Denovo: “Unicanisai” (1985) – di Fabrizio Medori

All’inizio degli anni 80 la scena rock italiana si rinnova completamente e, questa volta, partendo “dal basso”, da piccole etichette indipendenti e da provenienze geografiche diverse da quelli che fino ad allora erano stati i maggiori centri della produzione musicale. I nuovi nomi importanti del rock italiano vengono da Firenze, Reggio Emilia e Catania. Dalla città siciliana arrivano i Denovo, sin dagli esordi i più originali… ma anche i meno spettacolari, più raffinati e meno modaioli di tutti gli altri gruppi New Wave. Se i gruppi fiorentini pescavano a piene mani dalla scuola che partendo dai Joy Division arrivava fino ai Cure ed i CCCP, tentavano un’operazione culturale senza precedenti, fondendo punk, elettronica, liscio e ideologia comunista, i Denovo subivano l’influenza degli XTC, dei Police e del Reggae, ma pagavano un fortissimo tributo anche ai Beatles e a Elton John. Il gruppo etneo era l’interpretazione italiana dell’evoluzione Pop che in quel periodo aveva come punti di riferimento Elvis Costello e Joe Jackson, oltre al gruppo di Andy Partridge e Colin Moulding. Si parla di loro per la prima volta quando si aggiudicano il primo posto al concorso “Il Rock Italiano Mette I Denti”, davanti ai Litfiba. Come premio i due gruppi vincono, rispettivamente, l’incisione di un Ep 12” e di un singolo 7” a 45 giri. Nonostante la ghiotta occasione e la registrazione di “Niente Insetti Su Wilma”, i Denovo faticano molto di più a farsi largo nel panorama rock e, anche se con un po’ di ritardo rispetto agli altri gruppi italiani, approdano al primo disco vero, al primo 33 giri. Anche loro incidono per un’etichetta fiorentina, la Kindergarten, che ha già pubblicato diversi lavori dei Neon e che è gestita da Fabrizio Federighi, fratello del batterista del gruppo fiorentino. Lo stesso Federighi si occupa della produzione artistica del disco ed è curioso sentire come riesca ad utilizzare al meglio le tecnologie elettroniche che sono alla base del suono dei Neon, con un gruppo molto più delicato e raffinato, come sono i Denovo. La produzione denota una grandissima capacità di adattare gli strumenti a disposizione al suono e alla sensibilità musicale dei quattro giovani siciliani, sfruttando al meglio le possibilità offerte dall’elettronica per un gruppo che, alla fin fine, è formato da due chitarre, basso e batteria. In realtà Luca Madonia, oltre alla chitarra, suona pure le tastiere, anche dal vivo; Mario Venuti suona anche il sax; Toni Carbone suona il basso (che in questo disco verrà doppiato da un sintetizzatore e da un campionatore con un ulteriore suono di basso elettrico) e Gabriele Madonia utilizzerà, oltre alla batteria, percussioni acustiche ed elettroniche. L’impatto sonoro è decisamente dinamico e la produzione decide di aprire il disco con quello che viene giustamente ritenuto il brano di punta, Animale, che colpisce immediatamente l’ascoltatore con la sua ritmica frizzante e nervosa, su cui viene costruita una canzone che avrebbe sicuramente meritato la diffusione internazionale, per la sua freschezza, la sua profondità e anche per un testo tutt’altro che banale. Al brano scritto da Madonia risponde Venuti con La Danza Sull’Acqua, una canzone raffinata ed elegante, sostenuta da un interessante intreccio percussivo in un clima che ricorda il mediterraneo ma anche il pop più evoluto, dai Beatles agli XTC. Ancora Venuti, con Ma Cos’è Che Mi Fa Volare, nella quale si sentono echi delle produzioni black più sofisticate. Il primo lato del vinile si chiude con Quanti Occhi, nella quale Luca Madonia canta le sue delicate e malinconiche considerazioni sull’amore, accompagnato da un disegno ritmico tutt’altro che banale, in un crescendo che porta ad un ritornello di ampio respiro e ad un finale perfetto per le improvvisazioni che impreziosivano i concerti dei Denovo. Sul secondo lato continua Madonia con due brani, Non Siamo Dei e Dimmi. Il primo, trascinato da un ritmo incalzante, gioca con il contrasto tra una voce garbata e leggera ed una base strumentale in continua trasformazione, con un arrangiamento denso di colori, soprattutto percussivi. Dimmi, con la sua ritmica moderatamente funky, continua a mantenere alto l’incedere che il gruppo ha imposto a tutto il disco. E’ ora il momento di dare spazio a due canzoni di Venuti, che in questo disco esprime a pieno tutta la sua capacità compositiva. Io E Le Mie Gambe ha un ritornello che si avvicina molto alla perfezione, e nell’arrangiamento, nascosta tra i suoni tipici degli anni 80, si può cominciare a intravedere l’influenza, appena accennata, della musica brasiliana che è una delle grandi passioni dell’autore catanese. Subito dopo, In Tenera Età, rallenta il ritmo e lo porta verso una dolcezza inaspettata, preparandoci, con il suo splendido solo di sax alla sorpresa finale: un breve scherzo giocato a due voci dai due cantanti principali con il solo accompagnamento di due chitarre acustiche… è Unicanisai, ed è il brano che intitola uno dei più importanti dischi di pop (sempre e soltanto nella sua accezione più nobile) italiano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.