Damien Chazelle: “La La Land” (2016) – di Flavia Giunta

Nella frenesia dei tempi moderni, sappiamo ancora chi siamo noi? Sentiamo ancora quella vocina interiore che, fin da bambini, ci diceva di inseguire i nostri sogni? E quei sogni, sappiamo ancora cosa siano? La situazione è critica, inutile nascondercelo. Le nostre esistenze sono scandite da ritmi sempre più veloci, da necessità sempre più contingenti e difficili da soddisfare; nel nostro Paese (ma non solo) è sempre più difficile per i giovani trovare un lavoro che permetta loro di affrancarsi completamente dalla famiglia e di ottenere una dignitosa indipendenza. Il mercato è saturo. In queste condizioni, la tendenza generale è un cinismo pragmatico che porta ad accantonare qualsiasi velleità in favore di ciò che possa portare un guadagno, se non abbondante, almeno immediato.
Non siamo noi che non abbiamo più sogni: ce li hanno rubati. È per questo che i film, e nello specifico quelli come “La La Land” (2016), sono importanti in questo periodo storico. Se attorno a noi vediamo solo grigio, da qualche parte dovremo pur attingere una piccola quantità di colore, dove colore sta a indicare speranza, linfa vitale, ispirazione… e se non troviamo tutte queste cose in noi stessi, anche una “piccola” cosa come un libro o un film può essere di aiuto. “Colore” è la prima parola che viene in mente pensando alla pellicola “La La Land”, seguita a ruota da “musica”. Questo lungometraggio uscito nel 2016 è stato scritto e diretto dal giovanissimo Damien Chazelle, ex studente dell’Università di Harvard e appassionato di musical. Di questo autore ricordiamo anche il pregevole “Whiplash” (2014), il cui filo conduttore risulta simile a quello di questo film, essendo sempre incentrato sulla musica e su ciò che ognuno è disposto a sacrificare per conciliare i propri sogni con le necessità quotidiane.
Dirige la colonna sonora di “La La Land”, pilastro fondamentale del film, Justin Hurwitz, compagno di corso di Chazelle , con il quale aveva già collaborato nelle sue opere precedenti. A scandire la pellicola sono dei brani capaci di diventare “hit”, con risvolti sia pop che jazz (si ascolti Herman’s Habit); tutto grazie a discreti arrangiamenti orchestrali e ad un Hurwitz in formissima, aiutato dai compositori teatrali Benj Pasek e Justin Paul per i testi. La passione del regista per i vecchi film musicali riverbera da ogni scena del film, ogni dettaglio, ogni scelta di riprese e fotografia. Fin dalla emblematica scena di apertura, ambientata su una porzione dell’autostrada di Los Angeles, si ha un assaggio di quella che sarà l’ambientazione e la ritmica del film: un cast di cento ballerini, una canzone accattivante – Another Day of Sunpoi purtroppo scelta per lo spot di una compagnia telefonica nostrana – e la scelta accurata di colori primari molto accesi per gli abiti di scena (la costumista Mary Zophres ha voluto omaggiare i film hollywoodiani in technicolor). La positività e la voglia di ballare catturano fin dai primi fotogrammi. Anche la grafica stessa del titolo che compare alla fine della prima scena è un omaggio ai film degli anni 50. Il gioco di parole “La La Land” rappresenta appunto la città di Los Angeles, ma con un’accezione sognatrice e utopica.
