Dan Stuart with Twin Tones: “Marlowe’s Revenge” (2016) – di Bartolo Federico

Rovistando nei cassetti, quelli chiusi e sigillati, la notte è arrivata tremante. Mi ha colto di sorpresa.
Con quella mania di bleffare che ha sempre avuto, mi ha lasciato dei segni rossi sul corpo, e anche un mucchio di bottiglie stipate nell’angolo. Le ho contate erano quindici. Fuori fa freddo, si freddo, ma sono felice di ritrovare un vecchio amico. Uno che è caduto nella polvere, sbalzato nella tormenta, fin su le nuvole del cielo. Uno che è rimasto per lungo tempo abbracciato alle sue paure, ai suoi tormenti, che respiravano rochi senza dargli tregua. Servirebbero parole di speranza, anche quando si è pieni di erbaccia e mescal.
Lui era arrivato al punto che l’alcool non lo ubriacava più. E quando si cade in quell’abisso si è ormai alle soglie della pazzia. Ci si rifugia dove si può, pur di aggrapparsi alla vita. Come un duro e bastardo, è rimasto vivo. Una mattina di dicembre quando si è svegliato ha detto: “Se fossi morto, nessuno se ne sarebbe accorto. Dov’eravamo rimasti?” Con il cuore in mano ha farfugliato altre frasi incomprensibili. Poi ha grugnito forte, urlando di quei corvi che si tuffano a testa in giù nella notte. Mi sono raggomitolato sul divano, ansando. Avevo le labbra secche, e i minuti passavano lenti. I rumori della città si erano spenti alle mie spalle, insieme alle grida della gente.
Dan Stuart quando ha capito di non averne più per molto, si è rimesso in piedi. Con la sua voce rauca e amara, affilata e scabrosa che è come se ti prendesse a pugni nello stomaco. Quante meraviglie ci sono nascoste nei meandri più reconditi di noi. Sensazioni sconosciute che si dibattono nel vuoto. Ma è dura coricarsi con l’angoscia dell’indomani sempre più’ sfuggente, sempre più precario, sempre più schifoso.
Il casino di un bordello – senza nessuna verità, senza nessuna certezza – che sembra quasi un’agonia.
Alle volte dentro di noi, ci sono inferni che non immaginiamo neppure di avere. A ciascuno le lotte che si merita.
Alla fine si è sempre meno soli di quel che si pensa. Anche quando nel vento gelido hai un sogno che barcolla, avanzi lentamente nella notte, come un angelo di desolazione. Perché tormentarsi allora… essere dubbiosi e confusi? Quando si ha sempre lo stesso odore di polvere e tabacco nelle narici. Marlowe è un uomo che cammina sul lato oscuro della strada e racconta di quelle anime assorte nel silenzio. Forme nere, che escono dal buio.
Il telefono squillò. Lui afferrò il ricevitore e borbottò qualcosa. Si tracciano le proprie strade solo per sentire di starci sopra. Mentre uno sceglie i sogni, e quei piccoli piaceri, che meglio gli scaldano il cuore.
Nel cielo scuro e bluastro la luna pare che galleggi, e le stelle sono come cuscini, così vicine che pare si possa dormici sopra. Basta guardare dritto negli occhi Dan per leggere la sua storia e vedere le sue ferite. C’è un sacco di calore soffocato da amarezza e sarcasmo, nelle sue canzoni: è sempre così quando ci sono di mezzo i sentimenti. Chinò il capo da un lato. Si sentiva il collo indolenzito per il lungo viaggio… ma c’era ancora qualcosa da fare. Nella notte tremante. Appena gli fu possibile scese dall’auto e solo per vendicarsi di quell’ultimo giorno blu, prese a suonare una melodia senza paure, né rimpianti.
Cantando con una voce chiara e tagliente. Elena questo vecchio cuore è pronto a sanguinare per un nuovo amore”. Il suono di una radio gli giunse da una casa lì vicino. Era un blues che anche lui aveva cantato. Rimise nuovamente la chitarra nell’astuccio, chiuse il cofano, e accese una Camel.
Ripartì lentamente e un debole sorriso gl’increspò le labbra.

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