Daniel Blumberg with Billy Steiger at Auditorium Novecento – di Pietro Previti

Daniel Blumberg. Ricordatevi questo nome, potrebbe essere la nuova star in chiave alt-rock proveniente dall’Oltremanica nei prossimi anni a venire. C’era molta attesa per l’esibizione di Blumberg alla rassegna Retronuevo. Percorsi di musiche sghembe. Proposto come terzo appuntamento su un cartellone di cinque serate sparpagliate dall’organizzatore Wakeupandream nella corrente stagione invernale. La data con il songwriter inglese ha rappresentato una preziosa occasione per testare dal vivo quanto di buono riferito a proposito di “Minus”, primo album a proprio nome, pubblicato il 4 maggio scorso dalla storica label Mute. Distribuito dalla altrettanto mitica Rough Trade. Il debutto di Blumberg viene distribuito non solo in cd e 33 giri con copertina apribile, da lui disegnata, ma anche in una limitata edizione in vinile trasparente per la gioia di tutti i collezionisti. Ulteriore curiosità legata al concerto la decisione di tenere segreto il luogo dell’esibizione, comunicato via mail soltanto dopo l’acquisto in prevendita. La “secret venue” si è rivelata essere lo storico studio di registrazione della Phonotype al centro di Napoli, ribattezzato Auditorium Novecento. Malgrado la giovane età (28 anni), Daniel ha suonato in diverse band (Cajun Dance Party, Yuck, Heb-Hex e Guo) ed è autore di vari lavori sotto altri nickname (Hebronix e Oupa). Da alcuni anni ha preso a frequentare e ad esibirsi con regolarità all’Oto Café di Londra, formidabile punto di incontro di musicisti dalle provenienze ed esperienze musicali più disparate, specialmente in ambito di sperimentazione ed improvvisazione. Lì ha incontrato il violinista Billy Steiger (suo unico partner in questa data napoletana), il contrabbassista Tom Wheatley e l’esperto batterista Jim White, formalmente nei Dirty Three ma in passato al servizio anche di Smog, Cat Power e Mick Harvey. Con questi collaboratori e soprattutto con la produzione di Peter Walsh (Scott Walker, Peter Gabriel e China Crisis), Blumberg si è sottoposto ad una intensa terapia riabilitativa consistita in una cinque giorni di registrazioni a tempo pieno in qualche parte del Galles. Terapia riabilitativa, sì. Avete capito bene. La devastante rottura di un rapporto sentimentale lungo sette anni ed il riaffacciarsi di una malattia mentale avevano provocato il suo ricovero appena una settimana prima della registrazione. “Minus” è un album di canzoni dall’approccio sentitamente emotivo. Sentitamente, ma anche apparentemente, aggiungerei. Fino a quando le sue composizioni non iniziano a prendere una deriva inaspettata, disturbata. E’ il caso tra tutte della lunghissima Madder, angoscia pura e sollievo di avercela fatta, di avere superato il peggio, sapendo che forse è un’illusione. Il canto diventa lancinante, poi flebile, ancora estremo, dolore allo stato ultimo. O si sublima, come in The Fuse. The Bomb, che appare come una ballad classica, fuoriuscita dalla penna del nuovo David Gray di turno. È altrettanto chiaro che dal vivo, per riproporre brani così personali e strutturati, Daniel debba trovarsi non solo nelle condizioni migliori ma anche con lo spirito giusto. La formazione in duo, pur essendo minimale, lascia intravedere la possibilità che restino inalterate tutte le potenzialità ed urgenze espressive dell’autore. Daniel alterna la chitarra elettrica al pianoforte, dando spazio soprattutto alla prima. Lo fa in maniera non convenzionale. Soprattutto la chitarra in certi momenti non è intonata, in altri è volutamente rumorosa. Steiger  sta al gioco. Con quei lunghi capelli ricci sembra un bambino capriccioso, cui hanno portato via le scarpe. Il suo violino accompagna poco e divaga molto; troppe sono le distrazioni che possono trovarsi abbandonate in uno studio di registrazione. Vecchi strumenti inutilizzati, come le campane tubulari che percuote voluttuosamente con l’archetto del violino. Ecco forse spiegata la presenza di molti musicisti della scena impro e sperimentale napoletana. Probabile che siano in cerca di improvvisi stacchi noise e silenzi opprimenti, dissonanze ed ardite soluzioni. Peccato che quelle di stasera appaiano distribuite a caso, buttate lì quasi a volere allungare il brodo. Una freddezza di fondo permane. Blumberg non annuncia i brani né concede un bis… che non gli viene nemmeno richiesto. Resta il dubbio che non abbia voluto disvelarci la sua anima più profonda. Resta l’impressione, più incresciosa, di una proposta che finisce con il lambire territori impro-radical chic. Saluta i presenti così come era entrato. Avvicina il suo cellulare al microfono ed avvia un video in cui un non identificabile presentatore annuncia che stasera suonerà per noi e che è la sua prima volta a Napoli.  Chissà se non sia anche l’ultima.

Daniel Blumberg: “Minus” (Mute 2018

 1. Minus. 2. The Fuse. 3. Madder. 4. Stacked. 5. Permanent.
6. The Bomb lirica, dolcissima. 7. Used To Be Older.

Foto e video Pietro Previti©tutti i diritti riservati 
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