Il perché lo capiremo conoscendo i due diretti protagonisti della pellicola:
Mia Dolan (Emma Stone) lavora in una caffetteria negli studi della Warner Bros, ma sogna da sempre di fare l’attrice e si barcamena tra un provino e l’altro, venendo a stento considerata il più delle volte; Sebastian Wilder (Ryan Gosling) è un bravo pianista jazz che lavora precariamente nei pianobar ma non vede l’ora di aprire un locale tutto suo, in cui si suoni solo musica jazz. Ecco che si torna al tema iniziale dei sogni accantonati per avere la possibilità di pagare le bollette. I due protagonisti fanno qualcosa che non amano, ma questo non impedisce loro di avere una sia pur minima speranza per il futuro; qualcosa che li faccia andare avanti senza soccombere al cinismo e alla disillusione. Saranno loro stessi, incontrandosi, a farsi coraggio a vicenda, determinando degli importanti cambiamenti nelle rispettive vite; ma non prima di un periodo di conoscenza, peraltro partito con il piede sbagliato. Ecco come: una sera, Mia viene trascinata dalle sue tre coinquiline ad una festa (molto ben costruita la scena che va dalla loro vestizione, sempre un trionfo di colori primari), all’arrivo alla festa stessa, condotta dalla canzone Someone in the Crowd, una motivazione diretta a Mia, qualcuno nella folla potrebbe essere quello che hai bisogno di conoscere (…) colui che finalmente ti farà spiccare il volo” ma, in realtà, quel qualcuno non si trova alla festa.
Al ritorno, Mia scopre che la sua auto è stata portata via dal carroattrezzi, per cui torna verso casa a piedi. Nel tragitto, sente una bellissima melodia al piano provenire da un locale seminascosto. Incuriosita, entra e trova un ristorante in cui Sebastian suona il tema conduttore di tutto il film (chiamato semplicemente
Mia & Sebastian’s Theme nella colonna sonora) ma è arrivata al momento sbagliato: il proprietario del locale (J.K. Simmons), infatti, era stato chiaro sul fatto di suonare soltanto pezzi natalizi per i clienti, senza lasciarsi andare ad improvvisazioni jazz. Però Sebastian aveva ceduto. Così viene licenziato sul momento e, quando Mia prova ad avvicinarglisi per complimentarsi con lui, riceve solo una spallata infuriata e distratta. Il secondo incontro casuale fra i due li vede partecipare ad una festa in piscina: Sebastian suona la tastiera nel complesso ingaggiato per l’occasione, Mia lo riconosce e per fargliela pagare avanza al gruppo la richiesta di una canzone molto commerciale, che lui si trova costretto ad eseguire… è così che inizia la loro bizzarra amicizia, grazie alla quale scopriranno di avere molte cose in comune. Graziosissima la scena del ritorno dalla festa, in cui i due ingaggiano un balletto al tramonto che ricorda molto i duetti fra Fred Astaire e Ginger Rogers, sulle note di A Lovely Night (Qualsiasi altra coppia avrebbe adorato questo cielo vorticante, ma ci siamo solo tu ed io – e non abbiamo alcuna possibilità, non sei proprio il mio tipo).
Nonostante le loro schermaglie, per i protagonisti l’amore è dietro l’angolo. Andando a trovare Mia al lavoro, Sebastian viene a sapere della grande passione di lei per il cinema e del suo sogno nel cassetto di recitare qualcosa scritto da lei stessa; la invita dunque a guardare insieme “Gioventù Bruciata” in una sala di proiezione la sera successiva. Lei però si era dimenticata di avere in programma una cena con l’attuale fidanzato, Greg. Alla cena, isolandosi dalle conversazioni e sentendo nell’aria – o credendo di sentire – la canzone di Sebastian, Mia decide di mollare tutto e lo raggiunge al cinema, a film iniziato. È così che si avvia la loro storia, con un bacio in sala e la scena surreale di un ballo “volante” al Planetario (molto Chagall, se vogliamo). I due passeranno un’estate idilliaca, in cui Mia inizierà ad appassionarsi di jazz e Sebastian la inciterà a scrivere un monologo teatrale. Ma ricordiamoci che il film è pur sempre ambientato ai nostri giorni: anche se adesso hanno l’amore, i sogni dei protagonisti continuano a scontrarsi con la realtà.
