Decibel: il punk di culto – di Claudio Trezzani

La carriera di Enrico Ruggeri è stata, per un certo verso, tutta di “culto”. Dai suoi inizi nella band “del liceo” alla sua esplosione definitiva come cantautore solista, il Rouge, il suo storico soprannome, non ha mai avuto quel successo da big che in Italia le case discografiche riservano a generi e personaggi mai fuori dal coro. Tuttavia, la parte di carriera che  viene definita di culto per antonomasia è quella degli inizi, quella del punk, della new wave, del progressive: quella dei Decibel. La loro nascita avviene fra i banchi del Liceo Berchet di Milano nel 1977. In quegli anni in Italia e soprattutto a Milano tutto era fermento politico, o eri di qua o eri di là, sinistra o destra ma Enrico Ruggeri soprattutto, non ha mai accettato questa catalogazione e si è sempre “emarginato” da questo mondo in un modo che poi ha caratterizzato anche la sua carriera solista. La musica è quello che cerca per “evadere” e, come tanti ragazzi, cerca di sfondare e prende a modello il movimento nascente del punk inglese: i Clash e i Sex Pistols saranno una fonte d’ispirazione fondamentale per la band che verrà. Si sa, gli incontri fra i banchi del liceo possono essere di quelli che cambiano la vita per sempre e per il Rouge conoscere Silvio Capeccia e Fulvio Muzio ha fatto scattare la scintilla. Aveva trovato qualcuno che vedeva il mondo come lo vedeva lui e che metteva al primo posto l’amore per la musica e non per la politica, al contrario di molti giovani milanesi di quegli anni. Chi è stato giovane alla fine degli anni settanta ma anche poi negli anni ottanta e ha amato la musica, ha provato le stesse sensazioni e ha fatto le stesse esperienze… suonare in scantinati freddi e bui, cercando di imitare idoli inglesi o americani che ce l’avevano fatta, scuotendo il sistema e facendo fortuna. Il lavoro dei sogni, incidere dischi e salire su di un palco “arringando” folle adoranti. Il sogno di diventare musicista, di essere il nuovo Lou Reed, era quello che spingeva Enrico Ruggeri a trovare una band con cui iniziare. L’occasione capitò con uno di quei mezzi di comunicazione che chi è nato con internet nella culla non può capire o conoscere. Una bacheca di annunci “cercasi…” uno dei messaggi cercava un cantante e rimandava a un numero di telefono da chiamare. Proviamoci avrà pensato Enrico… e tutto nacque lì da quel “proviamoci”. Il batterista Roberto Turatti aveva una cantina, fondamentale per un batterista che deve provare senza sosta e per una rumorosa band che vuole scuotere le fondamenta dell’establishment. Con Turatti un gruppo formato dal chitarrista Pino Mancini e dal bassista Erri Longhin: i Trifoglio. Una band punk arrabbiata e selvaggia, pronta per urlare al mondo la sua presenza e la sua diversità. La prova con il nuovo, originale cantante e il suo amico tastierista Silvio Capeccia, andò abbastanza bene. Ora la prova del fuoco era la “strada”. In quegli anni tenere concerti a Milano, suonando punk era visto come “fascista” e le esibizioni spesso finivano con risse e botte quando intervenivano i cosiddetti “anti-fascisti militanti”… ma questo non scoraggiò mai i nostri, anzi, usarono queste situazioni a loro vantaggio, almeno in un episodio che cambiò per sempre le loro vite fin ad allora anonime… ma ci arriveremo. Prima i ragazzi capirono che il loro nome non era adatto: troppo banale e con un cantante che aveva creato il proprio look saccheggiando il mercatino londinese di Camden, destando le ire di chi lo vedeva come un pericoloso deviato fascista, dovevano avere un nome più evocativo. La scelta cadde su Decibel, da una frase di una canzone dei Mott The Hopple. Fatto questo ci voleva qualcosa per scatenare un terremoto “mediatico”. Arrivò quindi un’idea geniale avuta da Ruggeri, che pareva uscita dalla mente del manager Malcolm McLaren, creatore del mito dei Sex Pistols. I ragazzi stamparono un volantino in cui si diceva che il 4 ottobre 1977, presso il locale Piccola Broadway di Corso Buenos Aires a Milano, si sarebbe tenuto un concerto punk dei neonati Decibel, con il nome scritto in grassetto e ben in evidenza. Costo dell’ingresso: 1500 lire. La città fu tappezzata da duemila volantini fin dalla fine di settembre. La genialità dell’idea stava nel non tenere il concerto, immaginando la faccia del gestore del locale. Il giorno fatidico una folla di 300 punk scatenati convenuti per il concerto da tutta la Lombardia vennero affrontati da un grosso corteo di anti-fascisti, decisi ad impedire il concerto. La rissa che si scatenò venne sedata dalla polizia ed ebbe una forte eco su tutti i principali quotidiani nazionali. Il clamore che scatenò il fatto associato al nome Decibel, destò la curiosità di tante etichette discografiche che volevano accaparrarsi