David Crosby: “If i could only remember my name” (1971) – di Edoardo La Rocca

Cosa resterà di quest’anni Millennial”. A volte in amore è normale trovarsi travolti in un baleno, da un odore, un sapore, o più semplicemente da un istinto che c’entra poco con la ragione, ma la possibilità che ciò possa concludersi repentinamente lasciandoci addosso una sensazione d’ incompiutezza non è da escludere… altre volte ci sono quelle situazioni che crescono con ponderazione e persuadono in profondità il cuore come la mente, tipo un’idea concepita da noi stessi che conserveremo per sempre, qualsiasi cosa accada e indipendentemente dalle maschere che assumeremo nel corso della nostra vita. Beh, con la musica succede qualcosa del genere, scopriamo lavori ed artisti contingenti a bisogni periodici che rischiano d’essere ossessioni momentanee e poi altri imprescindibili, per cui è inevitabile avere la dovuta reverènza nel celebrarli al fine di custodirci l’intimità e curare l’anima: “If you Could Only Remember my Name”del 1971 potrebbe essere uno di questi. Tra la fine degli anni sessanta e gli inizi dei settanta, la potente major americana Atlantic Records vantava due frecce di livello mondiale al proprio arco: i Led Zeppelin prodotti fino al 1973 ed i vocalist Crosby Stills Nash e, successivamente, Young. David Crosby è un chitarrista e cantautore californiano che suonava nei Byrds, gruppo del panorama folk rock, di cui facevano parte anche i Buffalo Springfield, passati alla storia per il loro singolo del 1967 For What It’s Worth, brano simbolo della generazione “power flower”, che vedeva militanti Stephen Stills ed il canadese Neil Young. Graham Nash invece è inglese, proveniva dal beat pop degli Hollies e, in seguito al suo primo viaggio oltreoceano, scelse di naturalizzarsi americano, formando il lungo e proficuo sodalizio “californiano” con David Crosby. Le suggestioni intorno a questi musicisti non sono mai mancate: l’omonimo debutto del trio CSN nel 1969 ha un grande successo grazie a brani come Guinnevere e Long Time Gone, figli della penna di Crosby e Wooden Ships, scritta in collaborazione con Stills. La foto dell’album venne scattata all’esterno di una casa abbandonata prima che venisse definito il nome in Crosby, Stills & Nash, ma nello scatto le posizioni di Nash e Crosby erano invertite, quindi il gruppo tornò alcuni giorni dopo per rifare la foto e disporsi sul divano nel giusto ordine… ma trovarono la casa demolita. Nel 1970 divennero il quartetto anche conosciuto con l’acronimo CSN&Y e pubblicarono “Deja Vù” fra cui spiccano – ma è tutto l’album che spicca – Almost Cut My Hair di Crosby o il brano Woodstock, a suggellare l’esperienza dell’anno prima al Festival che li vide tra i protagonisti in una storica performance nel cuore della notteWoodstock fu scritto però da Joni Mitchellai tempi compagna di Nash che, innamorato e stufo delle avances degli altri musicisti indirizzate alla cantante scrive Our House, per dichiarare il loro amore e la loro convivenza. Il 1971 è stato un anno pregno di avvenimenti destinati a lasciare il segno: mentre Jim Morrison viene trovato privo di vita in una vasca da bagno, il chitarrista fondatore degli Allman Brothers Band, Duane Allman, sta per morire in un tragico incidente stradale; Nixon non arretra dalla sua politica bellica nei confronti del Vietnam ed il movimento giovanile comincia a sgretolarsi, oramai vittima dell’illusione di poter cambiare il mondo sotto gli attacchi della società conservatrice e proibizionista con un messaggio di pace. Anche le tendenze musicali cominciano a cambiare, nel mercato statunitense sfondano i Led Zeppelin grazie ad un rock potente che lancia messaggi più ammiccanti e meno impegnati socialmente, i Pink Floyd fanno un concerto senza pubblico a Pompei portando alla ribalta il progressive rock britannico in voga negli anni a venire. Sviscerare “If i could only remember my name” di David Crosby in una sterile descrizione della tracklist non renderebbe giustizia a questo scrigno d’essenza dell’acid rock che vede susseguirsi all’interno i fedeli compagni Nash, Stills e Young, i Jefferson Airplane, David Freiberg dei Quicksilver Messanger Service, Joni Mitchell, la chitarra dei Grateful Dead Jerry Garcia ed il pianista Gregg Rolie con il batterista Michael Shrieve dei Santana. Al di fuori di questa inevitabile carrellata di grandi nomi il disco pretende d’essere ascoltato tutto d’un fiato per viverne appieno il misticismo intrinseco. Le capacità canore e compositive di Crosby si apprezzano nel ruggito di Cowboy Movie, tanto come nella maestosa Song with non Wordsma è con Tamalpais High che si raggiunge l’apice, in un incantevole requiem per la generazione hippie. Fra i numerosi riconoscimenti avuti da questo disco, spunta quello singolare dell’Osservatore Romano: quotidiano ufficiale del Vaticano, che lo reputa come l’album più meritevole di sempre, secondo solo a “Revolver” dei più canonici Beatles: la singolarità della cosa rafforza le valutazioni in merito al messaggio e alla funzione storico-sociale di “If you Could Only Remember my Name”, in cui l’esigenza di un cambiamento, ancora oggi condivisibile, genera riflessioni in merito alla nostra attualità e ai suoi contenuti che chissà se riusciranno a resistere col passare dei decenni.

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