Delaney & Bonnie Story – di magar

Una delle molte icone che gli anni Settanta ci hanno consegnato risponde al nome di Delaney & Bonnie. Due musicisti, marito e moglie, in grado di riunire sotto una sigla (Delaney & Bonnie and Friends) un gruppo di artisti che hanno avuto una parte importante nella storia del rock: anzi, diciamo pure che l’hanno proprio scritta. In realtà questo vero e proprio rock/soul ensemble si forma nel 1969 e, sotto la spinta di Duane Allman, Gregg Allman, Eric Clapton, George Harrison, Leon Russell, Bobby Whitlock, Dave Mason, Rita Coolidge e King Curtis, traghetta il rock nei Settanta. Cinquant’anni dopo fa ancora decisamente sensazione leggere questi nomi associandoli a un singolo gruppo, questa “band” non può certamente essere racchiusa con un’etichetta così banale, ma del resto quelli erano anni non certo banali: nel bene e nel male stiamo ancora facendo i conti con quel periodo. Politicamente, socialmente e soprattutto culturalmente possiamo considerarci tutti figli di quel periodo, anche i millennials che oggi nemmeno sanno di cosa stiamo parlando, pur legati a una tecnologia che noi neppure sognavamo, con una vita ritmata dai social, non sarebbero ciò che sono se la generazione che li ha fatti nascere e crescere non fosse a sua volta discendente dai nostri sogni e dalle nostre illusioni. In fondo non sono molto diversi da noi; certo hanno tempi e modi diversi, ma la voglia di ribellarsi e la curiosità sono sempre quelle.
Comunque, tornando alla nostra storia, Delaney Bramlett nasce il primo luglio del 1939 nella Contea di Pontotoc, Mississippi, e inizia a suonare la chitarra da giovanissimo, trasferendosi a Los Angeles nel 1959 iniziando a lavorare come sessionman. Il suo primo lavoro vero è stato come membro degli Shindogs, la house band creata per la serie TV della ABC Shindig! (andata in onda dal 1964 al 1966), che includeva anche Leon Russell. Delaney è stato il primo artista a firmare per la Independence Records e il suo singolo di debutto Guess I Must be Dreamin’ è stato prodotto da Russell. Bonnie Bramlett nasce invece l’8 novembre 1944 a Granite City, Illinois e si rivela molto precoce: a quattordici anni è già sul palco, con il chitarrista blues Albert King, diventando poi la prima Ikette bianca della Ike & Tina Turner. Bonnie si trasferisce a Los Angeles nel 1967 e nello stesso anno incontra e sposa Delaney. Quest’ultimo e Leon Russell avevano all’epoca un’infinità di contatti nel mondo della musica grazie al loro lavoro negli Shindogs, e la band che formano diventa subito nota come Delaney & Bonnie and Friends, a causa dei suoi regolari cambiamenti.
Si assicurano un contratto discografico con la Stax Records e completano il loro primo album (“Home“) nel 1968, album che, nonostante la produzione e la collaborazione di Donald DuckDunn, Isaac Hayes e altri pilastri Stax dell’epoca, non ha successo, probabilmente a causa della scarsa promozione, visto che si trattava di uno dei 27 album pubblicati simultaneamente da Stax in quel periodo iniziale. Il flop è comunque clamoroso e, nonostante il gruppo non possa certo considerarsi un top, Delaney e Bonnie si sentono in qualche modo defraudati, e decidono di trasferirsi alla Elektra Records per il loro secondo album, “The Original Delaney & Bonnie & Friends (Accept No Substitute)“, del 1969. E qui accade una di quelle cose che fanno della storia del rock un libro infinito: dopo aver ascoltato i mix pre-rilascio dell’album, George Harrison, estremamente colpito dalla qualità delle composizioni, offre al gruppo un contratto con l’etichetta Apple Records. L’occasione è di quelle da prendere al volo per cui, nonostante il contratto in essere con la Elektra, Delaney & Bonnie accettano e firmano un nuovo contratto. La cosa finisce ovviamente in tribunale e la Apple deve ritirarsi in buon ordine, lasciando il campo libero alla Elektra.
Questo però scatena una vera e propria guerra tra la casa discografica e i musicisti, conclusa solo alla fine dell’anno (siamo sempre nel 1969) dopo che Delaney minaccia di uccidere il fondatore di Elektra, Jac Holzman, perché il loro album non era in vendita nella città in cui viveva suo padre.
