David Crosby: “Sky Trail” (2017) – di Maurizio Galli

Davvero difficile l’arte della cabala, in altre parole l’indovinare il futuro per mezzo di numeri. Nonostante questo proviamo a snocciolare ugualmente qualche numero. 76 gli anni (14 agosto 1941), 46 anni (22 febbraio 1971) dall’uscita, per l’Atlantic Records, del suo capolavoro da solista “If I Could Only Remember My Name”, 3 anni (28 gennaio 2014) dall’uscita di quello che può essere considerato il suo grande ritorno discografico da solista: “Croz”. Non è che nel frattempo il “ragazzo” se ne sia stato con le mani in mano a dire il vero: infatti, ha pubblicato altro materiale come CPR, Crosb&NashCSN, CSN&Y oltre a partecipare alla realizzazione di dischi come nel caso di Chris Hillman, Kenny White Becca Stevens. A meno di un anno dal suo ultimo (intimista) album “Lighthouse” (che ricordiamo essere stato prodotto da Michael League degli Snarky Puppy) ecco arrivare inaspettato l’ennesimo disco: “Sky Trail”. Uscito quasi per voler colmare l’esigenza comunicativa data dai passati lunghi anni di silenzio. In “Sky Trail” la cifra stilistica però bisogna riconoscere che è di ben altro tipo. David Crosby, accompagnato dal produttore (nonché figlio, polistrumentista e co-autore di metà dei brani) James Raymond e dal cuore pulsante della band formata dai fidati Steve Tavaglione (sax), Steve DiStanislao (batteria) e dall’estone Mai Agan (basso fretless) si lancia in una sorta di dichiarazione d’amore verso il jazz (contemporaneo aggiungerei) e non solo a dire il vero. L’utilizzo di certi strumenti musicali quali il basso fretless, piano jazz, sax soprano e, dal punto di vista compositivo, di strutture d’accordi non convenzionali, ci riportano alla memoria artisti come Joni Mitchell, il sax di Wayne Shorter e – last but not least  – il basso di Jaco Pastorius… ma veniamo ad alcuni brani che compongono l’album. Iniziamo con il dire che la passione del cantautore per gli Steely Dan (gruppo di Donald Fagen e del compianto Walter Becker) non è certo cosa nascosta, ricordiamo ad esempio il Twitter feed in occasione della morte del chitarrista (e bassista) in cui afferma che gli Steely Dan sono la sua band preferita. Infatti in apertura troviamo un chiaro tributo alla loro musica con She’s Got Be Be Somewhere, un brano pregno di armonie vocali e improvvisi passaggi di fiati. Ad aprire il brano successivo troviamo invece il tipico arpeggio di chitarra che ci riporta immediatamente al west-coast sound (suo marchio di fabbrica) e che ci accompagna sognanti nel cuore della dreamy title track Sky Trails, impreziosita dalle armonie della songwriter Becca Stevens (co-autrice tra l’altro del brano nonché voce principale) capace, in alcuni passaggi, di evocare Joni Mitchell, oltre che dagli arabeschi di sassofono ricamati ad hoc da Steve Tavaglione. Rimanendo in tema Mitchell, nel disco Crosby con voce ferma, pianoforte e poco altro le rende omaggio con la stupenda cover (unica del disco tra l’altro e aggiungerei, senza paura di smentita, capace di rivaleggiare con l’originale in quanto a bellezza) di Amelia (ricordiamo che il brano è tratto dall’album del 1976 “Hejira”, in omaggio ad Amelia Earhart, la prima donna che tentò la trasvolata in solitaria dell’Oceano Pacifico: I was driving across the burning desert/When I spotted six jet planes/Leaving six white vapor trails across the bleak terrain/It was the hexagram of the heavens/It was the strings of my guitar/Amelia, it was just a false alarm […].  Segue Sell Me A Diamond, brano arricchito da bellissime armonie e dalla presenza di Greg Leisz alla pedal steel; l’introspettiva ballad Before Tomorrow Falls On Love, scritta a quattro mani con Michael McDonald (ex Doobie Brothers, tastierista degli Steely Dan e con questi dettagli che si scopre che tutto ha davvero un suo senso) in cui il basso fretless di Agan, il pianoforte e la voce di Crosby riescono a compiere il miracolo: il Nostro mette a nudo l’animo crooner fino ad oggi forse tenuto troppo nascosto; Here It’s Almost Sunset dominata dal sax soprano di Steve Tavaglione. Che il lato politico di David Crosby sia ancora capace di graffiare è cosa ben nota e in questo album è ben rappresentato dalla jazz-folk Capitol – […] a tempest, a system, moving like sharks […], le sonorità che vi ritroviamo sono quelle degli ultimi lavori (“Croz” per intenderci). In chiusura ancora le sonorità seventies a lui (e a noi) tanto care con Home Free. Ebbene si, David Crosby è tornato a scaldare i cuori. Lunga vita a David Crosby! Alla via così.

Tracks: 1. She’s Got To Be Somewhere. 2. Sky Trails. 3. Sell Me A Diamond.
4. Before Tomorrow Falls On Love. 5. Here It’s Almost Sunset. 6. Capitol.
7. Amelia. 8. Somebody Home. 9. Curved Air. 10. Home Free.

David Crosby vocals, acoustic guitar. Jacob Coller backup vocals. Steve Distanislao drums.
James Raymond synth bass, piano, electric piano, synthesizers, drum programming, vocoder, backing vocals, acoustic guittar, percussion. Dean Parks guitar, electric guitar.
Steve Tavaglione tenor sax, soprano sax, ewi, alto flute. Walt Fowler flugehorn.
Becca Stevens vocals, acoustic guitars. Mai Agan bass, backup vocals. Jeff Pevar guitar.
Greg Laisz pedal steel guitar. Andrew Ford bass. Steve Postell acoustic guitar.
Robert “Sput” Searight drums. Michael League bass. Chris McQueen guitars.
Bob Lanzetti guitars. Mark Lettieri guitars. Bill Laurance piano. Justin Stanton electric piano. 
Cory Henry organ. Shaun Martin synthesizer. Nate Werth percussion. Chris Bullock tenor sax.
Jeff Coffin alto sax, flute. Mike “Maz” Maher flugehorn. Jay Jennings flugehorn. Gary Novak drums.

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