D’Annunzio, Fiume e la Carta del Carnaro – di Riccardo Panzone

Il comandante, abbandonato al suo destino, tace. A rispondere sarà il poeta, il 20 novembre, parlando al teatro Verdi in occasione di un concerto tenuto a Fiume da Toscanini: «eccoci di nuovo soli, soli contro tutti, col nostro solitario coraggio» dice. (Il Figlio del Secolo”Antonio Scurati).
All’indomani del Natale  di sangue” del 1920, dopo lo sgombero di Fiume operato dal governo Giolitti sulla base del Trattato di Rapallo, il poeta D’Annunzio consola e rincuora il comandante Gabriele, sconfitto e abbandonato da tuttiPoeta e comandante, comandante e poeta, D’annunzio riuscì a fare della sua vita un capolavoro estetico condito di poesia, romanticismo e scelte controcorrente
Nel 1919, il “poeta guerriero”, alla testa di gruppi di legionari, quelli che Filippo Tommaso Marinetti chiamerà “disertori in avanti”, occupa la città portuale istriana, a redenzione dell’orgoglio nazionale dopo la “vittoria mutilata” cui il governo aveva ceduto a seguito dei Patti di Londra. Dell’impresa Fiumana, di cui ricorre il centenario, si è detto tutto e il contrario di tutto, rispetto alle espressioni politiche e sociali connesse all’occupazione militare: laboratorio nazionalista, eredità delle città-stato Elleniche, postribolo di libertà e lascivia “in cui la cocaina scorreva a fiumi”. In molti, tuttavia, omettono di considerare l’incidenza del D’Annunzio legislatore che, in vigenza della Repubblica di Fiume, verga a quattro mani con Alceste De Ambris, sindacalista Toscano, la “Carta del Carnaro”, costituzione di Fiume libera che rappresenta, a tutt’oggi, un fulgido esempio 
normativo di modernità costituzionale. La “Carta del Carnaro”, nella parte iniziale, enuclea i principi fondamentali che caratterizzano l’organizzazione amministrativa dei territori liberati, nonché i diritti fondamentali riconosciuti a tutti i cittadini. La Costituzione Dannunziana è una costituzione socialista (Art. 2 “la Repubblica del Carnaro è una democrazia diretta che ha per base il lavoro produttivo – Art. 5 “a tutti è riconosciuto il salario minimo garantito”) ed egualitaria (Art. 2 “La sovranità collettiva è di tutti i cittadini, senza distinzione di di sesso, di razza, di lingua, di classe e di religione”) che esalta il lavoro, le libertà e, in omaggio al Poeta, l’estetica
La donna, a Fiume, come indicato nei primi articoli, è titolare degli stessi diritti, anche politici, dei cittadini maschi, ben 26 anni prima che quelle stesse guarentigie costituzionali siano legittimamente riconosciute dalla nostra costituzione Repubblicana. Ma la “Carta del Carnaro” si occupa anche di rapporti economici e commerciali ed affronta un tema di cui, oggi, ancora si dibatte in tutta Europa: la sovranità monetaria. Nella Repubblica del Carnaro viene istituita “una banca della Repubblica controllata dallo stato che avrà l’incarico dell’emissione di carta moneta e di tutte le altre operazioni bancarie”. Il “Vate” si distingue per modernità, lungimiranza e coraggio anche come legislatore, affrontando nodi che, al contrario, la politica attuale non è ancora in grado di sciogliere. La figura di D’Annunzio, ad un secolo dall’impresa di Fiume, è stata celebrata anche dalla Sua città Natale, Pescara, con una settimana di avvenimenti e dal consiglio regionale abruzzese che ne ha fatto, legittimamente e a tutto titolo, il testimonial della Regione nel mondo.

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Un pensiero riguardo “D’Annunzio, Fiume e la Carta del Carnaro – di Riccardo Panzone

  • Ottobre 8, 2019 in 6:22 pm
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    Un aspetto del Vate che merita un approfondimento

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