“Dead Poets Society”: l’Attimo Fuggente – di Bruno Santini

La setta dei poeti estinti (Dead Poets Society), meglio conosciuto in Italia come L’Attimo Fuggente, è un bel film del 1989 diretto da Peter Weir, che vede come protagonista Robin Williams.
Il film ha ottenuto, tra il 1990 e il 1991, numerosi riconoscimenti, tra i quali l’Oscar per la migliore sceneggiatura, il David di Donatello in quanto miglior film straniero e il Nastro d’argento per la migliore regia straniera; oltre che numerose nomination agli Oscar e ai Golden Globe.
Per quanto sterili possano essere i dati che vedono il film nominato (e premiato) nelle più importanti manifestazioni cinematografiche, sicuramente sono un fattore che sottolinea il successo e la straordinarietà di un film che, da non pochi, è ritenuto uno dei capolavori cinematografici del secolo scorso. Siamo nel 1959, il professor John Keating (interpretato da Robin Williams) viene trasferito nel collegio maschile “Welton”. E’ un professore d’inglese, che in non molto riesce ad ottenere un progressivo apprezzamento da parte di alunni che vedono in lui una figura che di netto contrasta il canone di professore così come sempre era stato visto: nasce l’idolatria, l’emulazione, in alcuni casi un vero e proprio affetto nei confronti di chi svolge il controverso ruolo di insegnare. Quindi il parallelo: accanto alla storia che vede protagonista Keating, c’è quella in cui è centrale Neil Perry. Quest’ultimo è un ragazzo timido che ha difficoltà nel rapportarsi e che trova nel conflittuale e difficile rapporto con il padre tutte le cause che gli impongono una vita negativa, volta soltanto allo studio e a nessun tipo di svago emozionale.
Fondamentale è, dunque, l’intreccio tra i due. L’entusiasmo che traspare dalle lezioni del professore invoglia Neil a cercare una ribellione. Il ragazzo è stanco di sottostare al dettame del padre, cerca di fargli capire quanta passione ci sia nelle sue scelte. Non è l’unico, tuttavia, a rimanere impressionato dal lavoro di Keating. Sono desuete e particolari, le lezioni del Prof. Impressionano i ragazzi, che conoscono il piacere in uno studio non più metodico.
Allo stesso tempo, però, disturbano le istituzioni del college: il preside, infastidito, più volte ammonisce il professore. I ragazzi, intanto, sempre più nel vivo dell’interesse, fondano la Setta dei Poeti Estinti, chiedendo che nel collegio vengano ammesse anche delle ragazze. Ciò crea discordia e collera, e Charlie, la mente più bizzarra, mai rivela i componenti della setta, seppur punito. 
In ultimo, la rappresentazione teatrale cui Neil prenderà parte è l’evento che sblocca e vivacizza il film. Il ragazzo mente al professore, che gli aveva suggerito di convincere il padre. Pur essendo stato, difatti, pesantemente ammonito e minacciato, decide di partecipare ugualmente alla rapprestazione. Vistosi debole per la mancanza di rispetto, il padre comunica al ragazzo l’imminente decisione di trasferire il figlio in un accademia militare. Qui il drammatico, che alimenta il thriller. Neil si suicida con la pistola dello stesso genitore.
Da lì una serie di eventi che portano all’espulsione di Keating dalla scuola, pur in modo ancor più scomodo e trionfante. Il film, come è chiaro, ha dei picchi e delle sospensioni di incredulità che alimentano e arricchiscono la trama. In qualche modo, è come se si fosse voluto romanzare, rendendola alla portata di tutti, una questione politica e letteraria importantissima. In primo luogo, il trattamento riserbato ai miti: la produzione cinematografica è americana, il regista australiano. L’impronta del film è nettamente statunitense: ciò è palese nel momento in cui vengono dedicati ampi spazi al trattamento di alcune figure. Tra tutte, quella di Walt Whitman. Negli Stati Uniti Whitman è considerato uno dei padri della Poesia, se non il Sommo Poeta della storia americana. E’ normale aspettarsi una presentazione di questo genere, in particolar modo resa con la famosissima scena della “poesia di Todd”: il ragazzo si rifiuta di leggere la sua poesia, nonostante questo fosse un compito assegnatogli dal suo professore, ma Keating lo mette alla prova, concedendogli un’espressione libera e priva di pensiero, di riflessione. Lo zio Walt è un barbone con la bava alla bocca, e la verità è una coperta corta che ti lascia scoperti i piedi.
E’ la Poesia, dunque, la chiave di svolta e d’interpretazione del film.
Whitman è soltanto il mezzo capace di rendere accessibile a tutti il Pensiero poetico: Poesia intangibile, e quindi intoccabile, ma allo stesso tempo vicina e alla portata di tutti. Poesia che non può essere vista, così come invece accade nel quotidiano, come un qualcosa di astratto e destinato al talento di pochi.
Poesia che è di tutti ed è per tutti. Poesia che, inesorabilmente, salva e crea la sopravvivenza.
Per un occhio che scruta in maniera differente, in qualche modo, la causa del suicidio di Neil non è il contrasto con il padre, ma la mancanza di Poesia nella sua vita. Allo stesso modo, è pura Poesia il O Capitano! mio capitano! degli allievi che, sfidando i richiami e la frustrazione del preside e salgono sui banchi per salutare, per l’ultima volta, il proprio professore. E’ anche la scenografia, con particolari che di certo non passano inosservati, a fare la sua parte: sono piccoli ma rilevanti, portati avanti dal filo conduttore della colonna sonora, di Maurice Jarre, vincitrice del British Academy Award. Questione allo stesso modo importante è lo scontro che avviene tra Keating e il preside Nolan: in quelle due figure è celato tutto uno scontro generazionale. Nella visione comune, il professore John Keating può essere ammirato o odiato. Allo stesso modo il film può essere apprezzato o ritenuto il prodotto di un fanatico. C’è chi odia il professore, lo ritiene un pazzo che non può permettersi di essere amico degli alunni. Perché mai, si dice, un professore dovrebbe essere così legato, quasi affezionato, ad un alunno? Perché deve sostituire l’orma e l’ombra di un genitore? Perché dovrebbe rovesciare tutti i dettami del professore distaccato e cinico che storicamente esiste? Ma soprattutto, in base a quale superiorità di esperienza e di vita porta in ballo due teorie per nulla stupide quali il “carpe diem” e l’osservare tutto da più prospettive?