Questa storia, che pare uscita da un fumetto pulp, dà però i suoi frutti e, su suggerimento del suo amico Harrison, Eric Clapton porta Delaney & Bonnie and Friends in tour come come opening act dei Blind Faith. In un certo qual modo si può dire che sono proprio Delaney & Bonnie la causa della breve vita dei Blind Faith, visto che Clapton preferisce di gran lunga la loro musica. Impressionato dalle loro esibizioni dal vivo, appare spesso sul palco con Delaney & Bonnie and Friends durante questo periodo, continuando poi a registrare con loro dopo lo scioglimento dei Blind Faith. È Clapton a mediare un nuovo contratto discografico per Delaney e Bonnie con la sua etichetta americana, Atco (Atlantic) Records, unendosi a loro, a George Harrison, Dave Mason e compagnia nel terzo album di Delaney e Bonnie (“Live On Tour” con Eric Clapton, Atco, registrato nel Regno Unito il 7 dicembre 1969 e pubblicato in Nord America nel marzo 1970). Questo album è il loro maggior successo, raggiunge il numero 29 della Billboard 200 e ottiene lo status di record d’oro della RIAA.
Eric è cosi infatuato musicalmente dei due che li recluta per il suo debutto da solista, registrato tra la fine del 1969 e l’inizio del 1970, prodotto proprio da Delaney. La coppia ha poi continuato a fare album apprezzati, anche se modesti, per il resto della loro carriera. Soul Shake (una cover di Soulshake di Peggy Scott e Jo Jo Benson del 1969) da “To Bonnie from Delaney” (1970) raggiunge il numero 43 della Hot 100 il 19 settembre 1970, e Never Ending Song of Love, dall’album prevalentemente acustico “Motel Shot” (1971), raggiunge il numero 13 della Hot 100 dal 24 luglio al 14 agosto 1971 ed è il singolo numero 67 di Billboard del 1971. Durante questo periodo non possiamo poi dimenticare la partecipazione (con i Grateful Dead, The Band e Janis Joplin) nel tour 1970 Festival Express in Canada, con un’apparizione allo Strawberry Fields Festival e un cameo molto bello nel film Vanishing Point di Richard C. Sarafian del 1971, contribuendo con la canzone You Got to Believe alla colonna sonora. Successivamente registrano un sontuoso spettacolo dal vivo nel luglio del 1971 trasmesso dalla WABC-FM di New York (ora WPLJ), assieme a Duane Allman, Gregg Allman e King Curtis, di cui troviamo traccia (una canzone dell’ultimo set, Come On in My Kitchen) nella compilation Duane Allman del 1974, “An Anthology, Vol. II“.
Verso la fine del 1971 la relazione, spesso tempestosa, di Delaney e Bonnie inizia a mostrare segni di tensione. Entrambi fanno pesantemente uso di cocaina e litigano furiosamente molto spesso. A farne le spese è la qualità della loro musica e il successivo album “Country Life” viene rifiutato dalla Atco per motivi di scarsa qualità, al punto che venne deciso di vendere tutto, inclusi i master tapes, alla CBS che nonostante tutto lo pubblica, anche se in una sequenza di tracce diversa da quella presentata alla Atco. Con il titolo di “D&B Together“, il disco vede la luce nel marzo 1972: è l’ultimo album di Delaney e Bonnie che, arrivati al capolinea anche sentimentalmente, divorziano nel 1972. Sono trascorsi solamente cinque anni dal quel 1967 in cui tutto ha avuto inizio, nei quali però si può trovare il concentrato di molte vite, vissute con il cuore in gola e il fiato corto, lo stesso che proviamo noi ogni volta che risentiamo quelle note.
Delaney e Bonnie hanno influenzato molti musicisti della loro epoca, in particolare Clapton ha avuto modo di dichiarare: “Delaney mi ha insegnato tutto quello che so sul canto“, e Delaney è stato colui che ha insegnato a George Harrison come suonare la chitarra slide, una tecnica che Harrison ha usato con grande effetto la sua carriera da solista. Bonnie, da parte sua, è accreditata (con Delaney, Clapton e/o Leon Russell) come co-autrice di varie canzoni popolari, tra cui Groupie (Superstar), una hit da Top 10 per The Carpenters del 1971, e Let It Rain di Clapton. Delaney muore il 27 dicembre del 2008, dodici anni fa, ma continua a farci visita con la musica che esce dai solchi di questi album, che non hanno perso nulla in quanto a capacità di emozionare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: