David Surkamp e il cane di Pavlov – di Maurizio Garatti

Ai più attenti di voi non sarà sfuggita l’uscita di un nuovo album dei Pavlov’s Dog, storica e purtroppo ancora poco nota Band attiva nei primi anni settanta, capace di regalarci un disco a cinque stelle come “Pampered Menial” (1974). Formatisi in quel di St. Louis nel 1972, potevano contare su David Surkamp, a cui facevano buona compagnia il chitarrista Steve Levin, i tastieristi David Hamilton e Doug Rayburn, il bassista Rick Stockton, il batterista Mike Safron e violinista Siegfried Carver (nato Richard Nadler). Levin lascia però la Band più o meno subito e viene sostituito da Steve Scorfina, ex di REO Speedwagon. In realtà la formazione non fu mai definitiva, e il solo David Surkamp compare in tutte le uscite del Gruppo (assai poche in verità) che paiono terminare già nel 1976 con l’uscita del loro secondo lavoro “At The Sound of the Bell”, per il quale entra nella line up il chitarrista Tom Nickeson che in qualche modo cerca di rimediare alla dipartita di Carver. Da qui in poi si perdono le tracce del Gruppo, anche se un terzo Album viene effettivamente registrato nel 1977; la Columbia però si rifiuta di pubblicarlo e il gruppo pare ormai giunto a un triste e prematuro capolinea. Nel 1980 il terzo disco viene pubblicato come bootleg, ma la sua reperibilità resta davvero enigmatica, almeno fino al 2007, anno nel quale esce, sempre come bootleg “Has Anyone Here Seen Siegfried?” che riaccende in qualche modo l’interesse del pubblico sull’attività della Band che, nonostante tutto, non è mai morta. Grazie alla perseveranza di Surkamp, i Pavlov’s Dog sono sempre restati attivi e, con varie formazioni, hanno poi dato alle stampe anche “Lost in America” (1990) e “Echo & Boo” (2010) dischi sicuramente dignitosi. “House Broken”, il nuovo lavoro, documenta il Concerto tenutosi a Nuremberg, in Germania, nell’ottobre del 2015 e ci presenta una formazione nuova di zecca che supporta in maniera folgorante un sempre grintoso Surkamp. Il tono contralto che caratterizzava le sue performances dei settanta sono ormai un lontano ricordo ma la qualità delle canzoni, qui con un tono sicuramente più Rock, è tale che ci si passa tranquillamente sopra.
L’ascolto di Song Dance e Julia procura ancora gli stessi brividi che attraversavano le nostre giovani membra 40 anni fa…

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