David Bowie: “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars” (1972) – di Benedetta Servilii

Luglio 1972, Dorchester Hotel a Londra. Charles Shaar Murray, giornalista e critico musicale del New Musical Express, incontra David Bowie l’indomani di un concerto insieme agli Spiders From Mars (intervista contenuta integralmente in “Sono l’uomo delle stelle”, a cura di Sean Egan – in Italia edito da il Saggiatore, 2016). La band è composta da Mick Ronson alla chitarra e pianoforte, Trevor Bolder al basso e Mick Woodmansey alla batteria. Sono in tournèe con Bowie da febbraio, quando è salito sul palco per la prima volta come Ziggy Stardust. Il pubblico è già totalmente rapito dalla sua immagine, dalla sua storia, dalle sue parole. Il tour precede di qualche mese l’uscita dell’album “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”, il 16 giugno 1972. Murray conclude il loro incontro con un augurio: “Spero che tu e Ziggy sarete felici” e Bowie, di cui immagino lo sguardo ipnotico e il sorriso magnetico, profetizza: “Spero che TU e Ziggy sarete felici. Ziggy è il mio regalo per te”. Non c’è dubbio che lo sia stato davvero. E’ difficile scrivere di chi della propria vita ha fatto un’opera d’arte. Soprattutto di chi di vite, in una sola, ne ha vissute diverse. Quella di Ziggy è stata la prima. Seguiranno quelle di Alladin Sane, Halloween Jack, The Thin White Duke e Nathan Adler… ma queste sono altre storie. Il primo amore non si dimentica mai. Nemmeno Bowie riuscirà a dimenticare Ziggy. Le loro vite si fusero a tal punto da renderli indistinguibili. Bowie ne fu profondamente influenzato e, forse, non se ne liberò mai del tutto… ma facciamo un passo indietro. Inizio degli anni 70: Bowie ha raggiunto la fama con “Space Oddity” (Philips Records, 1969), ma non ha ottenuto il medesimo successo con le vendite dei successivi album, “The man who sold the world” (Mercury Records, 1970) e “Hunky Dory” (RCA, 1971)… c’è bisogno di qualcosa – o  di qualcuno? – che lo consacri una superstar irrompendo nel panorama rock con elementi mai visti prima. Bowie è un mago in questo… fa nascere così Ziggy PolvereDiStelle, “making love with his Ego. E’ un periodo di mode bizzarre, di lustrini e paillettes, trucco pesante, travestitismo, sessualità ambigua, irriverente e scandalosa. La controcultura newyorkese, il mondo sovversivo di Andy Warhol e dell’arte underground ne sono l’emblema. Bowie vi si immerge totalmente, ma fa di più. Inventa un mondo parallelo, apre un varco in una nuova dimensione e, improvvisamente, tutto diviene possibile. Ziggy Stardust è un alieno condannato ad assumere la forma umana di una rock star… alla costruzione della sua immagine contribuiscono la giovane e stravagante moglie di Bowie, Mary Angela Angie” Barnett e Lindsay Kemp, danzatore britannico esperto in mimo e in teatro d’avanguardia che di Bowie era stato eccelso insegnante. Da lui aveva appreso a esprimersi con il corpo, a truccarsi, a scegliere i costumi. Il risultato è straordinario: Ziggy ha i capelli rosso fuoco e una carnagione eterea, è magrissimo, indossa calzamaglie colorate e costumi sgargianti, è romantico e allo stesso tempo ambiguo e sfrontato… è completamente libero. Ziggy racconta la sua “ascesa e caduta” in undici tracce di energia pura. La sequenza di temi e scenari, l’incastro perfetto di ritmi e sonorità catapultano e assorbono l’ascoltatore in un’altra dimensione. La canzone che dà il titolo all’album è una delle ultime, forse per dare l’idea di quanto Ziggy sia solo l’ambasciatore del messaggio e che sia questo ad essere il vero protagonista. La storia inizia con Five Years, una profezia apocalittica perché alla terra restano solo cinque anni di vita… eppure il messaggio di Ziggy è un inno alla speranza, un invito a lasciarsi andare, un costante esercizio ad un pensiero e a un sentimento ribelle, nella consapevolezza del naturale ciclo esistenziale, fatto di ascese e cadute, appunto. La storia di una rock star diventa inevitabilmente quella di ognuno. Ziggy sa che It ain’t easy, non è facile… ma chiede di affidarsi a lui completamente: “Freak out in a moonage daydream, don’t fake it baby, lay the real thing on me”. Ziggy è l’uomo delle stelle, invocato nella ballata Starman,che attende di incontrare e fondersi con l’umano, così come ha fatto con David. Le tracce del b-side disegnano uno scenario di luce e ribellione: Lady Stardust è una femme fatale emersa dalle ombre e richiama anche la sfrontatezza sessuale di Suffraggette City… le stelle divengono il palcoscenico delle trasformazioni sconvenienti e repentine, quelle che può permettersi solo una rock Star. O forse no. In Hang on to yourself invita gli umani, chiamandoli “i prescelti”, per ascoltare questo messaggio di speranza, a contare su se stessi “If you think we’re gonna make it”, se pensate che ce la faremo…  Ziggy Stardust ha portato a termine il suo compito, i suoi eccessi da rock star e tutta l’energia con cui ha nutrito i suoi seguaci, sono diventati per lui un’arma. Saranno i suoi stessi fans ad ucciderlo in Rock’n’roll suicide, ultima traccia dell’album e brusca interruzione di una storia che, invece, ha i colori dell’eterno. Mi piace immaginarla così. Altrettanto bruscamente, Bowie annuncerà la morte di Ziggy il 3 luglio 1973 al termine di un concerto all’Hammersmith Odeon di Londra, lasciando i fan sgomenti e in lacrime. Non poteva essere altrimenti. Non avrebbe avuto lo stesso effetto. L’intento è lasciare il segno e dare al mondo il tempo di interpretarlo. Il viaggio di Ziggy sulla terra è durato un anno, ma il suo passaggio ci ha regalato l’illusione dell’eternità e il costante pensiero che immaginazione e creatività possano (e debbano) superare i limiti convenzionali di tempo e spazio. Con “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars” Bowie ha restituito il significato di immortalità dell’arte, rivoluzionando la storia della musica… e anche la mia, che continuo ad ascoltarlo con lo stupore e il caos emozionale della prima volta.  Grazie David, grazie Ziggy… in qualsiasi dimensione voi siate.

Illustrazioni causemepain © tutti i diritti riservati 
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