Dall’altra parte c’è chi si schiera a favore, quasi si tratti di un contrasto. Il film fa riflettere, fa sognare, è applicabile in una realtà quotidiana dominata dal distacco e dalla mancanza di rapporto. Propone una chiave di lettura differente: non più studiare per metodo e disciplina, ma per passione, una passione coltivata e non indotta. Così come lo scontro avviene storicamente nel reale, si sviluppa nitido anche nel film. Il preside Nolan è l’anti hippie, l’uomo rigido e ligio al dovere, il contrasto della rivoluzione e il mantenimento del proprio costume. il professor Keating, invece, è l’esatto opposto: l’uomo che propone e offre la Libertà. La offre come bella e appetibile, crea con questo tema un grande consenso. Convince molti, e non importa se il suo pensiero sia giusto o sbagliato, l’importante è farlo nel segno di una voglia di Libertà e Diritto. Importante è chiarire che non esiste né Bene e né male in questo film: non ci sono protagonisti ed antagonisti e i personaggi – pur avendo assunto una propria forma all’interno della scena e pur essendo il modello dei vari risvolti di una società – non sono né malvagi e né eroi.
Sono solo l’oggetto dell’interpretazione dello spettatore. Del resto, come teorizzava Eduardo, chi guarda una commedia o (come in questo caso) un film, non vede altro che se stesso.

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