Cyndi Lauper: Girls Just Want To Have Fun (1995) – di Lorenzo Scala

Verona di notte, in un piccolo appartamento vicino alla stazione di Porta Nuova. Due sigarette, abbandonate in un posacenere sopra un comodino, si consolano a vicenda  appestando l’aria con il loro succo catramoso. Sulla parete di fronte al letto campeggia un poster stropicciato dal tempo di Cyndi Lauper. La luce dell’abat-jour espande il suo cono di luce tenue e giallognolo verso un angolo del soffitto, fuori da quel cono elettrico una penombra confortante avvolge i preliminari di un gioco alchemico. Due ragazze accovacciate sopra lenzuola sgualcite si spogliano a vicenda con frenetica goffaggine. Una ragazza è magrolina e ha i capelli corti e castani (sembra essere molto giovane), l’altra è in carne con dei capelli biondi e folti tutti spettinati (possiede le movenze di chi ha vissuto qualche esperienza in più).  Entrambe sono accecate da un’eccitazione convulsa, eppure si vedono benissimo. Raggiungono, quasi all’unisono, una moltitudine di orgasmi che stordirebbe il più ferreo dittatore rendendolo docile come un barboncino sotto ketamina. Sudano e fluiscono come solo due elementi della natura in simbiosi sanno fare. Tra una tenerezza e un bacio, sembrano quasi volersi mangiare a vicenda. Dalla penombra della stanza si alzano bengala in parabole discendenti ad ogni venuta, ogni grido soffocato e trattenuto nel palato lascia libero il passo a gemiti sparati fuori come aria compressa. Le scariche elettriche che collegano i neuroni ballano come giostre racchiuse nelle loro scatole craniche, i battiti cardiaci pompano come le casse di un rave in cui l’unica droga a circolare è l’endorfina. Le sigarette abbandonate  sul comodino sembrano applaudire impressionate (nonostante siano spente da un po’). Passato l’uragano l’unico suono a riempire la stanza è il loro respiro affannoso. Il letto invece, simile a un orto devastato da una mandria di bisonti, con tutte le lenzuola aggrovigliate mezze sdraiate sul pavimento, è fradicio di liquidi corporei. Sara si alza inarcando la schiena per stiracchiarsi e recupera le due mezze sigarette dal posacenere, una se la porta alla bocca e la riaccende, l’altra la tira insieme all’accendino a Michela. Dopo aver liberato il getto di fumo dai polmoni, Sara osserva Michela, il suo viso, i sui occhi e tutto il suo corpo magro e giovane, soprattutto nudo. Poi ridendo: “Lo sai che ti amo ma con quel corpo mi avresti fatta venire comunque, più volte e forse persino in Arabo”. Michela rimane un attimo imbambolata, soppesando bene quelle parole nella sua mente, si accorge di essere suggestionata, interdetta sotto un velo di porpora che le inonda il viso: “Questa è la porcata romantica più bella che mi hanno mai detto, prima dici d’amarmi e poi, come se niente fosse, aggiungi che sono talmente fica che mi avresti portata  a letto lo stesso, persino senza amore, solo per godere del mio splendore… la mia autostima ti ringrazia”… a questo punto Sara, un po’ per riportare con i piedi per terra Michela e un po’ per il gusto implicito della provocazione che risiede nel gioco dell’amore, aggiunge divertita: ”peccato che fuori dalla camera da letto sai essere una vera stronza!”. Michela allora balza giù dal letto raggiungendola: “Ringrazia che mi hai fatto godere se no questa… riferita alla sigaretta ormai consumata …te la spegnevo sul culo!”. Mezz’ora dopo Sara e Michela siedono nella loro piccola cucina, con aria assente fissano la moka aspettando il suo gorgoglio. Fuori dalle finestre un’alba preadolescente comincia a intessere le sue trame di luce. Sono ancora nude ma entrambe avvolte dal lenzuolo sottratto al materasso. Lo fanno spesso: dopo essersi aggrovigliate scendono dal letto vestite solo dal lenzuolo come due larve avvolte in un unico bozzolo. Sara accavalla le gambe e comincia a far dondolare un piede, simultaneamente comincia a canticchiare il motivetto della sua canzone post-orgasmo preferita, Girls just want to have fun, della stessa Cyndi Lauper che dalla parete della camera da letto, sotto forma di poster, ha assistito divertita alla loro intimità: “That’s all they really want, some fun, when the working day is done”. La moka infine, anche lei viene. Michela inizia a cantare sovrapponendo la voce a quella del suo amore. Fuori l’appartamento l’alba si veste di brina e si lava nello smog  per affrontare un’altra giornata di lavoro.

I come home in the morning light / My mother says when you gonna live your life right
Oh mother dear we’re not the fortunate ones / And girls they wanna have fun
Oh girls just want to have fun
The phone rings in the middle of the night / My father yells what you gonna do with your life
Oh daddy dear you know you’re still number one / But girls they wanna have fun
Oh girls just want to have
That’s all they really want / Some fun / When the working day is done /Oh girls, they wanna have fun
Oh girls just wantna have fun (girls and boys wanna have fun, girls wanna have)
Some boys take a beautiful girl / And hide her away from the rest of the world
I want to be the one to walk in the sun /Oh girls they wanna have fun / Oh girls just wanna have
That’s all they really want / Some fun / When the working day is done
Oh girls, they wanna have fun
Oh girls just want to have fun (girls and boys wanna have fun, girls wanna have)
They just wanna, they just wanna / They just wanna, they just wanna, oh girl
Girls they wanna have fun / They just wanna, they just wanna
They just wanna, they just wanna, girls / They just wanna, they just wanna, oh girls
Girls just want to have fun
When the working / When the working day is done / Oh when the working day is done oh girl
Girls, they wanna have fun
They just wanna, they just wanna / They just wanna, they just wanna, oh girls
Girls just want to have fun
When the working / When the working day is done / Oh when the working day is done oh girl
Girls, they wanna have fun
Girls Just Want to Have Fun © Sony/ATV Music Publishing LLC

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