David Lynch e Mark Frost: “Twin Peaks” (1990 – 2017) – di Dario Lopez

Qualche giorno fa, ripensando alla buona (a volte ottima) qualità delle serie tv che ho avuto modo di seguire durante l’anno da poco giunto al termine, ho provato a buttare giù una di quelle ideali classifiche che in molti compilano in questo periodo, un po’ per gioco e un po’ per segnalare quello che di valido si è incrociato sul nostro cammino tra Gennaio e Dicembre. Ho quindi deciso di piazzare in cima a questa ideale lista il ritorno del “Twin Peaks” di David Lynch e Mark Frost. Devo dire che di serial validi quest’anno ne ho visti diversi: ho seguito alcune delle più tese stagioni di “The walking dead”, quelle con Negan e Lucille protagonisti tanto per capirci, ho visto le prime due stagioni dello splendido “Stranger Things”, creazione dei Duffer Brothers che affonda meravigliosamente le mani nella nostalgia per gli eighties, ho apprezzato lo “Sherlock” moderno di Benedict Cumberbatch, ho atteso con trepidazione l’intelligentissima “Black Mirror”, ho assistito alla rigenerazione del dodicesimo Dottore in “Doctor Who”, “ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione” e altro ancora… insomma, di cose buone ne sono passate sugli schermi di casa mia. “Twin Peaks” però è un’altra cosa. David Lynch continua a essere avanti cent’anni rispetto a tutti, o forse più semplicemente vive in una dimensione parallela alla nostra che con noi ha solo qualche punto di contatto qua e là: questo spiegherebbe la visionarietà aliena del suo lavoro al quale schiere di attori hanno fatto a gara per partecipare(1). Negli anni 90 “I segreti di Twin Peaks” rivoluzionò il modo di fruire la serialità televisiva in America (e di conseguenza nel mondo), creò quel senso di aspettativa e finanche di astinenza tra un episodio e l’altro che ancora oggi proviamo per le serie tv alle quali siamo più affezionati. Lo faceva venticinque anni fa, con un anticipo impressionante rispetto a tutte le serie moderne arrivate agli stessi risultati con decenni di ritardo (tranne per qualche eccezione). Dimostrò inoltre come la serialità poteva uscire dalla schiavitù dell’episodio chiuso, dimostrò vincendo su tutti i fronti come si potesse proporre materiale fuori dagli schemi, personaggi stralunati e implausibili come protagonisti assoluti, vinse su tutti i fronti anche a livello di marketing, sdoganò temi e situazioni delicate in prima serata, appassionò milioni di spettatori unendo intrattenimento e una visione più alta e arty della televisione, mai così onirica, surreale e anche inquietante. Poi, con calma, arrivò la nuova serialità di qualità, diffusa e abbondante. Tutti, registi, case di produzione, attori, spettatori, capirono che proposte qualitativamente sorprendenti potevano arrivare in misura ancor maggiore dalla televisione rispetto al Cinema. Si apre un mondo fatto di serie curatissime, intelligenti, perfetti meccanismi a orologeria della scrittura, anche maniacali nella messa in scena e nella realizzazione. In questo florilegio di prodotti perfetti arrivano ancora una volta Lynch e Frost, che dopo venticinque anni sono ancora cent’anni avanti a tutti, capaci letteralmente di incantarti, di lasciarti a bocca aperta, di cortocircuitare passato, presente e, cazzo sì, anche futuro, con una narrazione immaginifica che sembra non avere né capo né coda e, senza sforzo alcuno, fanno il culo a tutti quanti, e tanti saluti a tutti. Non si può spiegare “Twin Peaks”, non avrebbe senso stare a raccontarne la trama che, seppur tra mille divagazioni, alcune surreali, oniriche e visionarie, altre semplicemente grottesche, c’è ed è sempre ben presente. “Twin Peaks” vive di momenti, sensazioni, emozioni, paure, inquietudini, rimandi e immagini, soprattutto immagini. Scelte di regia, scenografiche, di fotografia e montaggio, di effetti, taluni apparentemente anche ingenui, scelte sonore, visive. Atmosfera, atmosfera e ancora atmosfera. Anche nelle musiche (in ogni singolo episodio un’esibizione live) non hanno voluto perdersi l’occasione di partecipare all’evento nemmeno Eddie Vedder, Moby, Sharon Van Etten, i Nine Inch Nails al completo né ovviamente Julee Cruise. Forse non sarebbe neanche giusto mettere “Twin Peaks” al primo posto di un’ideale classifica delle serie tv migliori dell’anno (o anche di sempre), probabilmente dovrebbe stare in una classifica a parte insieme a prodotti a essa affini almeno per mentalità e intenzioni programmatiche. Peccato che al momento di questi prodotti non ce ne siano, o almeno io non ne ho mai visti.

(1): giusto per capire l’entità del cast e senza voler assolutamente proporre l’interminabile elenco completo delle partecipazioni, ecco qualche nome tra ritorni del vecchio cast e star che compaiono in “Twin Peaks” per la prima volta: Kyle MacLachlan vero mattatore di questo ritorno, Madchen Amick, Dana Ashbrook, Michael Cera, Catherine E. Coulson, Sherilyn Fenn, Robert Forster, Harry Goaz, Michael Horse, Ashley Judd, Peggy Lipton, James Marshall, Everett McGill, Kimy Robertson, Wendi Robie, Amanda Seyfried, Harry Dean Stanton, Russ Tamblyn, Grace Zabriskie, Chrysta Bell, Richard Chamberlain, Laura Dern, David Duchovny, Miguel Ferrer, Ernie Hudson, David Lynch, Jim Belushi, Jeremy Davies, Meg Foster, Robert Knepper, Josh McDermitt, Don Murray, Sara Paxton, Elena Satine, John Savage, Tom Sizemore, Naomi Watts, Jennifer Jason Leigh, Tim Roth, Monica Bellucci, David Bowie, Sheryl Lee, Carel Struycken, Frank Silva, Ray Wise… giusto per farsi un’idea.

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