Sebastian incontra un suo ex compagno di liceo,
Keith (impersonato dal musicista John Legend, anche produttore esecutivo di “La La Land”), che lo invita ad unirsi al suo gruppo… The Messengers. Si scopre che Sebastian ne aveva già fatto parte, ma per divergenze sullo stile musicale del gruppo (troppo commerciale per i suoi gusti) era poi stato allontanato dallo stesso Keith. Il pianista capisce che in quel momento c’è bisogno di soldi, per lui e per Mia, per cui accetta di tornare nella band. Inizialmente lei è d’accordo, ma poi si rende conto di come lui abbia accantonato le proprie passioni e l’idea di aprirsi un suo locale per suonare qualcosa che non gli piace davvero; glielo fa notare e questo determina le loro prime discussioni, insieme ai continui tour che li allontanano. Un esempio della “commercialità” del gruppo è dato dal brano pop Start a Fire, in realtà abbastanza gradevole, scritto da John Legend ed eseguito dai The Messengers in un loro concerto. Il litigio più grave si svolge dopo la prima del monologo teatrale di Mia, alla quale si erano presentate pochissime persone e nemmeno Sebastian stesso, che era impegnato in un servizio fotografico con il gruppo; per di più Mia sente commenti negativi da parte delle persone che avevano assistito allo spettacolo.
Scoraggiata, decide di tornare dai suoi genitori e di abbandonare qualsiasi sogno di recitazione e, a nulla vale il tentativo di Sebastian, accorso all’ultimo momento, di fermarla. Tutto sembra perduto ma, come spesso accade anche nella realtà, una scintilla di speranza torna ad accendere un fuoco apparentemente spento. Sebastian riceve una telefonata diretta all’assente Mia: una direttrice di casting che aveva assistito al suo spettacolo l’ha notata, e vuole invitarla ad un provino per una parte importante. Nonostante la recente rottura, Sebastian corre a Boulder City, città natale di Mia, e le riferisce la novità. Lei è inizialmente contraria, perché sente di essere stata umiliata abbastanza, ma alla fine si convince ad andare. La canzone della scena successiva, quella del provino, racchiude tutto il senso del film.
Audition (The Fools Who Dream) inizia con Mia che racconta di una sua zia, colei che le insegnò l’amore per il cinema e l’arte in generale, e continua trasformandosi in un inno a tutti i “poeti, pittori e le commedie” (Questo è per quelli che sognano, per quanto possano sembrare sciocchi – questo è per il cuore che fa male (…) questo è per i casini che combiniamo).
Ecco, è tutto lì. In una grande prova di recitazione e canto, Emma Stone lancia un messaggio che scalda il cuore a tutti quelli che non hanno ancora abbandonato la speranza…e funziona: il provino va a buon fine. Il finale del film ha fatto molto discutere. Chiunque, visto lo svolgimento della pellicola, si sarebbe aspettato il classico lieto fine che ci fa andare a dormire in pace con noi stessi, sicuri che almeno in quel frangente immaginario tutto si risolve sempre per il meglio. Invece, la bellezza di
“La La Land” sta proprio nel suo realismo di fondo, nel suo mostrare che sì, i sogni possono realizzarsi, ma hanno sempre un prezzo. Tutto questo si dicono gli occhi di Mia e di Sebastian che si reincontrano, cinque anni dopo il provino di lei, nel locale nuovo di zecca di Sebastian – chiamato “Seb’s” con una nota musicale al posto dell’apostrofo, proprio come aveva suggerito lei. In quei cinque anni lui è riuscito a realizzare il proprio sogno di aprire un locale jazz a Hollywood, e lei quello di diventare un’attrice e commediografa affermata… e una sera lei varca l’uscio di quel locale insieme al suo nuovo marito, e le immagini di come sarebbe stata la sua vita se fosse rimasta insieme a Sebastian pervadono la sua mente… e anche quella di lui, che siede al pianoforte e inizia a suonare la loro canzone.
