Davide Solfrini: “Véstiti male” (New Model Label 2017) – di Capitan Delirio

Per affrontare questi tempi disillusi ed esibizionisti ci vuole una giusta dose di intima eleganza pop, condita da un’adeguata quantità di gentilezza ironica e corrosiva e da una corposa manciata di visionarietà stralunata. Tutto questo (ma anche altro) si trova nell’ultimo lavoro del cantautore originario di Cattolica, Davide Solfrini. Uscito dopo “Lunapark” e “Muda” per la New Model Label e due EP autoprodotti, Shiva e il monolocale EP e Circadian Blues( pubblicati con lo pseudonimo di Giant Ants, suo alter ego che canta in inglese) “Véstiti Male” è un EP in sei brani che immediatamente crea un’atmosfera musicale calda e suadente, al punto da coinvolgere l’ascoltatore invitandolo a far parte del mondo descritto nelle efficaci liriche di Solfrini. I testi, non convenzionali e tali da suscitare immediata attenzione, sono la bella sorpresa di questo Ep. Nella descrizione elegante degli avvenimenti di Portiere Notturno, ad esempio, il contesto si ammanta di una sottile disperazione che diviene un elemento importante, essenziale, quasi vitale; mentre in Cose Buone o Una Volta Ero Un Uomo Diverso, l’ironia corrosiva lentamente si trasforma in autoironia, diventando una forma di autodifesa da sfoggiare con fierezza; e ancora: la visionarietà stralunata, colma di rabbia scanzonata necessaria a creare un’alternativa via di fuga a una desolazione serpeggiante che altrimenti sarebbe implosiva, sfocia nei colori naif di Un Giorno Piove o di Véstiti Male. Davide riesce ad attirare l’ascoltatore all’interno della sua galleria di ritratti, creando una sorta di immedesimazione e accompagnandolo fino alla fine del disco, senza offrire facili e consolatorie soluzioni, perché la vita è quella che è, disperata o gioiosa, e bisogna accettarla come viene. Non sono solo le liriche argute e centrate, però, a fare di “Véstiti Male” un lavoro davvero interessante ma è anche il talento musicale di Davide Solfrini a fare la differenza. Gran merito dell’atmosfera che crea, infatti, va alla sua chitarra carica di sonorità pop/rock anni ottanta/novanta che trova un’ottima sponda nella collaborazione di Cristian Bonato (co-produzione, registrazione, mixaggio) di Tommy Graziani alla batteria, di Federico Mecozzi agli archi in Un giorno piove e di Giovanni Versari al mastering. Per dirla con l’autore “Mi rendo conto che sto scivolando su una caramella scartata…” (Un Giorno Piove) e non ci resta che scivolare insieme a lui, per vedere l’effetto che fa.

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