Da Fiastra a Girona – di Riccardo Panzone

Se in Italia una “nonnina” di 95 anni, che chiede solo di rimanere nella casetta pagata con denaro proprio, viene sgomberata dall’autorità e lasciata in lacrime e se in Catalogna uomini e donne anziani, che chiedono solo di votare, diventano oggetto delle attenzioni dei proiettili di gomma della Guardia Civil, allora vuol dire che in Europa, oltre che un problema di deficit democratico, abbiamo anche un problema di buon senso e umana pietà. Che con l’avvento dell’Unione Politica Europea sia sorto un problema di deficit democratico, è fuor di dubbio: all’Europa delle multinazionali e dei burocrati l’espressione della volontà popolare, sotto qualsiasi aspetto, risulta essere da sempre indigesta, soprattutto quando a votare sono i popoli della turbolenta Europa Mediterranea. L’ingresso dell’Italia nella Comunità Europea non è stato accompagnato da alcuna consultazione popolare ma imposto, di imperio, dall’espressione parlamentare di centrosinistra dell’epoca. Le “libere” votazioni politiche degli stati nazionali, puntualmente,  vengono accompagnate da un preventivo placet delle istituzioni Europee sul gradimento delle compagini politiche, con riguardo alla tenuta Europeista di un eventuale successivo governo. Premier e maggioranze parlamentari, in questi anni, sono state imposte dal coacervo economico-finanziario di Bruxelles, a mezzo di “quinte colonne” interne compiacenti ed asservite, con buona pace del sacrosanto principio di diritto per cui la sovranità (politica) appartiene al popolo. Il referendum Greco del 2015 è stato accompagnato da una sorta di generale “damnatio” e minacce di apocalittico commissariamento, da parte delle istituzioni Europee. La perdita di buon senso e di umana pietà, l’assoluta mancanza di rispetto rivolta a questa cittadinanza Europea, divenuta con il tempo un simulacro di umanità titolare di diritti a sovranità limitata e ridotta a rango di classe consumatrice, è la mera reazione generale a ciò che non era previsto: la rivolta diffusa avverso istituzioni imposte dall’alto, l’insofferenza generale a leggi, regolamenti e direttive non sostenute da alcuna effettiva legittimità politica. Sulla questione Catalana, l’Europa tace, così come tacerà sulle violenze perpetrate nella repressione della libera espressione della volontà popolare. La “nonnina” di Fiastra in lacrime e i volti insanguinati degli anziani di Girona assumono, così, la stessa espressione smarrita di tutta quella gente che, in questi anni, ha perduto ogni certezza nell’incertezza generale di dover sottostare a leggi incomprensibili, di dover assistere alla tragedia di  vite distrutte da una crisi economica indotta, dalla violenza di una perdita di potere di acquisto pilotata, dalla scomparsa dell’Uomo in favore del servo “Europeo” i cui doveri e diritti si riducono al lavorare, obbedire e consumare. Questo invisibile trait d’union umanitario che lega un piccolo paesino delle Marche alla caotica Barcellona, fa sì che la questione Catalana e il diritto dei popoli ad autodeterminarsi, a riconquistare sovranità politica e monetaria, diventino questioni continentali: se il prezzo da pagare per uscire dall’”Incubo Europa” è una disgregazione degli stati nazionali che compongono l’Europa stessa, ben vengano le rivendicazioni autonomiste.

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