Un sorriso finale di intesa, prima di tornare alle rispettive vite in cui hanno costruito esattamente ciò che volevano, ma non insieme, chiude il film con una nota agrodolce. A prescindere dai numerosi premi che ha vinto (quattordici candidature agli oscar, uguagliando “Titanic”; sei oscar tra cui migliore colonna sonora a Justin Hurwitz e miglior canzone originale a
City of Stars, quella canticchiata prima da Ryan Gosling solitario su un molo e poi insieme ad Emma Stone nel momento clou della loro storia; sette Golden Globe; cinque BAFTA, per citare solo i più importanti) e dagli incassi registrati, questo film ha fatto breccia nei cuori di tanti spettatori proprio perché, nonostante tutto, regala un paio d’ore di innocente evasione, un breve momento in cui in ognuno si accende un barlume di fiducia nel futuro e nelle proprie possibilità, in cui tutti noi diventiamo fools who dream e, alla fine, pure se la vita ci porta dove vuole lei, vinciamo, vinciamo noi.

Tracklist:
01. La La Land Cast – Another Day Of Sun
02. Justin Hurwitz – Mia Gets Home
03. Justin Hurwitz – Bathroom Mirror You’re Coming Right
04. Emma Stone & Callie Hernandez & Sonoya Mizuno & Jessica Rothe – Someone In The Crowd
05. Justin Hurwitz – Classic Rope-A-Dope
06. Thelonious Monk – Japanese Folk Song
07. Justin Hurwitz – Deck The Halls
08. Justin Hurwitz – Mia & Sebastian’s Theme
09. D A Wallach – Take On Me
10. D A Wallach – I Ran
11. Justin Hurwitz – Stroll Up The Hill
12. Ryan Gosling & Emma Stone – A Lovely Night
13. Justin Hurwitz – There The Whole Time Twirl
14. Justin Hurwitz – Bogart & Bergman
15. Justin Hurwitz – Mia Hates Jazz
16. Justin Hurwitz – Herman’s Habit
17. Justin Hurwitz – Rialto At Ten
18. Ryan Gosling – City Of Stars
19. Justin Hurwitz – Rialto
20. Justin Hurwitz – Mia & Sebastian’s Theme (Late For The Date)
21. Justin Hurwitz – Planetarium
22. Justin Hurwitz – Holy Hell!
23. Justin Hurwitz – Summer Montage Madeline
24. Justin Hurwitz – It Pays
25. Justin Hurwitz – Chicken On A Stick
26. The messengers – Messengers Rehearsal
27. Justin Hurwitz – City Of Stars May Finally Come True
28. John Legend – Start A Fire (New Version)
29. Justin Hurwitz – Chinatown
30. Justin Hurwitz – Surprise
31. Justin Hurwitz – Boise
32. Justin Hurwitz – Missed The Play
33. Justin Hurwitz – It’s Over Engagement Party
34. Justin Hurwitz – The House In Front Of The Library
35. Emma Stone – Audition (The Fools Who Dream)
36. Justin Hurwitz – You Love Jazz Now
37. Justin Hurwitz – Cincinnati
38. Justin Hurwitz – Epilogue (New Version)
39. Justin Hurwitz – The End
40. Justin Hurwitz – Credits
41. Justin Hurwitz – City Of Stars (Humming)
42. Justin Hurwitz – Mia & Sebastian’s Theme (Celesta)
43. Eddie Wakes – Silent Night (Bonus Track)
44. Emma Stone – Audition (The Fools Who Dream) (Studio Version Bonus Track)

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Un pensiero riguardo “Damien Chazelle: “La La Land” (2016) – di Flavia Giunta

  • 6 Dicembre, 2019 in 3:33 pm
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    Prima di vedere questo bellissimo film il mio musical preferito era SINGIN’ IN THE RAIN (1952)
    Ma era troppo zuccheroso: nel finale Kathy trionfava su tutto e su tutti e sposava l’amato Don.
    Qui invece (come hai sottolineato) il finale è dolce amaro. Seb ha avuto successo, Mia anche di più… ma NON vivono felici e contenti. Si può anche ballare nel cielo alla faccia della legge di gravità, ma alla legge dell’infelicità universale non si sfugge.

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