Decibel: “L’Anticristo” (2018) – di Claudio Trezzani

Un’opera ambiziosa e anti-commerciale, soprattutto per le liriche come al solito mai banali… ecco cos’è il nuovo lavoro della band punk italiana dei Decibel. Il nostro Enrico Ruggeri, che ne è fondatore, leader cantante e chitarrista, ha ritrovato la sua vena artistica che non ha pari nel nostro paese, forse in parte “perduta” nei suoi ultimi lavori solisti. La reunion della band con cui ha iniziato tutto, avvenuta con il precedente album (“Noblesse Oblige” 2017), gli ha ridato entusiasmo e voglia di essere il disallineato della musica italiana e questo lavoro ne è ulteriore conferma. Anzi credo di poter dire che l’album del 2017 era stata una sorta di prima prova generale, per rimettere a posto l’affiatamento, che invece in questo nuovo lavoro è ai livelli dei tempi d’oro. Tutto al posto giusto e al momento giusto, lavorare assieme a Silvio Capeccia e Fulvio Muzio ha rimesso la carriera del Rouge sui binari che aveva in parte abbandonato agli inizi degli anni 80. Sin dal titolo si intuisce che non sarà un disco comune e il significato è spiegato ampiamente nelle note di copertina, l’AntiCristo è letteralmente l’opposto al messaggio del Cristo (un uomo che si era opposto alla legge de “il più forte prevale”) un “protocollo operativo” mirato ad allineare il mondo sui binari del consumo ottuso, portando l’uomo a diventare un essere appiattito e senza sentimento a cui importa solo scegliere “prodotti”. Un argomento spinoso e molto attuale, non facile da trattare ma che di certo non si può ignorare. La title track è un cupo brano punk rock, anticipato da un’intro molto scenografica, sorretta da un drumming potente e dall’organo “gotico” di Capeccia, con cori molto evocativi: le liriche sono forti e fanno riflettere. Ruggeri è qui per dirci che il rock, in Italia almeno, nelle (poche) nuove leve gli deve quasi tutto. Originale e riuscito. Ciò che colpisce delle 13 tracce dell’incisione è la sensazione di presa diretta, una voluta sensazione “live” che il Rouge tiene a sottolineare sempre: si suona per davvero. Bellissimo il rock un po’ meno cupo di La Banca, denuncia nemmeno tanto velata al mondo delle banche (o meglio dei banchieri) che impoveriscono la società senza remore né dignità. Sprecata per il pubblico sanremese la splendida Lettera dal Duca, una sentita dedica a colui che più di tutti ha ispirato negli anni il lavoro del singer milanese: David Bowie, sorretta da un bel coro e arricchita da un elegante giro di chitarra. Il video girato negli studi dove il “Duca” registrò Heroes completa la canzone in maniera perfetta ed emozionante. Colpisce nel segno con l’ironia sul mondo falso di “whatsapp e youtube” in Baby Jane, un rock divertente che critica apertamente la vita social moderna che è un “vuoto immenso che lei chiama stress”. Troppo avanti rispetto agli altri addetti ai lavori come sempre. Il punk inglese è l’ispirazione vera di questo lavoro e Il Sacro Fuoco degli Dei è forse la più punk di tutte le canzoni presenti nel disco, aggressiva come il testo di denuncia, molto bella, breve e diretta. Altra dedica ad una delle ispirazioni della band è: Londra, la City centro di tutto, per musica e cambiamento sia negli anni 70 che oggi. Una città speranza di tanti che vogliono cambiare vita: perditi nel suono di milioni di band / mentre fuori piove e un’ora dopo c’è il sole / una vita intera o solamente un weekend / anche se conosci solo poche parole”  è un quadro vivente di ciò che è per tante persone la capitale londinese e anche per chi vi scrive. In poche righe riesce a spiegare tutto. Bellissimo pezzo rock con un riff che ti prende subito e un lavoro di tastiere magistrale. Il disco si conclude con Buonanotte, pezzo perfetto messo in fondo, con uno stupendo assolo di tromba di Davide Brambilla… e le parole riflessive che ci dicono che tutto passa, molto resterà”Una delle pochissime mosche bianche in un panorama musicale italiano di mosche assolutamente nere… ecco cosa sono Ruggeri e i suoi Decibel e questo loro nuovo lavoro ne è il manifesto perfetto. Un disco “live da studio” che vi consiglio assolutamente. Non me ne voglia il grandissimo Luigi Schiavone, compagno di avventure della sua carriera solista, ma penso che artisticamente il vero Rouge si esprima appieno assieme a Muzio e Capeccia, un sodalizio che speriamo di sentire ancora a lungo… ne abbiamo bisogno. Buon ascolto.

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