Dan Stuart & Don Antonio al “Progresso” di Firenze – di Michele Faliani

19 Aprile 2019. Che Dan Stuart fosse un tipo strano lo sapevo da tempo. Più o meno da quando lo chiamai in un locale a Livorno per un concerto nel giorno del suo 53° compleanno… alla fine voleva rendere al pubblico i soldi del biglietto perché, a suo dire, aveva fatto un concerto orribile. Venerdì scorso, alla tappa fiorentina del suo tour europeo di supporto al nuovo album “The Unfortunate Demise of Marlowe Billings” (2018) in contemporanea al nuovo libro, ne ho avuto la riprova: solo quattro canzoni in scaletta del nuovo album, e nessuna copia del disco in vendita al banco del merchandising… e la conferma direttamente dall’ex Green On Red che questo sarà l’ultimo disco della sua vita e che anche l’attività live sarà drasticamente ridotta, visto che ormai Dan vive stabilmente in Messico ed ha bisogno di un periodo di pausa per dare una sistemata alle anche. Il concerto, ça va sans dire, è stato splendido. Accompagnato da Don Antonio Gramentieri, che con la sua chitarra renderebbe sopportabili anche le canzoni di Gigi D’Alessio, da Franz Valtieri al sax e dal Gem Boy Matteo Monti alla batteria, Stuart ha spaziato fra qualche vecchia canzone dei Green On Red  (strepitose Rock and roll disease e la finale Zombie for love), un paio di cover da  pelle d’oca (il John Prine di That’s how every empire falls e Across the borderline di Flaco Jimenéz) ed episodi dei suoi dischi solisti. In forma strepitosa, sia dal punto di vista della voce che dell’umore, Dan ha preso per mano il pubblico del Progresso portandolo nell’America dei paesaggi desertici, delle polverose strade di frontiera, di muri che sorgono, di amori finiti e di fallimenti che sono là, alla fine del rettilineo che corre dritta fra i campi di grano. Canzoni come A killer now e The day William Holden died dimostrano l’enorme talento di Dan Stuart, la cui carriera solista non è però mai decollata a causa dei suoi problemi con l’alcool, ma che da vero beautiful loser si è ritagliato uno spazio nel cuore degli appassionati del Paisley Underground e del rock americano in generale. C’è davvero da sperare che il ritiro dal mercato e dall’attività live venga smentito da altri concerti e da altri album, ché di musica come la sua ce n’è sempre bisogno.

Foto e articolo di Michele Faliani © tutti i diritti riservati
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2 pensieri riguardo “Dan Stuart & Don Antonio al “Progresso” di Firenze – di Michele Faliani

  • Maggio 11, 2019 in 6:45 pm
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    Michele!, That’s how every empire falls è di RB Morris e Across the borderline è accreditata a Ry Cooder/Jim Dickinson/John Hiatt (fonte Allmusic.com), io avrei detto fosse del solo Cooder

    Un abbraccio

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    • Maggio 16, 2019 in 1:49 am
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      Su setlist.fm mi hanno corretto linkandomi a discogs…

      Risposta

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