David Sylvian: “Dead Bees on a Cake” (2018) – di Natale Biondo

“Dead Bees on a Cake” è il quarto album della discografia di David Sylvian, il primo da solista dopo ”Secrets of the behive” (1987). Pubblicato originariamente soltanto su CD dalla Virgin nel 1999, il lavoro è stato stampato per la prima volta su doppio vinile nel 2018, in occasione del Record Store Day. L’ordine della scaletta è stato variato  rispetto alla prima edizione in CD e contiene quattro brani in piu’ (The scent of magnolia, Cover Me with Flowers, Albuquerque e Aparna and Nimisha). Nelle produzioni in studio del vocalist e compositore brtitannico “Dead bees on a Cake” segue cronologicamente la trilogia “monstre” (“Brilliant Trees” 1984, “Gone to Earth” 1986, “Secrets of the Behive” 1987) che ha fatto sognare tanti di noi e che ha contribuito a creare una affascinante identità romantico-decadente molto in voga in certa wave degli anni 80: tra tutti i suoi Japan, cosa per cui saremo eternamente grati, in questa ed in un’altra vita, a David Alan Batt (nome all’anagrafe di Sylvian). Per la realizzazione del disco David si avvalso della collaborazione di nomi davvero importanti della musica colta moderna: Bill Frisell, Marc Ribot, Kenny Wheeler, Ryuichi Sakamoto, Scooter Warner, il fratello Steve Jansen… il risultato finale è davvero notevole. In ogni  singolo momento di “Dead Bees on a Cake” è percepibile una immensa eleganza stilistica ed un senso di pacatezza e serenità creativa che tanto ha a che fare con culture e filosofie orientali più profonde, che trascendono l’aspetto materiale delle circostanze per indirizzare il proprio interesse esclusivamente verso un mondo spirituale fatto di delicatezza e visioni, mondo di cui Sylvian è riuscito a percepire gli input ed a farli confluire nella sua musica, che così diventa inclassificabile, avvolgendo l’ascoltatore con impercettibili ed eteree melodie in cui stili musicali e toni diversi si intrecciano  in modo impeccabile, creando ritmi che ora suonano new wave o pop o jazz per poi sfumare repentinamente in accenni blues, con in primo piano strumenti a fiato ed a percussione indiani (bansuri, tabla), “un raffinato impiego dei campionamenti ed un’atmosfera che sembra evocare la calma della ambient music senza suonare ambient”I Surrender apre il disco ed è subito poesia per i nostri cuori: una ricchezza di suoni si insinua tra i nostri sensi accompagnata dalla magica voce di Sylvian, fluida, suadente… priva di  riferimenti fisici, fluttuante senza sforzo attraverso ogni traccia, tanto duttile da riuscirsi ad adattare perfettamente ai mutevoli stati d’animo che pervadono il disco, sia che si tratti dei brani colorati e jazzistici come I Surrender, sia che ci si addentri in sentieri musicali più oscuri e rarefatti come quelli di Darkest Dreaming, una nenia futurista, molto ambient e minimalista nel suono ma così intensa emozionalmente che, ascoltandola, sembra di essere bagnati dalle lacrime di Dio che cadono sulla terra. David Sylvian è stato sempre una figura al di fuori dagli schemi dello show-business, più propenso invece alla creazione di un percorso artistico legato alla ricerca degli aspetti spirituali ed interiori dell’esistenza e “Dead Bees on a Cake” è forse il suo lavoro più particolare, l’opera in cui di più il cantante inglese predilige costruire la sua musica più sull’umore, sulle riflessioni, sulle passioni e sui turbamenti che sulla banale consistenza armonica delle singole songs; anche per questa ragione “Dead Bees on a Cake” suona come uno  dei suoi dischi più sentimentali e romantici. Anche quest’opera è autoprodotta, Sylvian ha lavorato come sempre da solo in studio (affiancato soltanto da Dave Kent che, assieme allo stesso ex leader dei Japan, ha ricoperto il ruolo di ingegnere del suono), questo a dimostrare che il suo processo creativo è spesso estremo e rigorosamente intimo. In “Dead Bees on a Cake” convivono ritmi esotici e sensuali  che si manifestano sotto forma di melodie dilatate ed affascinanti: una fusione ammaliante, dinamica e sorprendente di avanguardia, jazz, elettronica, spunti etnici e tanto altro ancora. Un album dal grande valore artistico la cui originalità e perfezione estetica non sono stati scalfiti minimamente dal tempo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Un pensiero riguardo “David Sylvian: “Dead Bees on a Cake” (2018) – di Natale Biondo

  • novembre 28, 2018 in 9:25 pm
    Permalink

    MENO MALE CHE SEI QUI CON NOI.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.