alla lunga, funziona benino ma francamente siamo al minimo sindacale per una band come i Depeche Mode. So Much Love e No More (This Is The Last Time) si avvicinano a quelli che sono i migliori standard della casa ma non basta. Nel complesso, però, “Spirit”, anche dopo ripetuti tentativi, si fa ascoltare ma non riesce mai a decollare, lasciando la sensazione di una prova sostanzialmente incolore. Insomma, non c’è nulla che non vada ma nulla che vada tanto bene da farci superare l’asticella della sufficienza.

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