Depeche Mode: “Leave In Silence” (1982) – di Isabella Dilavello

La poltrona è piena di spine. Ci resto seduta solo perché la casa è affollata di gente e non so dove altro stare, mi è stato tolto tutto lo spazio. Qualcuno mi tiene la mano. No, non mi tiene la mano. Mi tiene il polso, conta i battiti. È il medico, il mio. Mio. Come è mio il giorno che fermo nella sua sala d’aspetto più volte all’anno. Mio. Come miei sono i battiti che conta e che tiene. Dice agli altri di non accalcarsi, di lasciarmi respirare, le manca l’aria, dice. Io non ho detto niente. Non dico niente da ore. Non dirò più niente a nessuno. Che parole vuoi che abbia ancora? Non dico niente a chi saccheggia il frigorifero per scovare cibo di conforto per me, mangia e consolati, bevi e dimentica.
Consolati tu, dimentica tu. Io non posso. Non dico niente a chi continua a far scorrere l’acqua in bagno per lavarsi e togliere l’odore di un corpo morto che ha vestito a nuovo. Però restate, restate tutti. Occupate tutte le stanze, non fatemi attraversare la sala, picchiare il marmo del pavimento con piedi pesanti. Bloccate il corridoio lungo di armadi rifugio di tutte le cose che non si possono guardare. Chiudete con i vostri pianti la camera dove lui è disteso vestito di nuovo. È stato il cuore, si sussurrano senza guardarmi, così giovane!
Il cuore! Che ne sapete cosa fa il cuore, il cuore non è mai. È il tempo che finisce perché consumato con tutta la vita possibile, e lui lo ha fatto cantando, ballando, abbracciando pure il tacchino arrosto perché mamma lo fai così bene, piangendo per il tacchino. Sto qui, seduta sulle spine, e penso che l’ho visto vivere e io chissà che facevo. Mi conservavo, forse. Sento una voce singhiozzare “una madre non dovrebbe mai sopravvivere a un figlio”. Ma si sbaglia. Una madre non sopravvive mai. (a mia nonna che perse il figlio).

I’ve told myself so many times before / But this time I think I mean it for sure
We have reached a full stop / Nothing’s gonna save us from the big drop
Reached our natural conclusion / Outlived the illusion
I hate being in these situations / That call for diplomatic relations
If I only knew the answer / Or I thought we had a chance
Or I could stop this / I would stop this thing from spreading like a cancer
What can I say? (I don’t want to play) anymore / What can I say? I’m heading for the door
I can’t stand this emotional violence / Leave in silence
We’ve been running around in circles all year / Doing this and that and getting nowhere
This’ll be the last time / (I think I said that last time) / If I only had a potion,
Some magical lotion / That could stop this, I would stop this
I would set the wheels in motion / What can I say? (I don’t want to play) anymore
What can I say? I’m heading for the door / I can’t stand this emotional violence
Leave in silence

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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2 pensieri riguardo “Depeche Mode: “Leave In Silence” (1982) – di Isabella Dilavello

  • Marzo 13, 2021 in 7:03 pm
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    Profonda empatia in ogni parola, una scrittura di incanto straordinario. Mi permetti di dedicarlo anche a mia madre che perse una figlia?

    M.

    Rispondi
    • Marzo 13, 2021 in 11:03 pm
      Permalink

      Marina, grazie! Per aver letto, per averlo sentito…
      Come molti, credo anch’io che un racconto appartenga a chi lo legge tanto quanto all’autore. Quindi è tuo, da dedicare a tua madre come se lo avessi scritto tu (e forse è davvero così).
      Isabella

      Rispondi

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