Curtis Mayfield: “Superfly” (1972) – di Gabriele Peritore

Come lui fino a quel momento non c’era riuscito nessuno. Nessuno era riuscito a descrivere fino in fondo quello che succedeva nei ghetti neri delle grandi metropoli americane. Soltanto Curtis Mayfield, musicista e compositore di Chicago che proviene dal Soul e dal Funk, nell’abum “Superfly” riesce in tale impresa. Mayfield nel 1972 viene incaricato dal produttore Sig Shore di comporre la colonna sonora per un film poliziesco, Superfly appunto, pellicola appartenente alla corrente della Blaxploitation, parola nata dalla contrazione di Black (nero) e Exploitation (sfruttamento) che si proponeva di promuovere le tematiche e gli atisti afroamericani, sempre cercando di rimanere in budget contenuti. L’ispiratissimo Curtis allettato dall’idea, scava nei meandri della sua sensibilità artistica per scrivere una soundtrack che sarà riconosciuta come una pietra miliare della storia della musica. Secondo la stampa del periodo il racconto musicale vale più di tutto il film. L’album si rivela una sequenza di fotogrammi che racconta, lungo tutte le sue tracce, la vita del protagonista Superfly, spacciatore in un ghetto dove non vige nessuna legge. Nessuno come lui aveva affrontato l’argomento così da vicino, con sguardo attento, sensibile, dolente e speranzoso nello stesso tempo. Curtis aveva già provato cosa voleva dire avere successo. Era sua abitudine sfornare capolavori ogni qualvolta metteva il suo talento a disposizione dell’arte compositiva. Sul finire degli anni cinquanta con il gruppo gli Impressions raggiunge le vette delle classifiche inserendo testi complessi in canzoni d’amore Soul. Negli anni sessanta inizia la carriera solista a tutto tondo (come artista e come produttore) fondando l’etichetta Curtom. Sono anni di proteste, battaglie sociali, rivendicazioni di diritti civili, manifestazioni pacifiste e meno. Curtis Mayfield affianca gli ideali dei Black Panthers, e nei suoi testi si respira la propensione al sogno e all’uguaglianza predicata da Martin Luther King. Per lui, quindi è naturale approdare ad una tematica del genere, un passaggio obbligato e da affrontare prima o poi. Dal punto di vista musicale utlizza ritmi più serrati e cupi delineando tecnicamente quello che sarà il Funk negli anni a seguire, sia nei pezzi cantati come nel caso di Little Child Little Runnin’ Wild che è la dichiarazione d’intenti che introduce la storia, sia in quelli strumentali come in Junkie Chase in cui le note si inseguono vorticosamente quasi stessero fuggendo da una pattuglia che le pedina, come se avessero una sirena minacciosa alle calcagna. È un ritmo tribale fuso alla raffinatezza melodica e vocale, forse è il vero sound della giungla metropolitana. Dal punto di vista dei testi descrive ogni dettaglio: la necessità di guadagnarsi da vivere giorno per giorno. La vita umana vale quanto quella di un moscerino, come nell’irresistibile Freddie’s Dead. L’unica lingua parlata, riconosciuta: il denaro. La necessità di trovare una via di fuga al peso dell’esistenza attraverso le sostanze come in Pusherman in cui lo spacciatore si sostituisce ai genitori, agli amici, all’intero mondo affettivo o in No Thing On Me (Cocain Song) con tutta la delicatezza che contraddistingue il suo colore vocale contrapposta all’incedere irruento dei ritmi. La condizione della donna, il sesso senza pudori e il sentimento come possibile risorsa in Give Me Your Love (Love Song). Curtis all’interno delle tracce, anche se si immedesima nei panni del protagonista, fa sentire la sua presenza con un atteggiamento di condanna verso tali dinamiche e propone una visione morale come nella titletrack, invitando ad utilizzare l’unica sostanza non dannosa per l’essere umano: la gioia. In quel momento il disco perde cupezza e si rilassa nel brano strumentale Think e addirittura sprigiona luce quando invita a impazzire di gioia. La gioia è tutta nelle orecchie dell’ascoltatore che si appresta ad entrare nel mondo di “Superfly”. Un vero capolavoro del Funk. Mayfield come sua consuetudine negli anni produrrà altri capolavori, ma per sfortuna sua e per quella dei suoi ammiratori, subisce un incidente sul palco: un traliccio malfermo gli precipita addosso procurandogli la rottura della spina dorsale, paralizzandolo dal collo in giù, quasi costringendolo ad interrompere la sua produzione; ma quando un essere umano come Curtis nasce per la musica, la Musica lo ringrazia diffondendo talento in tutte le parti del suo corpo. Anche se non potrà più suonare la chitarra o scrivere le partiture o dirigere gli strumenti, anche se perderà la gamba a causa del diabete, anche in queste proibitive condizioni riuscirà a usare la sua voce per cantare quello che la Musica gli suggerisce fino alla fine e anche oltre.

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