questi artisti con un così grande seguito. Grande resa, minima spesa. Alla fine decisero di accettare la proposta della nuova etichetta di Shel Shapiro, la Spaghetti Records, ed incisero il loro primo 33 giri: “Punk”. Un disco di punk rock molto cupo, vagamente ispirato al sound di Lou Reed. Dai testi, già da quei primi vagiti della band, si intuisce che Ruggeri diventerà autore tagliente e mai banale. Si pensi soprattutto al brano Superstar, dove in pratica anticipò la problematica di fans “ossessionati” dai propri idoli, bubbone che “esplose” agli occhi del mondo due anni dopo con l’omicidio di John Lennon. La particolarità del disco (oltre ad essere stato affossato dalla critica come un bieco tentativo commerciale mal riuscito) è che tutte le canzoni erano a firma dei Dik Dik, poiché nessuno dei Decibel risultava iscritto alla SIAE. Inoltre, in pratica non vide mai le luci dei negozi per problematiche di distribuzione e quindi divenne negli anni oggetto di culto assai raro. Oggi, tuttavia, è stato riscoperto ed è considerato uno degli album di rock italiano di riferimento. L’insuccesso commerciale e la volontà di Ruggeri, di non essere mai banale o catalogato, spinse il gruppo a cercare nuove ispirazioni, deviando il loro sound verso la new wave. Un genere meno arrabbiato e furioso, ma più tecnico e riflessivo, una sorta di ponte verso nuove sonorità più “impegnate”. Lo stesso insuccesso spinse al contrario gran parte dei Decibel, a cercare altre strade di vita. Ruggeri convinse Capeccia a tornare nella band assieme al chitarrista tastierista Muzio, che nel frattempo aveva formato un altro gruppo che poi “saccheggiò” portandosi dietro il bassista Mario Riboni. Ai quattro si aggiunse un nuovo batterista, Tommy Mianazzi. Tutto era apparecchiato per firmare un nuovo contratto con la Spaghetti Records e incidere due singoli nuovi di zecca, Indigestione Disko, chiarissima ribellione alla moda dell’epoca, e Mano Armata: era il 1979. I brani hanno ancora una forte anima punk ma lo spazio dato ai sintetizzatori di Capeccia e il lavoro chitarristico più ricercato e meno martellante, devia il loro sound in maniera decisa verso la new wave, rendendoli meno rabbiosi e più sofisticati. Al contrario, dal vivo i ragazzi milanesi alimentarono la loro fama di cattivi piantagrane, causando risse col pubblico e mandando in bestia i gestori dei vari locali battuti. Tutto ciò accrebbe tantissimo la loro fama e sempre più gente volle vedere i “cattivi” all’opera sul palco. La nuova matrice sonora dei Decibel trovò il giusto epilogo nella loro canzone capolavoro che, grazie alla successiva partecipazione a Sanremo divenne Hit nazionale… Contessa. Un brano elegante e ispirato dal cabaret degli anni 30, con un testo graffiante che per anni venne frainteso e considerato una dedica molto critica a Renato Zero, cosa sempre smentita dal Rouge ma servì anche questo per aumentarne la fama. L’album che scaturì da questo periodo, Vivo da Re”, fu un ottimo successo commerciale e anche di critica, che lo considerava un originale album di un nuovo rock italiano. All’interno, oltre alla citata Contessa, sicuramente è degna di nota la title-track che Ruggeri eseguirà poi sempre nelle sue esibizioni live soliste. Altro assoluto capolavoro della musica rock italiana. Il successivo tour promozionale, sfociato nella partecipazione al Cantagiro, fu l’ultimo per la band. I problemi legati alla casa discografica che si era scissa, e quelli interni legati alla leadership, come in tutte le band che raggiungono un discreto successo, portò allo scioglimento. Come già chiaro fin dagli inizi, il motore trainante dei Decibel era Enrico Ruggeri e, difatti, fu l’unico che riuscì ad intraprendere una carriera solista ai vertici. Con l’aiuto del suo produttore storico, Silvio Crippa, riuscì a trasformarsi in uno dei cantanti italiani rock di culto in questi anni, mai davvero top ma di sicuro riferimento per la musica d’autore di qualità. Tutto questo grazie ad un altro incontro che cambierà la vita di Enrico: quello con il talentuoso chitarrista Luigi Schiavone… ma questa è un’altra storia che inizia nel 1981 e dura tutt’ora. Nel 2016, dopo quasi quarant’anni, i Decibel si sono ritrovati, hanno suonato di nuovo assieme ed hanno regalato ai loro fan un ottimo come-back discografico che ha nel titolo una dichiarazione d’intenti ben chiara, Noblesse Oblige”, cioè una musica non per tutti, non commerciale ma sempre di grande qualità. Bentornati… magari non saranno più i “ragazzacci” di allora ma di certo sono ancora originali e con pochi eguali nel nostro paese martoriato dalla musica commerciale. Fossero nati vicino al mercato di Camden saremmo qui a parlarvi di una storia ben diversa. Buon Ascolto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.