Josefus: “Dead Man” 1970 – di Roxanne Cornaille

Un album datato, ma ben confezionato, che potremmo non stancarci mai di riposizionare sul piatto e riascoltare, ogni volta con emozione. Me lo sono ritrovato sulla scrivania, dopo avere discusso per ore di libri, musica e cinema, con un mio caro amico. Non mi sono accorta, quando lo ha lasciato… è un pirata, quando fa così, ma io lo adoro per questo. Chissà a che prova mi vorrà sottoporre. Dove vuole arrivare il bastardone? Allora decido una svolta inaspettata a questa storia. Senza rete col lettore inesistente, m’avventuro alla scoperta di questo disco in solido vinile 180 gr… di cui ignoravo l’esistenza appunto… è una bella ristampa di Akarma, non so se mi spiego. La copertina è già tutto un programma: un teschio caucasico di un uomo morto giovane, data la dentatura perfetta. La foto è basilare e non ha profondità; fa intuire che quella persona è stata assassinata, poi spolpata dagli animali spazzini e rimasta sepolta dalla sabbia desertica, fino al ritrovamento casuale da parte dei nostri musicisti, che con questo album – mi piace pensare – hanno voluto rendere omaggio allo sconosciuto. Il titolo non poteva essere altro che… Dead Man”… realizzato nel 1969 ma nato a livello discografico nel 1970Loro sono i Josefus Ray Turner (basso elettrico), Pete Bailey (voce, armonica a bocca), Dave Mithcell (chitarra elettrica), Doug Tull (percussioni). Il lavoro fotografico per la realizzazione della copertina è di Jim Rockwell e Howard Turner che ha anche curato la grafica. L’ascolto sprigiona da subito una musica che fa da cerniera tra l’ondata psichedelica (che sta per infrangersi all’epoca dell’uscita del disco) e gli albori dell’hard rock e del heavy metal, passando per il blues e il puro rock sudista. Musicisti ben avvezzi alla musica del loro tempo ricostruita in uno scenario nuovo tutto loro, anche se pieno della migliore musica del tempo… del passato che diventa futuro, magicamente impastato dalla band in azione. Velocissimi assoli di chitarra, splendidamente grezza,  essenziale  che non ti aspetti ma anche sì… visto il linguaggio modernissimo che sprigionano, riaffermando la loro appartenenza. Si sente molto l’impronta culturale della zona geografica che li ha partoriti… Huston, Texas. In apertura Crazy Man… gli accordi scorrono veloci sul manico della chitarra, impastati magistralmente dal continuo, incessante, fantastico lavoro della Band che mastica, sputa e avviluppa… lasciando sprigionare nell’aria la profonda e suggestiva voce del cantante. I Need A Woman… un blues che sale dalla struggente armonica. Il terzo è una sorpresa: una bellissima cover dei Rolling Stones: Gimme shelter… poi Country Boy e Proposition chiudono coerentemente la prima facciata. Il lato B è semplicemente la Summa di questa fantastica Band che mi ero miseramente persa… dopo una inaspettata – ma ormai da loro m’aspetto l’insperabile – e rimarchevole Situation Dead Man… il pezzo che dà titolo all’album e lo chiude da farti pensare che lo rimetti di nuovo sul piatto senza soluzione di continuità. Una fantastica cavalcata di una ventina di minuti, come a chiudere il cerchio di una partitura a dir poco superiore; una sinfonia che rimane stagliata sull’orizzonte della Musica immortale… adesso ho capito il messaggio del mio amico. Il disco è una vera e propria Pietra Miliare di quella che venne poi universalmente conosciuta come Acid Psychedelic Era. La sofferta cavalcata psichedelica di Dead Man mostra splendidamente il lato migliore della Band… uno splendido acid rock impreziosito da repentini e lisergici fraseggi heavy/bluesUn brano epocale, che si rispecchia nel momento culturale e musicale degli Stati Uniti. Al pari di Happy Trails dei Quicksilver Messenger Service. Una delle testimonianze più vive e autentiche della stagione post Summer of Love. Non stupisce, visto lo splendido viaggio che i Josefus mi hanno regalato, che il disco fu registrato in sole otto ore… tutto buona la prima evidentemente. La band si scioglie già nel 1970… forse proprio a causa della loro splendida musica che probabilmente risultava troppo – splendidamente – sbilanciata in avanti per il grande pubblico.

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3 pensieri riguardo “Josefus: “Dead Man” 1970 – di Roxanne Cornaille

  • Agosto 26, 2015 in 9:13 pm
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    Un grande album, un “sacro Graal” per ogni collezionista. Band sbilanciata, a volte caotica, fuori tempo ma oggi assolutamente un culto.

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    • Agosto 26, 2015 in 9:22 pm
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      sbilanciata sì… a sentirla oggi splendidamente infatti… grazie Scimmia… dalla Redazione.

      Risposta
  • Agosto 27, 2015 in 5:22 am
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    Hai ragione Evil,
    quello che all’epoca poteva essere etichettato come caotico, ne fa oggi un Cult assoluto.
    Un disco a prescindere, che tutti dovrebbero ascoltare.

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