Danny Whitten: “I Don’t want to talk about it” – di Capitan Delirio

La notte scivola viscosamente sulle pareti del cuore, con la stessa consistenza di un superalcolico tracannato senza pensare al domani e… si deposita in fondo al muscolo cardiaco, formando uno strato liquido che sciaborda placidamente, misto di ricordi ed emozioni. Ogni battito riporta a galla l’immagine di lei. Il profumo dei suoi capelli lunghi che fluttuavano sulle guance, vicino la bocca, si infilavano dappertutto, quando facevano all’amore. Uno stato di stordimento simile all’innamoramento, simile alla perdita. Un marinaio smarrito in una tempesta, anche se fermo davanti alla sigaretta che gli brucia le dita e il bicchiere sempre vuoto. Anche quando è pieno, il bicchiere sembra essere sempre vuoto. Danny non vuole più parlarne di come gli si è spaccato il cuore. Forse è stata la sua ultima fiamma a spaccarglielo o forse… forse è stata l’eroina… un rapporto così intenso da sembrare una relazione sentimentale. Tutto è cominciato quando ha sentito la passione per la musica impossessarsi di ogni sua fibra. Troppo facile però, per la musica, trovare terreno fertile nel piccolo Danny. Tutti nella famiglia Whitten suonavano uno strumento e le note viaggiavano nell’aria più delle stesse parole, più dei sentimenti. Probabilmente era l’unico modo per esprimerli. No, la Musica non c’entra. Forse tutto è successo quando Danny Whitten ha deciso di svolgere il servizio di leva in marina, con tutte quelle ore passate su una nave, con l’umidità a corrodere lentamente le ossa, che hanno lasciato un dolore alle ginocchia insostenibile. Unico ricordo di mari in tempesta e mari in bonaccia, di solitudine infinita e porti che non riuscivano a romperla nonostante la facile compagnia. Nessun antidolorifico a lenire la sofferenza. Nessun analgesico a portare sollievo a un dolore radicato nelle cavità più profonde dei nervi. Soltanto la musica può creare quelle condizioni temporanee per dimenticare il dolore e, quando non ci arriva la musica, allora subentra lo sconforto totale. Quando si è in fondo al baratro si presenta soltanto una soluzione che è panacea per tutti i mali: l’eroina. L’amante che poi ti trascina sempre più in fondo ma che ti fa vivere il miraggio di stare su. Su. Su, oltre ogni cosa. Quando sta bene Danny pensa alla musica e la musica lo fa stare bene. Già nel 1963, quando ha soltanto vent’anni, con i suoi amici storici Billy Talbot e Ralph Molina mettono su la sua prima band, che chiamano Danny And The Memories. Per qualche anno si divertono a esibirsi nei locali, anche a cappella, e registrano alcuni singoli senza pretese. Danny con la chitarra se la cava alla grande e, col passare del tempo, incontrano musicisti di tutto rispetto. Si incrociano con Neil Young e i suoi Buffalo Springfield e reclutano I fratelli Whitsell per formare una nuova band: The Rockets. Con quest’ultima formazione registrano un album omonimo nel 1968. Anche questo disco non riscuote successo ma consente loro di esibirsi dal vivo con Neil Young. Neil è in un momento complicato, inquieto, tormentato nei rapporti. Scioglie i Buffalo Springfield e arruola Whitten, Talbot e Molina. Li ribattezza Crazy Horse. Il nome non è granché ma con loro registra uno degli album più belli del suo variegato percorso artistico e della Storia della Musica: “Everybody Knows This Is Nowhere”, pubblicato nel 1969. La sintonia tra Neil e Danny è totale. Sul disco, durante i duetti, è difficile capire di chi sia la voce o  la chitarra principale, tante sono le somiglianze tra i due. Non è soltanto sintonia, è riconoscersi, nell’inquietudine, nella sofferenza, nella curiosità creativa. Anche dal vivo si sente questa magia tra di loro, strepitosa e trascinante. Per Neil è la scoperta del sound, sporco e complesso, che si porterà dietro per il resto della sua carriera. Per Danny arriva il successo ma arrivano anche quei momenti di depressione che esaltano i dolori. Inevitabilmente la dipendenza, come tutte le dipendenze, porta all’incapacità di gestire le situazioni, l’esistenza stessa. Per i suoi colleghi diventa inaffidabile. Tutti lo allontanano. Nell’album successivo con Neil Young, “After The Gold Rush” (1970), Danny ha sempre meno spazio anche se riesce a firmare alcuni brani di rara intensità. Oltre l’incapacità di gestire la sua vita si aggiunge il senso di emarginazione. Subisce l’allontanamento da parte dei suoi amici colleghi, della sua donna. Deve raccogliere le forze ed essere lui ad allontanare l’eroina dalla sua vita. Tutto questo lo riversa in una delle ballate più intense e malinconiche della storia del Rock: I Don’t Want To Talk About It. Inserita nell’omonimo album d’esordio dei Crazy Horse senza Neil Young, uscito nel 1971. “Non voglio più parlare di come mi si è spezzato il cuore. Posso dire dai tuoi occhi che sembra che stai piangendo da sempre. Le stelle del cielo non significano niente per te, sono soltanto uno specchio. Se io sto solo le ombre coprono i colori del mio cuore. Blu per le lacrime. Nero per la paura della notte. Le stelle nel cielo non significano niente per te, sono soltanto uno specchio. Non voglio più parlarne. Non voglio più parlarne. Di come mi si è spezzato il cuore”. Forse parla di un amore finito, forse parla della sua relazione con le sostanze, forse parla di una vita, la sua, che si specchia nelle stelle. Danny per uscire dalla dipendenza di eroina usa l’alcool. Così da una dipendenza passa ad un’altra. Le sue condizioni fisiche invece di migliorare peggiorano. Il dolore alle ginocchia, l’alcolismo, non lo rendono più in grado di esibirsi dignitosamente. Glielo fanno notare tutti. Talbot, Molina e, soprattutto, Neil Young. Neil aveva fiducia che riuscisse a tirarsi fuori dall’eroina e lo aspettava, ma adesso è ancora peggio. Lo rimanda a casa. Danny è sconvolto. La sua esistenza è in frantumi. Non riesce a contenere il suo di dolore, figurarsi assorbire la notizia della morte della madre ricevuta qualche giorno prima. Non resta che affogare tutto nell’alcol e nel valium… e tutto affoga infatti. La sua vita affoga quella notte del 18 novembre del 1972, a soli ventinove anni. Lasciando nello sconforto Neil Young che dedicherà all’amico canzoni e album. Mentre I Don’t Want To Talk About It diventa un successo planetario grazie a Rod Stewart e altri artisti negli anni a seguire. Così Danny continua a raccontarci di come gli si è spezzato il cuore, anche se diceva che non voleva più parlarne, perché probabilmente era impossibile per lui capirlo e lo è anche per noi… ma ogni volta che ci facciamo avvolgere dalla malinconia di questa ballata lo comprendiamo, o ci illudiamo di comprenderlo, nel profondo.

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