David Peel & The Lower East Side: “Have a Marijuana” (1968) – di Ignazio Gulotta

«Standin’ on the corner / Just me and Yoko Ono / We was waitin’ for Jerry to land / Up come a man with a guitar in his hand / Singin’ “Have a marijuana if you can” /His name was David Peel / We found that he was real /He sang “The Pope smokes dope every day” / Up come the policeman shoved us up the street /Singin’ “Power to the people today”».
L’incipit di New York City, brano di John Lennon del 1972, descrive perfettamente l’incontro che l’ex Beatles ebbe nel Village con l’iconoclasta musicista di strada David Peel, fu affascinato dalle sue ballate semplici e sgangherate, dai testi espliciti che parlavano di marijuana, diritti civili, pacifismo e insofferenza verso la polizia. Erano temi che anche a Lennon stavano molto a cuore. a NY era entrato in contatto con esponenti della controcultura come Abbie Hoffman, Jerry Rubin, Allen Ginsberg e si era battuto per la liberazione del leader delle Pantere Bianche e manager degli Mc5 John Sinclair, organizzando anche un grande raduno in suo favore durante il quale si esibì con Rubin e lo stesso Peel. Fino ad allora Peel aveva pubblicato due dischi, “American Revolution” nel 1970, contro la guerra in Vietnam e “Have a Marijuana”, disco “Recorded Live on the Streets of New York” precisa la copertina. Peel infatti lo registrò nel 1968 insieme ai suoi sodali Larry Adams alla dodici corde, Harold C. Black al tamburello e George Cori al basso, in strada: condizione da lui imposta alla Elektra che lo scritturò su segnalazione di Danny Fields. Il disco non fu certo un successo, raggiunse solo la 186 posizione nella classifica americana di Billboard, il 24 maggio del 1969 restandoci per sole 3 settimane; non andrà meglio al disco che John Lennon gli produsse nel 1972, l’irriverente e più volte censurato, “Pope Smokes Dope” che si fermò alla posizione 191.
Peel era nato a New York nel 1943 col nome di David Michael Rosario (il nomignolo Peel, buccia, gli fu affibbiato perché prima di scoprire l’erba tentava di sballarsi con le bucce di banana) e ne ha rappresentato l’ala più radicale, incontrollata, ribelle. In quelle strade il Nostro ha passato la sua vita, ha suonato, ha dormito, ha vissuto, ha fumato, ha fatto dischi continuando imperterrito le sue battaglie per la marijuana libera, contro la polizia, contro il potere. Nel 2012 fu tra i protagonisti del movimento Occupy Wall Street, realizzando insieme ai manifestanti il cd “Up Against Wall Stret”, anch’esso registrato nei luoghi della protesta, un attivismo che sarà fermato soltanto dall’ennesimo infarto subito nell’aprile del 2017. Chi cercherà nella musica di Peel e nel suo disco d’esordioqualità musicali, bravura tecnica, sperimentazioni è davvero fuori strada: quel che conta è invece la forza comunicativa, l’immediatezza e la radicalità del messaggio, la forza irriverente e sarcastica dei suoi testi. Bastano 2/3 accordi, un buon ritornello facile da imparare e da cantare tutti insieme e il gioco in gran parte è fatto.
“Have a Marijuana” si apre con l’invettiva contro la guerra e la politica di menzogne del governo americano: il canto non potrebbe essere più sguaiato, gronda rabbia davvero prepunk. Coerente con la sua estetica stradaiola il disco comprende gli annunci bislacchi del cantante, simile a un annunciatore da circo piuttosto brillo, le urla e gli applausi del pubblico e non mancano squilli di trombetta ad annunciare la cantilenante I Like Marijuana, inno fra gemiti e sospiri ironici allo stonarsi: non era certo la prima volta che musicisti cantassero “la maria”, ma mai in modo così semplice, diretto e… banale; ma sta qui la forza della canzoncina: esplicitare il desiderio e il dirittodi fumarla in pace in un periodo in cui uno spinello poteva comportare anche anni di carcere… e così fra fischi, urletti, tamburelli e percussioni, accompagnata dalla chitarra la voce aspra, graffiante di Peel ci inviterà a scappare appena si materializza un poliziotto in Here Comes a Cop, quasi una risposta dalla giungla cittadina alla beatlesiana Here Comes the Sun. Ironizza poi sulla famiglia in Happy Mother’s Day, sarà irriverente in I do My Bawling in the Bathroom, ma l’ansimare del coro lascia ben poco spazio all’immaginazione; La filastrocca di Alphabet Song ribadisce la voglia di marijuana, così come l’indolente e stonata Show me the Way to Get Stoned; chiude l’album, dopo quasi un minuto di sgangherato botta e risposta col pubblico We Love You, sorta di canto di arrivederci.
“Have a Marijuana” non sarà probabilmente un grande album, ma è espressione non solo di un personaggio sincero e autentico, uno che non è mai stato e non avrebbe mai voluto essere una rockstar ma che coglie un momento importante dell’epoca. Si dice che quando Lennon lo vide per la prima volta stava arringando il suo pubblico con parole di fuoco contro le star che si arricchiscono e pensano solo al successo. Non siamo dalla parte degli  hippie bucolici, peace & love, delle comuni, e dei figli dei fiori… qui siamo nelle caotiche e violente strade di una grande città, dove ogni giorno ti scontri con violenti tutori dell’ordine«porci fascisti» li chiama Peel – e vivi non vicino alle onde dell’oceano di Laurel Canyon o ai margini del deserto… qui siamo nella caotica, sudicia, pericolosa metropoli dove tutto accade sempre in bilico fra dannazione e salvezza. Infine, a Peel va riconosciuto di aver davvero precorso il punk, sia nello sposare l’estetica e la pratica DIY, sia nel suo rifiuto della tecnica a favore dell’espressività e della forza comunicativa.

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